Sem Terra: no ai semi Ogm e ai pesticidi

di Antonio Lupo*

Il congresso del Movimento Sem Terra, tenutosi a Brasilia lo scorso febbraio, ha celebrato 30 anni di lotte di massa, che hanno fatto assegnare ai contadini Sem Terra una quantità di terra pari a circa un terzo dell’Italia, frutto anche di grandi sofferenze, con la perdita di 1500 compagni/e assassinati dall’agrobusiness. Gli oltre 10 anni di amicizia e lavoro con loro mi hanno insegnato moltissimo: da lì vengono analisi e proposte che ritengo assai valide anche per l’Italia e l’Europa.

E’ illuminante quello che è successo in Brasile 10 anni fa, con l’approvazione da parte del presidente Lula della legge 10.688/2003, negoziata tra il governo brasiliano e il Congresso nazionale, in cui si riconosceva “il fattaccio avvenuto”, cioè l’introduzione illegale nelle campagne del Rio Grande del Sud, da parte della Monsanto, della soia Ogm Round-up Ready, resistente all’erbicida glifosato. Oggi, dopo 10 anni, il Brasile insieme agli Stati Uniti è leader mondiale nella produzione di soia Ogm. Secondo il Ministero dell’Agricoltura brasiliano, è Ogm l’88% del raccolto di soia 2012-2013, pari a 81,3 milioni di tonnellate, su una superficie di 37,1 milioni di ettari. Un dato impressionante, con un aumento vertiginoso, se si pensa che, secondo la Fao, nel 2012 la produzione era di 65,7 milioni di tonnellate su una superficie di 24,9 milioni di ettari.

La soia Ogm prodotta oggi in Brasile viene esportata in gran parte in Cina e in Europa, per nutrire le sventurate bestie degli allevamenti intensivi e produrre quella carne che noi mangiamo senza vergogna. In Brasile anche il 60 % del mais è Ogm e ora lo è anche la coltivazione del fagiolo, simbolo dell’alimentazione del popolo brasiliano. Si stima che quest’anno 40 milioni di ettari saranno coltivati con Ogm.

La resistenza dei piccoli contadini a questa aggressione consiste nel riuscire a recuperare semi non Ogm e …udite, udite… “invertire l’interpretazione legale che fa considerare un pirata dei diritti della Monsanto, e quindi soggetto a processi e multe, l’agricoltore convenzionale contaminato dal suo vicino produttore Ogm” ( da un articolo di Maurício Thuswohl, Repórter Brasil)

Insieme alla diffusione degli Ogm, in Brasile è dilagato anche l’impiego dei pesticidi: secondo il ministero dell’Ambiente, il paese ne è oggi il maggior consumatore mondiale. Secondo l’agenzia Anvisa, legata al ministero della Salute con il compito di rilasciare le licenze per l’uso commerciale dei pesticidi, nel passato decennio il mercato brasiliano dei pesticidi è cresciuto del 190%, molto di più di quanto nello stesso periodo sia cresciuto il mercato mondiale (93%). Sono le coltivazioni di soia, mais e cotone a guidare il consumo di pesticidi in Brasile: la soia, con il 40% del totale, è ancora una volta regina assoluta, seguita dal mais con il 15% e dal cotone con il 10%.

Dei 50 pesticidi usati in Brasile, 22 sono proibiti nell’Unione Europea. Il Congresso brasiliano sta attualmente discutendo di semi Ogm sterili e perfino di una proposta di liberalizzazione dell’erbicida 2,4-D, parente dell’agente Orange. Quanta strada in 10 anni, presidente Lula. Quanti tumori in più, che hanno colpito anche diversi presidenti latinoamericani!

Ormai ben pochi scienziati si ostinano a negare che l’uso di semi Ogm implica un aumento enorme nel consumo di pesticidi. Tace anche l’oncologo Umberto Veronesi, vegetariano ma con interessi economici nelle imprese Ogm; pochi anni fa sosteneva che con gli innocui Ogm si sarebbe ridotto il consumo di pesticidi e fertilizzanti e si sarebbe eliminata la fame nel mondo.

Scenari simili al Brasile si potrebbero verificare anche in Italia fra 10 anni. La semina Ogm in Friuli è già un cavallo di Troia. Teniamo ben presente che 5 paesi Ue (Repubblica Ceca, Slovacchia, Romania, Portogallo e Spagna) hanno coltivazioni Ogm e che la Ue è sotto pressione continua da parte delle 6 multinazionali che controllano il mercato mondiale: Monsanto (Usa), Syngenta (Svizzera), Dupont (Usa), Basf (Germania), Bayer (Germania) e Dow (Usa).

Per finire si prospetta l’incubo del Trattato di libero commercio interatlantico (Ttip) in discussione tra Ue e Usa, che potrebbe travolgere ogni residua autonomia degli Stati anche in agricoltura, fino a provocare perfino lo sdoganamento della carne agli ormoni Usa. In Italia a livello parlamentare pare ci sia un ampio fronte anti-Ogm, ma in realtà con la risoluzione Zanin e altri, votata all’unanimità dalla Commissione agricoltura della Camera il 23 gennaio 2014, si è aperta la porta alla coesistenza tra coltivazioni Ogm e non. Questa coesistenza in fondo è accettata anche da Piero Sardo, presidente di Slow Food, quando afferma, su Repubblica del 27 gennaio 2014, che “la ricerca Ogm deve andare avanti, naturalmente in campi severamente protetti” e che “se gli Ogm facessero davvero male, non staremmo a parlarne, siamo nell’incertezza”…E’ certo tuttavia che fanno sicuramente male i residui di pesticidi e di interferenti endocrini, che contaminano i cibi industriali a basso prezzo – noi italiani siamo troppo educati per chiamarli cibi spazzatura, come fanno altri paesi, anche se stanno provocando un’epidemia di obesità.

Se il pericolo è grande, che fare? Il titolo del Congresso del Mst “Lottare e costruire la riforma agraria popolare”, sintetizza l’analisi dei piccoli contadini che possono resistere all’aggressione continua e violenta dell’agrobusiness e delle banche, che gli sono alleate, solo costruendo una forte alleanza con i cittadini, in difesa di un cibo sano e sostenibile. In Italia invece i movimenti sono frammentati, la narrazione è debole e forse addirittura sbagliata. Una campagna per l’agricoltura contadina o l’anno dell’agricoltura familiare sono cose buone e simpatiche, ma per resistere alle multinazionali del cibo e invertire la tendenza bisogna parlare di cibo, studiare ed elaborare una piattaforma politica con tutti i cittadini, che pur sappiamo contrari agli Ogm e anche ai pesticidi.

Ci vuole una riforma agraria popolare anche in Italia e in Europa, per produrre cibo agroecologico, cioè sano e sostenibile. Dobbiamo trovare forme e contenuti concreti, come è stato con il referendum dell’acqua. Altrimenti non si resiste neppure: perdono i contadini e con loro perdiamo tutti.

*Comitato italiano Amigos Sem Terra-MST

 

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