Ecologia Politica, anno 26mo, n. 5, 22 maggio 2016

Sommario n.5/2016

Editoriale. Perché dire NO al TTIP – Giovanna Ricoveri

Il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership) è il più grande accordo di libero scambio della storia, che riguarda quasi un miliardo di persone e metà del Prodotto interno lordo mondiale. Le trattative sono andate avanti per tre anni (dal 2013) e tredici round tra esperti del Ministero del Commercio estero degli Usa ed esperti della Commissione europea, senza che se ne sapesse niente di preciso, a parte la promessa che l’accordo avrebbe creato più ricchezza, più reddito, più consumi e più posti di lavoro – la stessa promessa di tutti gli accordi di globalizzazione degli ultimi trent’anni, puntualmente smentita dai fatti. Uno squarcio di luce si è aperto agli inizi di questo mese di maggio, quando Greenpeace ha reso nota una parte consistente dei testi negoziali trafugati (248 pagine, due terzi circa), confermando le peggiori previsioni della società civile europea.

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APPROFONDIMENTO: CARBONE INSANGUINATO

1. Carbone insanguinato: la rotta segreta dell’altro oro nero – Paolo Biondani

Sangue, soldi, veleni e misteri. C’è una scia nera che parte dal Sudamerica, attraversa l’Atlantico, entra nei porti europei e arriva in Italia. È la via del carbone, che porta nelle nostre centrali il più inquinante dei combustibili fossili. Una rotta che passa dall’inferno al paradiso: fiscale, naturalmente. Dietro agli enormi consumi di energia dei Paesi industrializzati, dietro ai nostri gesti quotidiani come accendere la luce, c’è una storia piena di enigmi e di contraddizioni. La povertà estrema delle popolazioni delle miniere. La grande ricchezza delle multinazionali. E i tesori anonimi delle società offshore.

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Vai all’inchiesta di Re-common: Profondo nero. Il viaggio del carbone dalla Colombia all’Italia

Prefazione all’inchiesta: La maledizione dell’estrattivismo – Raul Zibechi

GLI ALTRI ARTICOLI

2. L’ecologia di fabbrica – Giorgio Nebbia

In questo 2016 cadono 150 anni dalla “invenzione” della parola “ecologia” da parte del biologo tedesco Ernst Haeckel. In un suo libro di biologia Haeckel definì l’ecologia come studio dei rapporti fra gli esseri viventi e l’ambiente circostante, e poco dopo precisò che si trattava dello studio dell’”economia della natura”.
L’ecologia è rimasta confinata come scienza fra le mura dei laboratori universitari fino al 1970 quando è diventata la bandiera di una protesta contro le violenze che le attività umane facevano nei confronti dell’ambiente vitale circostante, un ambiente naturale, ma anche artificiale come la casa o la città.

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3. L’ecologia politica di Andrè Gorz

In Italia, a quasi dieci anni dalla sua morte, di André Gorz si parla ancora troppo poco. Sebbene il grande successo della struggente Lettera a D. Storia di un amore – in parte dovuto alle tragiche circostanze del suicidio di Gorz e della moglie Dorine, avvenuto il 22 settembre 2007 – abbia permesso ad una nuova generazione di studiosi e attivisti di accostarsi per la prima volta al pensiero gorziano, il suo impatto sul dibattito pubblico, accademico o politico, è rimasto limitato. Si tratta in realtà di un destino singolare, dato il rapporto profondo intrattenuto da Gorz con la sinistra italiana sia nella seconda metà degli anni Sessanta, in cui è significativa l’influenza del marxismo anti-stalinista di Lelio Basso, sia nel corso del decennio successivo che lo vede imporsi nel movimento francese come “il capofila intellettuale della tendenza ‘italiana’ della nuova sinistra”.

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4. Niente lotta di classe, tutto il potere alle assemblee locali. A Kobane si sperimenta la vera democrazia – Intervista di Claudio Gallo a Debby Bookchin

Il comunalismo è l’idea che la democrazia funzioni meglio quando i cittadini decidono insieme in assemblee locali. Si guardano in faccia e discutono di argomenti importanti per la comunità, inviano delegati revocabili ai consigli regionali. Il potere resta a livello locale e non è mai trasferito allo Stato-nazione. Mio padre vedeva nelle assemblee la possibilità di formare un senso di cittadinanza sempre più illuminato. La gente dovrebbe reclamare la politica come qualcosa che si pratica invece di votare per qualcuno e sperare in bene. Il comunalismo comprende ciò che mio padre chiamava una “economia morale”, in cui la gente decide insieme sull’uso delle risorse naturali per la produzione economica, avendo in mente l’impatto ambientale.

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5. In ricordo di Luigi Mara – Mario Agostinelli

Nel 1974, appena uscito dal centro ricerche di Ispra con un permesso sindacale per organizzare i corsi 150 ore a Varese, ho incontrato Luigi Mara alla Camera del Lavoro di Busto, dove un gruppo di delegati si riuniva con Giulio Maccacaro e Wladimiro Scatturin, docenti di grande prestigio all’Università, per connettere le conoscenze scientifiche più avanzate alla lotta alla nocività nei processi produttivi. Mara risultava imponente nella sua complessione che si adattava ai gesti lenti dei suoi arti artificiali, testimonianza di un incidente in laboratorio nel 1967. Il suo sorriso di tanto in tanto rassicurava i professori, così disponibili e pazienti da sopportare i ritardi dei sindacalisti alle riunioni convocate tra un’assemblea e un’altra. Erano infatti frequentissime le trattative per gli accordi aziendali e il tema della salute in fabbrica era centrale.

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6. I novant’anni di Giorgio Nebbia – Giovanna Ricoveri

Il 10 maggio a Roma, nella Biblioteca del Senato, un nutrito gruppo di ambientalisti e di “amici” di Giorgio Nebbia hanno festeggiato il suo 90mo compleanno, in un convegno organizzato in suo onore dalla Fondazione Luigi Micheletti. Qui di seguito, l’intervento di Giovanna Ricoveri.

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