Nicola Cipolla, Diario di un socialcomunista

di Tonino Perna, Il Manifesto 20.06.2014

Leg­gere il Dia­rio di un social­co­mu­ni­sta sici­liano è come fare raf­ting tra le onde della sto­ria che ini­zia con l’avvento del fasci­smo e fini­sce oggi. Anzi, non fini­sce per­ché que­sto libro-documento-saggio-testimonianza (Edi­tori Riu­niti, pp. 496, euro 17) va oltre il pre­sente e indica le strade per un futuro soste­ni­bile per l’umanità. A par­tire da quella spe­ciale uma­nità che si trova nella più grande isola del Medi­ter­ra­neo in cui vive Nicola Cipolla da quasi un secolo.

La Sici­lia, per l’appunto, come labo­ra­to­rio poli­tico ita­liano, ma anche come fucina di pro­getti e visioni di una rivo­lu­zione pos­si­bile. È in Sici­lia, infatti, che verrà spe­ri­men­tato il primo governo del con­so­cia­ti­vi­smo (ante­si­gnano dei governi delle «lar­ghe intese»), che l’autore denun­cia come la deriva del «com­pro­messo sto­rico» pro­po­sto da Ber­lin­guer che divenne nei fatti un patto di governo scel­le­rato con la parte peg­giore della Dc, prima in Sici­lia e poi nel resto del paese. Ed è sem­pre in Sici­lia che nasce Papir, la prima pre­sti­giosa rivi­sta eco­lo­gi­sta ita­liana, diretta allora da Gianni Sil­ve­strini e il Cepes, il cen­tro studi con una chiara visione ambien­ta­li­sta fon­dato e diretto da Nicola Cipolla. E anche: il grande movi­mento di lotta ai mis­sili Cruise negli anni ’80, che portò alla rac­colta di oltre un milione di firme nella sola Sici­lia, ma che si fermò sullo Stretto di Mes­sina, per­ché l’ala miglio­ri­sta del Pci, e non solo, bloccò que­sto grande movi­mento paci­fi­sta e antim­pe­ria­li­sta.

Lui, Nicola Cipolla, classe 1922, un gigante con la voce da bari­tono, respon­sa­bile della Camera del Lavoro di Palermo, par­la­men­tare nazio­nale e poi euro­peo, diri­gente di spicco del Pci, meri­dio­na­li­sta incar­nato nelle grandi lotte dei con­ta­dini sici­liani dopo il 1943, paci­fi­sta e antim­pe­ria­li­sta, diviene, dagli anni ’80 del secolo scorso uno dei mag­giori soste­ni­tori delle lotte ambien­ta­li­ste, della con­ver­sione eco­lo­gica per il supe­ra­mento del capi­ta­li­smo: «Diceva Marx che esi­ste un rap­porto fra forze pro­dut­tive che l’uomo rie­sce a domi­nare e modo di pro­du­zione. Il pas­sag­gio dalle ener­gie fos­sili a quelle rin­no­va­bili può por­tare a modi­fi­care il tipo di eco­no­mia e di società». Ma que­sto potrà avve­nire solo spez­zando le reni ai mono­poli ener­ge­tici e dando a tutte le comu­nità locali l’autonomia ener­ge­tica, gra­zie al sole che, scrive Nicola Cipolla, da sol dell’avvenire del sogno socia­li­sta, diviene il sole reale che può ricon­se­gnare una demo­cra­zia ener­ge­tica, base indi­spen­sa­bile per la costru­zione di una demo­cra­zia dal basso.

Tre sono i grandi temi affron­tati da que­sto autore-attore delle lotte sociali, in Sici­lia, e di quelle all’interno del Pci.

Il primo riguarda l’agricoltura, intesa in senso ampio come terra, acqua, risorse natu­rali da sal­va­guar­dare come bene comune. Fin dalle prime lotte con­ta­dine nella Sici­lia ancora sotto l’occupazione degli Usa, Cipolla si è bat­tuto come un leone a fianco dei con­ta­dini per l’attuazione dei decreti Gullo, per la costru­zione delle dighe per l’irrigazione delle aride cam­pa­gne del tra­pa­nese e del paler­mi­tano, e poi come euro­par­la­men­tare per il supe­ra­mento della Pac (Poli­tica agri­cola comu­ni­ta­ria) che ha pena­liz­zato i pro­dotti dell’agricoltura medi­ter­ra­nea. Nel testo, vi sono capi­toli che meri­te­reb­bero di essere stu­diati nei corsi di sto­ria del Mez­zo­giorno o di eco­no­mia agra­ria.

