Ecologia Politica, anno 26mo, numero 11, 30 novembre 2016

Sommario n. 11/2016

Editoriale. Piove – Giovanna Ricoveri

Ormai due o tre volte all’anno l’Italia deve fare i conti con i danni delle alluvioni: le città e le case allagate, i tombini intasati, i raccolti perduti, le case, i negozi, le officine pieni di fango sono diventati eventi sempre più frequenti e violenti anche a causa dei mutamenti climatici. In questi giorni, che registrano il dolore in tante zone e città d’Italia, dal Nord al Sud, alle isole, si può stimare in due o tre miliardi di euro all’anno il denaro pubblico necessario per risarcire i danni subiti dalle persone che hanno perduto i propri beni, le case, le possibilità di lavoro, a causa delle frane e alluvioni.

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La nostra guerra asimmetrica con la Natura – Enzo Scandurra

Gli Appennini una volta non esistevano. La natura non si addomestica, e la modernità del secolo «superbo e sciocco» usa il verbo sbagliato: dominare anziché convivere. Nel pastore che non vuole lasciare la terra del terremoto c’è una saggezza che noi moderni chiamiamo ignoranza. E’ la saggezza di chi non vuole morire orfano.

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Vergogna – Giorgio Nebbia

Con mille esplosioni di bombe nucleari nell’atmosfera e altre mille esplosioni di bombe nucleari nel sottosuolo, nella metà del Novecento, Stati Uniti, Unione Sovietica (oggi Russia), Francia, Inghilterra, Russia, Cina, Pakistan e India, si sono dati da fare per assicurare i possibili nemici di possedere le più devastanti armi di distruzione di massa: se un paese avesse aggredito l’altro, sarebbe stato a sua volta distrutto; è la dottrina della “deterrenza”. Al club atomico si è poi aggiunto Israele, forse la Corea del Nord, e altri paesi hanno tentato di costruire le proprie bombe atomiche.

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La cubanità dopo Fidel – Aldo Garzia

Per Cuba è l’ora della verità. Da molti anni gli osservatori di vicende cubane si chiedevano cosa sarebbe accaduto nell’isola al momento dell’annuncio della morte di Fidel Castro. Dopo tante notizie smentite che contribuivano al mito del comandante en jefe, non ha colto di sorpresa la sua scomparsa a novant’anni suonati festeggiati lo scorso agosto. L’annuncio è stato dato da Raúl Castro poco dopo il decesso con un breve e sobrio comunicato letto in tv: dunque, nessuna strategia di gestione manovrata dell’evento.

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Marrakech, Cop 22: nuove strade per combattere il cambiamento climatico – Grazia Francescato

Spenti i riflettori su Marrakech, assorbita la botta del passo indietro di Trump, la lotta al cambiamento climatico infila nuove strade, spesso sorprendenti. Il “buco nero” della politica, incapace di tener testa al galoppo vertiginoso della Co2 (anche se tutti i paesi hanno riaffermato la loro fedeltà all’accordo di Parigi, “alla faccia” del neoeletto tycoon statunitense), viene riempito, parzialmente ma in dosi non trascurabili, da altri major player: la parte più innovativa della business community, la società civile, le reti dei poteri locali e dei sistemi urbani.

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Terzo incontro dei movimenti popolari mondiali – Claudia Fanti

E’ nel segno del dialogo, della speranza e della lotta che si è aperto il 2 novembre, presso il Pontificio Collegio Mater Ecclesiae a Roma, il Terzo Incontro dei Movimenti Popolari, un passo oltre nel processo avviato nel 2014 per iniziativa di papa Francesco, allo scopo di creare uno spazio di incontro e di auto-organizzazione per quell’ampio ventaglio di movimenti, grandi e piccoli, attraverso cui tutti coloro che sono stati da sempre relegati ai margini, anziché rassegnarsi all’ingiustizia, scelgono di resistere e di lottare, diventando, secondo le parole pronunciate dal card. Turkson nella plenaria di apertura dell’incontro, «costruttori di cambiamento».

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Discorso al terzo incontro dei movimenti popolari – Papa Francesco

Ringrazio i delegati che sono venuti dalle periferie urbane, rurali e industriali dei cinque continenti, più di 60 Paesi, che sono venuti per discutere ancora una volta su come difendere i diritti di questi popoli. Grazie ai Vescovi che sono venuti ad accompagnarvi. Grazie alle migliaia di italiani ed europei che si sono uniti oggi al termine di questo incontro. Grazie agli osservatori e ai giovani impegnati nella vita pubblica che sono venuti con umiltà ad ascoltare ed imparare. Quanta speranza ho nei giovani! Ringrazio anche Lei, Cardinale Turkson, per il lavoro che avete fatto nel Dicastero; e vorrei anche ricordare il contributo dell’ex Presidente uruguaiano José Mujica che è presente.

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Le nuove sfide dei movimenti popolari – intervista a Stèdile di Claudia Fanti

A partire dalla sua elezione nel 2013, papa Francesco, tramite le sue amicizie all’interno dei movimenti popolari argentini, ha espresso il desiderio di costruire un percorso di dialogo permanente con le organizzazioni degli esclusi di tutto il mondo. Ed è dal 2014, dal primo Incontro Mondiale dei Movimenti Popolari in Vaticano, che noi stiamo costruendo questo percorso. Per quanto riguarda il papa, io penso che vi sia da parte sua la volontà di promuovere il protagonismo dei movimenti popolari, soprattutto a partire dalla necessità di organizzazione dei lavoratori nella lotta per la terra, la casa e il lavoro.

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Beni comuni e usi civici: un rapporto da consolidare – Fabio Parascandolo

In quanto commons, i beni comuni naturali costituiscono la ricchezza ecologica su cui le popolazioni rurali, specialmente nel Sud del mondo, sanno – o meglio sperano – di poter contare per la soddisfazione dei loro bisogni di baseii. Ma in quanto entità relazionali, i beni comuni possono essere anche definiti come reti civiche, e come «un repertorio di pratiche di cittadinanza attiva» (Cacciari, Carestiato, Passeri 2012: 10). Si può dire quindi che «i beni comuni, prima di essere cose e servizi, sono ciò che una comunità, un gruppo sociale, una popolazione, indica come essenziale, indispensabile e insostituibile per la dignità del proprio vivere» (ibidem).

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Fuori dal tunnel: viaggio antropologico nella Val di Susa – intervista a Marco Aime di Paolo Griseri

Si schiera fin dal titolo: Fuori dal tunnel. Ma il viaggio dell’antropologo Marco Aime tra i No Tav della val di Susa ha esiti tutt’altro che scontati. Per la prima volta, ed è questo il maggiore pregio del libro che segna il ritorno in libreria di Meltemi, si studia il movimento come nucleo di una nuova comunità del tutto originale che ha saputo resistere per venticinque anni: è nata ai tempi di Tangentopoli e sopravvive ancora oggi, sia pure meno forte rispetto ai tempi d’oro.

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Rivoluzione e sviluppo in America latina – recensione di Claudia Fanti al libro di Pier Paolo Poggio

Per gli appassionati della Patria Grande latinoamericana, della tormentata e gloriosa storia di lotta dei suoi popoli – con i loro progetti di liberazione, le loro grandi figure rivoluzionarie (da Che Guevara a Camilo Torres, da Salvador Allende a Marcos), la pluralità delle loro identità e delle loro culture -, è sicuramente un’occasione da non perdere la lettura del libro Rivoluzione e sviluppo in America Latina (Jaca Book, 2016, pp. 765, 48 euro).

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