Ecologia Politica, anno 28mo, numero 07-08, settembre-ottobre 2018

Sommario n. 07-08/2018

In questo numero – Giovanna Ricoveri e Giovanni Carrosio

In questo numero, l’obiettivo su cui puntare è stato il riscaldamento globale, che nel corso degli ultimi mesi ha subito una forte accelerazione, di cui il governo giallo-verde recentemente formatosi in Italia sembra non essersi accorto. Su questa contradizione pubblichiamo articoli di Giorgio Nebbia (Lo scioglimento dei ghiacciai), Luca Mercalli (Una coperta chimica sul cielo), Luca Martinelli (Il consumo di suolo), Mario Pierro (Mancata messa in sicurezza degli edifici scolastici), l’ultimo rapporto della FAO (Sicurezza alimentare). Un secondo tema di questo numero è il crollo del Ponte Morandi a Genova il 14 agosto scorso, tema su cui abbiamo scelto due articoli, quello di Simone Lombardini (Crolla il ponte, muore una città cade un sistema) che espone il problema, e quello di Guido Viale (Pubblico o Privato. NO, COMUNE), che ironizza sulla riapertura improvvisata e quindi superficiale del dibattito tra pubblico e privato di fine anni 1990. Seguono tre contributi, l’intervista di Luciana Castellina a Carlo Petrini, rilasciata in occasione del recente incontro di Terra Madre (Antidoto del sovranismo); il ricordo scritto da Teodoro Margherita, “Alexander Langer, ecologista del futuro”; la traduzione italiana di un bel saggio di Wolfgang Sachs, Sustainable Development Goals e Laudato Sì, che mette a confronto le proposte dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite con quella di Papa Francesco nell’Enciclica del 2015.

La fusione dei ghiacciai – Giorgio Nebbia

Ma sarà poi vera questa storia del riscaldamento globale a cui la direttrice dedica l’editoriale di questo numero della rivista? Molti ne dubitano, c‘è tutta una letteratura sull’argomento. Alcuni hanno fatto accurate indagini su quello che è successo migliaia o centinaia di anni fa per verificare se gli oceani e i mari si sono innalzati o abbassati e possono assicurare che ci sono sempre state quelle oscillazioni che gli ecologisti attribuiscono al riscaldamento globale di origine antropica. Alcuni sono andati a cercare segni di cambiamenti climatici nei pezzi di ghiaccio estratti con trivelle da ghiacciai antichissimi. Estati torride, piogge improvvise, inverni freddi, i meno giovani li ricordano anche nei decenni passati.

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Una coperta chimica sul cielo – Luca Mercalli

Il consumo di suolo – Luca Martinelli

Nel 2012 fu il ministro delle Politiche agricole del governo Monti a presentare il primo disegno di legge per il contenimento del consumo di suolo. Sei anni dopo, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) ha scelto la camera dei deputati per presentare il nuovo Rapporto 2018 sul consumo di suolo in Italia, perché una legge non c’è ancora e la cementificazione continua: nell’ultimo anno le nuove coperture artificiali hanno riguardato altri 54 chilometri quadrati di territorio, circa 15 ettari al giorno o 2 metri quadrati al secondo. È vero che dieci anni fa, prima della crisi economica, si era arrivati agli 8 metri quadrati al secondo, ma il ridimensionamento non fa sorridere nessuno all’Ispra: «In assenza di interventi strutturali e di un quadro di indirizzo nazionale», sottolinea il rapporto, i dati confermano «la mancanza del disaccoppiamento tra la crescita economica e la trasformazione del suolo naturale».

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Mancata manutenzione degli edifici scolastici – Mario Pierro

Per la manutenzioni e la messa in sicurezza di tutti gli edifici scolastici italiani servono investimenti per 15-20 miliardi di euro in almeno dieci anni. Lo sostiene Cittadinanzattiva nel XVI rapporto sulla sicurezza delle scuole presentato ieri a Roma dove emerge una situazione inquietante: nel 2017-2018 c’è stato un crollo ogni quattro giorni di scuola, un record rispetto agli ultimi 5 anni. Tredici persone sono state ferite, tra personale scolastico e alunni. Dal 2013 a oggi i crolli sono stati 204 crolli, i feriti 37 feriti. Tre scuole su quattro sono senza agibilità statica, solo una su venti è in grado di resistere ad un terremoto in un paese sensibilissimo a questi eventi traumatici e mortiferi.

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FAO, sicurezza alimentare

Crop Prospects and Food Situation is issued by the Trade and Markets Division of FAO, under the Global Information and Early Warning System (GIEWS). It is published four times a year and provides a forward-looking analysis of the food situation by geographic region, focusing on the cereal production outlook, market situation and food security conditions, with a particular attention on Low-Income Food-Deficit Countries (LIFDCs). The report also includes a list of countries requiring external assistance for food, highlighting the main drivers of food insecurity. It also includes a global cereal supply and demand overview to complement the biannual analysis in the Food Outlook publication. The report is available in English, French and Spanish.

