L’amianto “nascosto” del Terzo Valico

di Giampiero Carbone

All’inizio del 2006  Medicina Democratica lanciò  per prima l’allarme amianto per il Terzo Valico, la linea ad alta capacità-alta velocità prevista tra Genova e Rivalta Scrivia (AL)  (54 km, di cui 39 in galleria), costo 6,2 miliardi di euro (finanziati finora solo due lotti), il cui obiettivo sarebbe dare sfogo al presunto intasamento di merci del porto ligure, in realtà mai dimostrato.

Lino Balza, esponente alessandrino dell’associazione, era andato a leggere le delibere di Regione e Provincia con le quali, nel dicembre 2005 era stato approvato il progetto “definitivo” del Terzo Valico (Terzo, dopo i primi due Valichi dei Giovi tra Genova e la provincia di Alessandria). Di lì a pochi mesi anche il Cipe dette  l’ok  al progetto definitivo ma la presentazione del progetto “esecutivo” è arrivata  solo nel gennaio di quest’anno, e cioè a distanza di molti anni. Ora Cociv, il consorzio di aziende che intende realizzare la nuova linea ferroviaria, ha una gran fretta di partire.

Già 8 anni or sono il documento della giunta regionale osservava: “Risulta sottostimato il rischio di un’eventuale presenza di amianto nello scavo della galleria Terzo Valico e delle finestre Vallemme e Castagnola”. La delibera faceva inoltre presente che “non sono state ben definite le procedure da adottarsi” in caso di presenza di amianto. Nei sette carotaggi dei terreni interessati dagli scavi della galleria che da Genova sbucherà ad Arquata Scrivia i campionamenti mirati alla ricerca di amianto risultavano, secondo la Regione, “fortemente insufficienti” per valutare questo il rischio sull’intero tracciato. La Regione, invece di imporre, proponeva “una fitta campagna di campionamenti preventivi da effettuarsi sia sulle casse disponibili dei sondaggi profondi effettuati sia sugli affioramenti superficiali” e si limitava a far notare che nel progetto definitivo “non era previsto nessun monitoraggio sulla concentrazione di fibre di amianto aerodisperse”.

Da Torino parlavano di “potenziale impatto dovuto all’eventuale ritrovamento di amianto” e prescrivevano una serie di accorgimenti tecnici in caso di riscontro della presenza del pericoloso materiale. Il Consiglio provinciale alessandrino era sulla stessa lunghezza d’onda e giudicava indispensabile la presenza costante in cantiere di un tecnico laureato esperto in materia di amianto. I due documenti rivolgevano inoltre molta attenzione  all’amianto in superficie, messo “in circolo” dagli automezzi nei cantieri e sulle piste.  Il Cipe, nel dare l’ok al progetto definitivo pochi mesi dopo, si era limitato a qualche vaga prescrizione: definire meglio le procedure in caso di riscontri oggettivi, intensificare i controlli in un tratto della galleria di valico, predisporre un progetto di controllo della qualità dell’aria in caso di innalzamento del rischio relativo alla concentrazione di fibre nell’aria e poco altro, quasi a sminuire il problema.

All’inizio del 2012, dopo che il Comitato No Terzo Valico Vallemme aveva posto all’attenzione generale l’argomento, Cociv si è affrettata a comunciare che “in Vallemme non c’è amianto”, basandosi sui carotaggi effettuati tra il 1992 e il 2005, proprio quelli contestati da Regione e Provincia. Peccato che a non molta distanza in linea d’aria dal cantiere di Voltaggio (allestito negli anni ’90 e poi bloccato dai carabinieri del Noe e dal Ministero dell’Ambiente a causa di “irregolarità varie”), siano venute  in superficie sul monte Porale, alla fine del 2011 – durante le indagini per la realizzazione di un impianto eolico – quantità mostruose di amianto: 250 grammi ogni chilo di roccia. Dieci anni fa, inoltre, l’amianto venne alla luce con lo scavo dell’acquedotto alternativo voluto dalla Cementir nell’ambito dell’operazione cava di Monte Bruzeta (poi fermata dal Consiglio di Stato).

