I trenta anni di Verde Ambiente e Società

Giorgio Nebbia

Il primo numero della rivista Verde Ambiente è apparso nel 1985, in  un periodo di grande importanza per la storia dell’ambiente. I Verdi erano da poco entrati nelle Amministrazioni locali e in Parlamento, c’era nel paese una domanda di una nuova politica; erano ancora aperte le ferite provocate dall’incidente al reattore ucraino di Chernobyl, che aveva sparso elementi radioattivi nel cielo di mezza Europa, con ricadute fino alla pianura padana. In Italia era in corso una vivace contestazione dei piani energetici governativi che si proponevano, nonostante la catastrofe di Chernobyl, di costruire centrali nucleari nel Mantovano, nel Salento, nel Lazio, poi cancellate dal referendum antinucleare del 1989 che trovò largo spazio nella rivista.

Ma già la contestazione ecologica cominciava ad essere appannata dalla ripresa economica del paese, dopo la lunga crisi energetica ed economica degli anni settanta; ripresa che aveva incoraggiato la crescita dei consumi e un assalto edilizio al territorio; si moltiplicavano prime e seconde case e attrezzature turistiche da tutte le parti, in violazione dei piani regolatori, spesso senza fognature. Niente paura, il governo Craxi varò il primo grande condono edilizio con cui veniva legalizzata la illegalità, primo esempio di una serie di altri condoni edilizi varati dai successivi governi Dini e Berlusconi.

In questa atmosfera cominciò a farsi sentire la voce di Verde Ambiente per denunciare le violenze contro il territorio, contro i beni culturali e contro la natura. Chi avrà voglia di rileggere gli oltre cento fascicoli della rivista, le centinaia di interventi (molti dei quali ben meriterebbero di essere riprodotti a futura memoria), troverà tutta la storia degli eventi ambientali che si sono svolti nel secondo ventennio del 1900 e nei primi anni del 21° secolo.

Verde Ambiente aveva da poco cominciato la pubblicazione quando apparve, nel 1987, il rapporto, che porta il nome del primo ministro norvegese Brundtland, in cui viene lanciata l’idea di “sviluppo sostenibile”, definito come uno sviluppo – inteso nel senso di possesso di automobili, merci, beni materiali – nel quale ogni generazione può soddisfare le proprie necessità a spese delle risorse naturali, ma in modo da lasciare altrettante risorse disponibili alle generazioni future perché possano anch’esse godere di un uguale “sviluppo”. Ben presto, e fra gli altri anche vari articoli di Verde Ambiente, hanno ricordato che qualsiasi azione umana, il prelevamento di minerali e di foreste e di acqua dall’ambiente, al fine di produrre più beni materiali, impoverisce inevitabilmente le riserve delle risorse disponibili alle generazioni future. La crescita sostenibile, insomma, è una contraddizione, è insostenibile. Un vero sviluppo umano deve essere in grado di governare i consumi e le tecnologie produttive per rendere minima la pressione sulla natura.

Eppure su questo tipo di “sviluppo” ha continuato a marciare l’umanità. Nel 1972 si era tenuta a Stoccolma la conferenza delle Nazioni Unite sull’”ambiente umano”, ma quella successiva del 1992 a Rio de Janeiro era dedicata a “Ambiente e sviluppo” e quella di Johannesburg del 2002 aveva come titolo “Sviluppo sostenibile”; niente più di umano e di ambiente.

Di questo lungo cammino, che ha portato ad aggravere le ferite alla natura, ci sono tutte le testimonianze nei vari articoli di Verde Ambiente; le denunce contro l’uso indiscriminato dei pesticidi e contro l’energia nucleare, contro il diboscamento e l’erosione del suolo e delle spiagge, sugli incidenti nei posti di lavoro, sull’inquinamento dei lavoratori dentro le fabbriche e delle loro famiglie fuori dal recinto dello stabilimento. Denunce accompagnate sempre da proposte e da un messaggio di speranza e di progetto, come dimostrano i molti interventi che insistono sulla necessità di bonificare le terre contaminate dalle scorie di attività produttive, le proposte di valorizzazione delle fonti energetiche rinnovabili, la necessità di economizzare l’acqua, bene comune, tenendo conto di come è possibile produrre merci e servizi con minore consumo della più preziosa delle risorse del pianeta. Verde Ambiente  ha smpre  insistito sulla necessità di uno smaltimento razionale dei rifiuti e del riciclo dei rifiuti – un prezioso libretto su questo tema fu pubblicato come supplemento alla rivista nel 1994.  La voce della rivista si è fatta sentire alta anche nella denuncia del pericolo dell’esistenza delle armi nucleari, insistendo per il disarmo nucleare totale.

Denunce e proposte fatte insieme ad una descrizione dei fenomeni, con un linguaggio per quanto possibile comprensibile alle scuole alle quali la rivista si è sempre proposta di parlare, ben conscia che solo dalla scuola può partire un cambiamento di mentalità, un nuovo rispetto per l’ambiente. La rivista, diretta dall’instancabile senatore Guido Pollice e sostenuta anche dal sito www.verdeambiente.it, per questi trent’anni non ha mai mancato di suggerire che cosa sarebbe opportuno fare per difendere l’ambiente, inteso anche come l’ambiente costruito e la città, e di difendere la natura, quel “Verde” del titolo, intesa come la base fisica da cui dipende la vita umana. Sempre con la speranza di richiamare anche l’attenzione di coloro che prendono poi le decisioni nel Parlamento, nelle Amministrazioni locali, nelle imprese.

E così continuerà a fare. I lettori sanno quanto sia difficile sostenere una rivista cartacea,che possa anche arrivare sul tavolo dei responsabili della politica – nella speranza che la leggano – in un momento difficile dell’economia. Ma la rivista continuerà a vivere, fino a quando è possibile, sostenuta soprattutto dalla fiducia dei lettori e dei collaboratori. E da una buona dose di coraggio, e ce ne vuole tanto specialmente in un momento come questo in cui tutto, anche i beni collettivi, anche le acque, le spiagge, i monumenti “pubblici” sono svenduti per soldi, per “fare cassa” come si suol dire e per evitare di colpire i veri sprechi e le vere ingiustizie sociali ed economiche. Un coraggio ispirato dal rispetto per le generazioni future la cui casa, il cui “ecos” sarà più o meno pulita e vivibile a seconda dell’intensità con cui alcune voci — e  Verde Ambiente  ha la presunzione di essere fra queste — testimonieranno ad alta voce anche le cose sgradevoli al potere politico ed economico.

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