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Crolla il ponte Morandi, muore una città, cade un sistema – Simone Lombardini

Il crollo del “Ponte Morandi” nella mia Genova non è stato un incidente fortuito. Non è stato un fulmine. Non è stata un po’ di pioggia. La caduta di quel ponte ha un’origine molto più profonda, nel tempo e nello spazio; non è stato solo un cedimento strutturale quanto più un cedimento morale. Costruito in pieno boom economico, quando l’Italia investiva in grandi opere pubbliche infrastrutturali, era diventato uno dei simboli della rinascita italiana, riscattata dal ventennio fascista e proiettata verso lo sviluppo economico; oggi il ponte del boom è diventato il ponte della morte, dell’incuria e della corruzione, ed è per questo che la sua caduta assume il valore simbolico della triste decadenza in cui versa il nostro paese. Un paese che ha rinunciato al proprio futuro avendo smesso di investire in infrastrutture, un paese senza un piano industriale ma che esporta i suoi talenti umani migliori a centinaia di migliaia ogni anno; un paese dove gli abitanti non fanno più figli, un paese che invecchia soltanto, immobilista e demoralizzato.

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Pubblico o Privato? NO, COMUNE – Guido Viale

Il crollo del ponte Morandi ha resuscitato l’eterno dibattito se sia meglio il pubblico o il privato. Ma sul punto c’è ormai un ampio materiale probatorio: quasi tutti i settori produttivi e infrastrutturali del paese hanno sperimentato entrambi i regimi.
Il confronto è impietoso. Una volta privatizzati e fatti spezzatino, settori come l’elettronica e l’elettromeccanica sono quasi scomparsi dall’Italia. Altri, ridimensionati come la siderurgia, sono a rischio; per tenere in piedi l’Ilva dopo vent’anni di malgoverno bisogna passare come un rullo compressore su vite e salute di decine di migliaia di persone; l’alimentare pubblico è stato tolto di mezzo. Privatizzare Alitalia è stata una truffa per far rieleggere Berlusconi; con autostrade e Telecom, dopo una girandola di “capitani d’industria” improvvisati, D’Alema aveva fatto di Palazzo Chigi «l’unica banca di affari dove non si parla inglese»; privatizzati, i collegamenti marittimi con le isole ne hanno moltiplicato l’isolamento.

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Noi, Antidoto del sovranismo, intervista a Carlo Petrini – Luciana Castellina

I «no global», nati a cavallo del millennio, sono stati un movimento forte, diffuso, efficace. Potremmo anzi dire che siano stati proprio loro ad imporre all’attenzione i nuovi grandi problemi che la globalizzazione andava ponendo al mondo. Sono stati un movimento di sinistra, perché hanno individuato nel capitale finanziario e nel liberismo il motore del nuovo assetto. Da qualche tempo, a partire da questi anni di crisi, l’attacco alla globalizzazione parte soprattutto da un’altra sponda: dai sovranisti di ogni sorta che, in nome del ritorno alle «piccole patrie», si intrecciano quasi sempre con il razzismo. «Ciascuno a casa propria», insomma, il libero movimento degli umani associato al liberismo, che, invece – come sappiamo bene – esclude dalla mobilità proprio loro, mentre sollecita un illimitato e sregolato scambio di merci, servizi e capitali.

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Alexander Langer, ecologista del futuro – Teodoro Margarita

La penna si trattiene, lo scritto non può fluire come vorrebbe. Ci si sente come scolaretti che saranno di certo rimproverati. La pagina può restare bianca. Quando il groppo in gola è pesante, ancora, dopo tanti anni, ricordando quel tragico 3 luglio 1995.
Ad Alex Langer non si poteva non volere che un bene senza misura, anche quando non si condividevano le sue prese di posizione più politiche all’interno del piccolo mondo dei Verdi italiani: restava tra i pochissimi ai quali si prestava ascolto.

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Sustainable Development Goals e Laudato Sì – Wolfgang Sachs

Com’eravamo ingenui a proclamare con presunzione la fine dell’“era dello sviluppo”! Nell’autunno del 1988, a casa di Barbara Duden presso la Pennsylvania State University, dove ci riunivamo fra amici, tra un piatto di spaghetti e un bicchiere di vino rosso, per le cosiddette “living room consultations”, ci balenò la folle idea di pubblicare un “dizionario dello sviluppo”.1 Non un comune manuale, bensì un testo critico che scandagliasse il concetto di sviluppo, parola chiave della Weltpolitik della seconda metà del Ventesimo secolo, in senso foucaultiano. Secondo Foucault, conoscenza e potere sono inseparabili, tuttavia il potere non si basa necessariamente sulla repressione, ma sulla libertà (seppur indirizzata). Dunque lo “sviluppo”, nella nostra concezione, era inteso come la materia di cui sono fatti i piani, le previsioni, i sogni. In breve, una visione del mondo in cui il potere viene esercitato tramite il consenso sociale.

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