Ecologia Politica, anno 28mo, numero 09-10, novembre-dicembre 2018

Sommario n. 09-10/2018

In questo numero – Giovanna Ricoveri e Giovanni Carrosio

L’asse di questo numero della rivista è il cambiamento climatico globale, che nell’anno 2018 ha fatto passi da gigante, mentre i governi mondiali stentano a prendere misure adeguate per favorire la transizione energetica, come si è visto nella Cop 24 tenutasi a Katowice, in Polonia, nella prima metà di dicembre. Su questo intervengono Giovanna Ricoveri nell’editoriale (Piccoli passi per invertire la rotta) e Giorgio Nebbia (L’effetto serra del consumismo). Marino Ruzzenenti (Crisi ecologica e movimento ambientalista. Una lezione feconda dalla Ludato Sì) sottolinea come solo l’Enciclica “Laudato Sì” di Papa Bergoglio ha posto il problema ambientale nei suoi giusti termini – sfruttamento contemporaneo della terra e dei lavoratori – rimanendo inascoltato dai potenti, siano essi i governi del Nord che le multinazionali delle energie fossili. G. Ricoveri (Comunità nella trappola delle grandi opere), contestualizza una delle grandi questioni che sono causa del riscaldamento globale mentre Roberto Artoni (Le privatizzazioni e l’arretramento del perimetro pubblico) racconta come è avvenuta la privatizzazione e la svendita delle grandi industrie manifatturiere italiane negli ultimi due decenni dello scorso secolo. G. Nebbia (Il contributo di Aurelio Peccei alla nascita del Club di Roma), ricostruisce il clima degli anni 1970, in cui nacque il Club di Roma; Diego Bianchi, autore del programma televisivo Propaganda Live, intervista Rossana Rossanda al suo rientro in Italia, sulla crisi politica italiana; Boaventura de Sousa Santos (Brasil in Danger: Three Time Bombs) descrive il contesto in cui è maturata l’ascesa al potere dell’attuale presidente del Brasile, Jair Bolsonaro); Luca Celada (Il capitale ha reso il mondo più povero e più diseguale) intervista l’ex presidente dell’Uruguay Pepe Mujica. Infine, un saggio di Fabio Parascandolo, “I paesaggi dell’Antropocene”. Chiudono il numero alcune proposte di lettura.

L’effetto serra del consumismo – Giorgio Nebbia

Presidenti, ministri, funzionari, imprenditori, compagnie di assicurazioni, lobbysti, si incontrano per la 24a volta dal 1995, a Katowice, per la Conferenza delle parti (COP) interessate al rallentamento del riscaldamento planetario e delle sue dannose conseguenze. Tale riscaldamento dipende prevalentemente dalla modificazione della composizione chimica dell’atmosfera conseguente l’immissione nella stessa atmosfera di vari gas; li chiamano gas serra perché contribuiscono a trattenere all’interno dell’atmosfera e quindi dell’intero pianeta, una crescente frazione della radiazione solare.

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Il contributo di Aurelio Peccei alla nascita del Club di Roma – Giorgio Nebbia

Gli anni sessanta del Novecento sono stati un periodo tempestoso della storia: la tensione fra le due potenze nucleari, Stati Uniti e Unione Sovietica, si era aggravata anche per la guerra del Vietnam; si moltiplicavano gli incidenti industriali e gli inquinamenti dei mari e dell’aria; l’uso indiscriminato dei pesticidi persistenti avvelenava il cibo e le acque. Aurelio Peccei, un intellettuale attento alla “difficile situazione” dell’umanità, pensò che gli uomini importanti dei vari paesi avrebbero dovuto collaborare per cercare delle soluzioni; ne riunì alcuni a Roma nel 1968 e nacque così un gruppo, chiamato il Club di Roma.

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Crisi ecologica e movimento ambientalista. Una lezione feconda dalla Laudato Sì – Marino Ruzzenenti

C’era bisogno di un’enciclica sull’ambiente? Per rispondere a questo interrogativo e per comprendere appieno la portata di questa sorprendente iniziativa di Papa Francesco, è forse utile compiere un passo indietro e ripercorrere l’evolversi di quella che potremmo denominare crisi ecologica.
La crisi ecologica si è manifestata in maniera dirompente a partire dalla seconda metà del secolo scorso e fu l’effetto indesiderato della straordinaria scoperta, databile un paio di secoli fa, dei combustibili fossili.

