Thyssenkruppen. I tedeschi alle acciaierie di Terni

recensione di  Marco Vulcano*

Walter Patalocco, Thyssenkruppen. I tedeschi alle acciaierie di Terni, Terni, Morphema

Le trattazioni di vicende grandi e complesse come la globalizzazione scontano molto spesso un problema descrittivo; quello di eccessive generalizzazioni e astrattezze in cui, nel tentativo di fornire un impossibile sguardo universale, la realtà materiale svanisce completamente. Esattamente quello che non succede in ThyssenKruppen di Walter Patalocco, ex caporedattore de Il Messaggero di Terni, che ricostruisce con lo stile del romanzo e la precisione puntigliosa della cronaca locale la storia delle acciaierie di Terni – una delle più importanti acciaierie d’Europa – dalla privatizzazione fino a oggi. Si scopre così come quella che potrebbe apparentemente sembrare una vicenda economica solo locale sia in realtà una lente privilegiata per osservare da vicino l’azione e i meccanismi della globalizzazione, in cui rintracciare buona parte delle questioni che caratterizzano l’attualità del dibattito sull’Unione europea, dal liberismo al ruolo della Germania. Ciò con cui si ha a che fare è infatti la sparizione del termine produzione strategica nazionale dal vocabolario politico, la messa sotto processo di ogni tipo di aiuto di Stato mediante procedure di infrazione avviate contro ogni tentativo di intervento pubblico in economia già nel 1991, e la subalternità della politica a dogmi ideologici mercatisti rivelatisi poi nefasti. In buona sostanza, tutto ciò che ha determinato la crisi attuale. A tal proposito risultano particolarmente illuminanti le numerose testimonianze raccolte nel libro di importanti e insospettabili attori politici, anche di provenienza Dc, che mostravano titubanze davanti alle privatizzazioni applaudite da buona parte della cosiddetta sinistra. Quella che l’autore chiama «l’occupazione tedesca» delle acciaierie è una vicenda che racconta di come sia stata imposta dall’Ue la privatizzazione di un sito strategico che, al momento della (s)vendita, produceva utili, dove determinante è stata la paradigmatica «crisi di identità del modello capitalista tedesco, fatto di concertazione e presenza dello Stato», e l’adesione della Germania al modello anglosassone. Il tutto nella documentata azione, già a metà anni Novanta, di «manovre di lobby a favore della siderurgia tedesca», alfiere di una Unione europea fondata sul modello economico che, dal 2008, in tutto il mondo ha assunto il nome e il volto della crisi economica in corso e di una globalizzazione liberista che, alla Thyssen Krupp di Terni, mostrava i suoi frutti più attuali già nell’ultimo decennio del secolo scorso.

 

*Le mode diplomatique/il manifesto maggio 2014

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