Il secondo grande tema è l’ambiente a cui l’autore approda senza but­tare via il sogno socia­li­sta e una cri­tica del capi­ta­li­smo che lo por­terà, quasi ottan­tenne, a inter­ve­nire al movi­mento No Glo­bal di Genova nel 2001. La que­stione ambien­tale come una que­stione di soprav­vi­venza dell’umanità che neces­sita di una grande lotta popo­lare per il supe­ra­mento di que­sto modo di pro­du­zione. In tale approc­cio, Nicola Cipolla è stato l’unico grande diri­gente del Pci che ha spo­sato total­mente la causa eco­lo­gi­sta.

Il terzo grande tema è quello dell’unità fra le forze della sini­stra. Non a caso Nicola si defi­ni­sce, fin dal titolo, social-comunista, e si è bat­tuto, fin­ché ha avuto un senso, per l’unità tra socia­li­sti e comu­ni­sti, segnato dalla grande e posi­tiva espe­rienza del «Blocco popo­lare» che si formò nei primi anni della Sici­lia post­fa­sci­sta. Anche per que­sto il com­pa­gno Cipolla si oppose stre­nua­mente al «com­pro­messo sto­rico» e alla sua gestione sici­liana che signi­ficò un’alleanza nei fatti con i set­tori della Dc legata alla mafia, gestita dall’allora segre­ta­rio regio­nale Achille Occhetto, lo stesso che poi si alleò con i miglio­ri­sti per lo scio­gli­mento del Pci, dei suoi sim­boli e dei suoi valori. Com­pro­messo a cui si oppose ad un certo punto anche Pio La Torre, la cui ucci­sione è stata attri­buita alla mafia sici­liana, ma che, secondo l’autore, molti fatti ci indu­cono a cre­dere che la mafia — come nel caso delle stragi di Fal­cone e Bor­sel­lino — sia solo il brac­cio armato, men­tre i man­danti vanno ricer­cati nella classe poli­tica e nei ser­vizi segreti ita­liani e sta­tu­ni­tensi.

Ma è solo alla fine di que­sto lungo excur­sus che si sco­pre la chiave di let­tura di que­sto testo unico nel suo genere. È, infatti, pro­prio nell’Epilogo che con­si­glie­rei di comin­ciare a leg­gere le oltre quat­tro­cento pagine, come si fa con i testi giap­po­nesi o arabi. Si parte con la vit­to­ria al refe­ren­dum sull’acqua bene comune del 12–13 giu­gno del 2012, e incon­triamo un Nicola Cipolla che, con l’entusiasmo di un bam­bino, rac­conta l’attesa dei risul­tati e una grande festa di piazza dove viene chia­mato a inter­ve­nire di fronte a una folla al set­timo cielo. E lui, in mezzo a migliaia di gio­vani, ricorda che pro­prio in quella piazza Poli­teama il 20 aprile del 1947, si cele­brò la vit­to­ria del «Blocco del Popolo» a con­clu­sione del primo ciclo di lotte con­tro il lati­fondo e la mafia. Ancora, in quella piazza Poli­teama, rac­conta Nicola Cipolla, l’8 luglio del 1960 si radu­na­rono con­ta­dini, brac­cianti e ope­rai per pro­te­stare con­tro il governo Tam­broni e il suo brac­cio sici­liano, il governo di Maio­rana della Nic­chiara, retto da demo­cri­stiani, monar­chici, fasci­sti e libe­rali. La lotta per l’acqua bene comune viene così con­nessa alle bat­ta­glie per la terra, le dighe, la demo­cra­zia, la sovra­nità ali­men­tare ed ener­ge­tica, e rac­con­tata a chi non era ancora nato.

È que­sta la forza del libro: legare il pas­sato al pre­sente e al futuro, nar­rare e testi­mo­niare non per nostal­gia, ma per trarre linfa vitale dalle pie­ghe di una sto­ria sociale e poli­tica sco­nsciuta o dimen­ti­cata. È un testo che è un anti­doto per tutti quei rot­ta­ma­tori di ieri e di oggi che odiano la sto­ria e pen­sano che ciò che conta sia solo l’azione (come Mus­so­lini) o la velo­cità del fare (come Renzi).

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