Dal 2005 al 2013 nulla sembra essere stato previsto o deciso. Solo quest’anno – dopo il silenzio dell’Osservatorio ambientale sul Terzo Valico, istituito presso il Ministero dell’Ambiente e deputato ad affrontare anche questa situazione insieme ai tavoli tecnici della Regione Piemonte  istituiti su richiesta dei Comuni interessati (quasi tutti favorevoli al progetto, tranne Arquata e Pozzolo Formigaro),  la Regione si è attivata  per capire meglio la situazione dopo che è emersa una presenza di rocce serpentinifere (quindi potenzialmente contenenti amianto) pari al 20% in Vallemme e al 50% addirittura ad Arquata Scrivia. Alla popolazione però non è ancora stato spiegato quanti sono i carotaggi e come sono stati eseguiti.

In luglio di questo anno il Cociv ha  ottenuto dal Ministero dell’Ambiente l’autorizzazione a riavviare lo scavo nella galleria di Voltaggio, nonostante il relativo protocollo non sia ancora concluso. Solo l’opposizione dei sindaci e di alcuni parlamentari ha evitato che si desse  il via all’attività, anche perchè non è ancora stato approvato nemmeno il piano cave,  e lo smarino – a rischio amianto – sarebbe finito in siti provvisori a Spinetta Marengo (AL) e Rondissone (TO), in attesa di essere riciclato. Da rilevare che l’atto che rispondeva positivamente alla richiesta del Cociv è stato firmato anche dal geologo Walter Bellomo, finito agli arresti domiciliari in Toscana nell’ambito dell’inchiesta sui lavori della  Tav a Firenze – e da qui emerge il suo legame con il Pd, il partito che più di tutti sostiene il Terzo Valico.

Nella provincia nota in tutto il mondo per la tragedia di Casale Monferrato, i medici – nelle assemblee organizzate dai comitati – hanno lanciato l’allarme.  Giancarlo Faragli, direttore della  Prevenzione oncologica dell’Asl Alessandria, ha dichiarato: “Con tutto l’amianto che c’è già ora in giro, i casi di malattie legate alla fibra killer (asbestosi, mesotelioma, tumore al polmone) sono ancora pochi in provincia. L’amianto disperso nell’aria dopo le lavorazioni nei cantieri è ancora più pericoloso poiché è reso friabile, e bastano pochissime dosi respirate per avere gravi conseguenze anche per chi abita vicino ai cantieri. Al di là del Terzo Valico, sull’amianto servono informazione e trasparenza, oltre che rispetto della legalità. Chi dice che l’amianto non c’è, commette un grave errore: il problema esiste, e se la gente protesta va ascoltata”.

I medici Diego Sabbi e Giulio Zannini di Arquata Scrivia così si sono espressi: “La legge fissa un livello oltre il quale la presenza dell’amianto nelle rocce è considerata pericolosa ma, in realtà, basta una sola fibra respirata per far insorgere malattie. In Italia esistono 32 milioni di tonnellate di cemento amianto da smaltire e nei prossimi vent’anni ci saranno mille morti all’anno. Sarebbe meglio fermarsi”.  Invece, l’orientamento generale è quello di permettere al Cociv di partire, pur con tutte le (presunte) precauzioni, nonostante nessuno abbia dimostrato l’utilità del Terzo Valico.

Per far comprendere il livello di impegno della quasi totalità dei politici sull’argomento amianto-Terzo Valico, si può citare un episodio. Nel 2012, rispondendo a un’interrogazione dell’allora parlamentare del Pd Mario Lovelli, il sottosegretario del Ministero delle Infrastrutture Guido Improta affermava: “Nella consulenza tecnico-scientifica del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche, quindi un ente pubblico, ndr) sui sondaggi geognostici è indicato che dalle analisi eseguite la quantità di amianto è risultata in genere modesta” e che “non ci sarebbero pericoli in merito alla sua diffusione”. Grande la soddisfazione di Lovelli per quelle che lui stesso definì all’epoca “rassicurazioni” sul tema amianto. Peccato che l’esimio esponente del governo Monti avesse ripreso paro paro la delibera del Cipe riferita al progetto definitivo, ferma al 2006 e basata sui carotaggi definiti inadeguati da Regione e Provincia. Oltretutto, chi dal Comitato No Terzo Valico di Arquata ha chiesto di conoscere la relazione del Cnr, si è sentito rispondere negativamente: “Non sono dati pubblici”.