Il ritorno della gomma guayule

di Giorgio Nebbia

Ritorna, dopo oltre mezzo secolo, la gomma naturale ottenuta dal guayule, una pianta coltivabile in paesi dal clima temperato, come alternativa, anche ecologica, alla gomma naturale che si ottiene oggi quasi esclusivamente dagli alberi di Hevea brasiliensis, coltivati nei paesi a clima tropicale.

La produzione industriale e l’uso commerciale della gomma naturale sono cominciati all’inizio del 1800 dopo la scoperta che la corteccia di alcuni alberi della foresta tropicale contengono un lattice, un succo da cui, per coagulazione, si separa una materia elastica, insolubile in acqua, costituita dalla macromolecola poli-isoprene, che si presta alla fabbricazione di tubi, rivestimenti di fili elettrici, pneumatici per veicoli e innumerevoli altri oggetti. La produzione della gomma, diventata essenziale per l’economia e l’industria, è stata monopolio del Brasile fino alla seconda metà dell’Ottocento quando i semi della preziosa pianta sono stati portati nelle colonie inglesi, francesi e olandesi asiatiche e africane.

Gli Stati Uniti e la Russia, che dipendevano dalle importazioni di gomma, hanno cercato altre piante che contenessero nel loro fusto dei succhi da cui ricavare la gomma. In Russia ci sono state coltivazioni di kok-saghiz (Taraxacum kok-saghyz), e negli Stati Uniti quelle di guayule (Parthenium argentatum), arbusti spontanei. Fu un lavoro che interessò anche l’Italia, anzi proprio la Puglia. Nel 1933 l’Italia dipendeva completamente per le importazioni di gomma dalle piantagioni di Hevea del Brasile e del sud-est asiatico, nelle mani delle grandi potenze coloniali, con le quali il governo fascista pensava o progettava di scontrarsi un giorno.

Il governo fascista mandò alcuni tecnici negli Stati Uniti presso la Intercontinental Rubber Company che coltivava piante di guayule in California e produceva gomma da tali piante, per vedere se fopsse possibile coltivare il guayule in Libia o in Sardegna o in Basilicata o in Puglia. La Intercontinental inviò in Italia un suo addetto che visitò le varie regioni e ne studiò le condizioni agronomiche; fu così stipulato un contratto (per alcune diecine di milioni di lire, che allora erano tanti soldi) secondo cui la società americana avrebbe inviato semi e piantine di guayule e collaborato alla loro messa a dimora. L’intera storia è contenuta in un bel libro: “SAIGA. Il progetto autarchico della gomma naturale. Dalla coltivazione del guayule alla nascita del polo chimico di Terni”, scritto da un giovane storico, Alberino Cianci, e pubblicato qualche anno fa dalla piccola casa editrice Thyrus, di Arrone (Terni) (www.edizionithyrus.it).

L’autore ha potuto ricostruire una pagina dimenticata della storia dell’industrializzazione italiana, nel turbolento periodo dell’autarchia fascista, perché ha avuto modo di mettere le mani su un prezioso archivio salvato fortunosamente da un dipendente diligente e lungimirante. Il libro contiene la storia dei tentativi di coltivazione, in Italia o nelle colonie italiane del tempo, di piante da guayule. Nel 1937 fu creato un “Ente gomma guayule” e fu costituita, dalla Pirelli e dall’IRI, la SAIGA (Società Anonima Italiana Gomma Autarchica); fra i consulenti e gli amministratori figuravano nomi illustri come i chimici Giuseppe Bruni, Giulio Natta, Francesco Giordani e il finanziere Enrico Cuccia, futuro presidente di Mediobanca.

Falliti i tentativi di coltivazioni del guayule in Libia, il clima del Tavoliere risultò sufficientemente arido e asciutto per la coltivazione degli arbusti di guayule e nel 1938 furono acquistati alcuni terreni a sud di Cerignola dove fu creato un vivaio. Furono piantate, nella primavera del 1940 (poco prima che l’Italia entrasse nella seconda guerra mondiale), 25 milioni di piantine di guayule, ottenute con i semi selezionasti fatti venire dalla California; ci si aspettava una produzione di mille chili di gomma per ettaro e il progetto prevedeva di ottenere 10.000 tonnellate all’anno di gomma, un terzo del consumo italiano del tempo. Negli anni successivi, la guerra fece cessare la collaborazione con gli Americani; la mancanza di carburante, di personale, di macchinari, portò lentamente al fallimento e all’abbandono delle piantagioni foggiane di guayule. Nel 1944 i terreni destinati alla produzione della gomma furono occupati dagli Alleati e riconvertiti a cereali. Le proprietà della SAIGA a Cerignola furono vendute all’Opera Nazionale Combattenti e nel 1947 la SAIGA fu messa in liquidazione.

A partire dagli anni cinquanta del Novecento il mercato della gomma è stato occupato in proporzioni crescenti dalla gomma sintetica ottenuta dal petrolio, anche se la produzione di gomma naturale da Hevea non si è estinta, anzi. Nel 2012 la produzione di gomma sintetica è stata di 15 milioni di tonnellate, ma quella della gomma naturale è ancora di circa 11 milioni di tonnellate. I tre principali paesi produttori di gomma naturale sono l’Indonesia, la Thailandia e la Malaysia. La ripresa dell’interesse per la coltivazione del guayule sta nel fatto che la gomma che se ne ottiene ha un contenuto di proteine inferiore a quello del lattice di Hevea per cui i manufatti, specialmente guanti, di lattice di gomma guayule non provocano quelle allergie che talvolta sono provocate dall’uso di manufatti di gomma Hevea, un vantaggio per la salute. Anche una resurrezione della gomma guayule pugliese?