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Comunità nella trappola delle grandi opere – Giovanna Ricoveri

L’analisi costi benefici è tornata alla ribalta con il governo gialloverde, come lo strumento scientifico adeguato per decidere se sia giusto o meno realizzare con i soldi pubblici le grandi opere infrastrutturali (in Italia sono circa 30 tra quelle avviate e quelle da avviare, definite talvolta strategiche, quasi sempre senza dire rispetto a che cosa). Su una di queste grandi opere – il Tav, Treno ad Alta Velocità della Val di Susa, osteggiato dalla popolazione locale da oltre trent’anni – si è aperto uno scontro tra i favorevoli e i contrari al progetto, che il Governo dice sia possibile risolvere con l’analisi costi-benefici. L’impressione che se ne ricava è che il ricorso all’analisi costi-benefici sia uno stratagemma per guadagnare tempo e superare l’ostilità delle popolazioni locali, senza avere chiaro quali sono le potenzialità e i limiti di questo strumento di valutazione degli investimenti pubblici nelle grandi opere infrastrutturali.

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Le privatizzazioni e l’arretramento del perimetro pubblico – Roberto Artoni

All’origine della drastica riduzione della presenza pubblica nell’economia si può collocare una lettura per così dire strutturale degli effetti del progressivo rafforzamento dell’Unione europea: questo rafforzamento trovava o doveva trovare espressione nella creazione del Mercato unico, che sanciva la libertà di movimento di merci, lavoro e capitali, oltre al perseguimento di un generalizzato contesto concorrenziale. Un’espressione esemplare degli effetti che l’Unione europea avrebbe prodotto sull’economia italiana si ritrova in un intervento di Guido Carli: “L’Unione europea implica la concezione dello “Stato minimo”, l’abbandono dell’economia mista, l’abbandono della programmazione economica, la ridefinizione delle modalità di composizione della spesa, una redistribuzione delle responsabilità che restringa il potere delle assemblee parlamentari e aumenti quelle dei governi”

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Intervista a Rossana Rossanda – Diego Bianchi (Propaganda Live)

Venerdì 26 ottobre 2018 Diego Bianchi ha trasmesso su Propaganda Live, il programma su La7, un’intervista a Rossana Rossanda realizzata qualche giorno prima. La puntata integrale è qui. Sul Manifesto è stato pubblicato lo sbobinato della trasmissione, che riprendiamo nella versione integrale.

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Brasil in Danger: Three Time Bombs – Boaventura de Sousa Santos

Brazilian democracy is on the brink of the abyss. The institutional coup that was set in motion with President Dilma Rousseff’s impeachment and led to the unjust imprisonment of former President Lula da Silva is all but complete. The consummation of the coup has acquired a meaning that is quite different from what was initially intended by many of the political and social forces that promoted it or just would not disagree with it.

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Il capitale ha reso il mondo più povero e più diseguale – Luca Celada (intervista a Pepe Mujica)

È un carisma pacato quello di Pepe Mujica, ex combattente per la democrazia, ex presidente dell’Uruguay, ex prigioniero politico. Colpisce immediatamente la forza interiore che emana, placida e tenace, da quest’uomo semplice con la saggezza di un Nelson Mandela.
Come il leader africano, Mujica ha passato molti anni in prigione, 12 per l’esattezza ai tempi in cui coi Tupamaros si batteva per la libertà del proprio paese. È l’argomento di un film, La Noche de 12 Años, di Alvaro Brechner, presentato quest’anno a Venezia (Orizzonti) e selezionato come film urugayano concorrente all’Oscar.

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Paesaggi dell’Antropocene – Fabio Parascandolo

Nel nostro paese in via di ricostruzione da lutti e macerie del fascismo e della seconda guerra mondiale, gli estensori della Carta Costituzionale inserirono tra i suoi princìpi basilari la difesa del valore patrimoniale del territorio. Il secondo comma dell’art. 9 Cost. conferisce difatti alla Repubblica un ruolo eminente di tutela del paesaggio. Da allora ad oggi numerose personalità di rilievo del panorama culturale nazionale hanno ribadito che conoscenza, tutela e valorizzazione dei beni ambientali sono cruciali per l’esercizio della sovranità popolare. Ad esempio per Salvatore Settis (2012, p. 12) «l’ambiente, il paesaggio, il territorio (comunque definiti) sono un bene comune, sul quale tutti abbiamo, individualmente e collettivamente, non solo un passivo diritto di fruizione, ma un attivo diritto-dovere di protezione e di difesa».

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LETTURE

Marina Forti, “MALA TERRA, Come hanno avvelenato l’Italia”, Laterza 2018

Giuseppe De Marzo, “Per amore della Terra”, Castelvecchi 2018

Ezio Mauro, “L’uomo bianco”, Feltrinelli 2018

Dario Paccino, “L’Imbroglio ecologico”, Einaudi 1972

Antonio De Rossi (a cura di), Riabitare l’Italia. Le aree interne tra abbandoni e riconquiste, Donzelli con saggi di Fabrizio Barca e Giovanni Carrosio