Anno 26 – 03

Sommario n.3/2016

Editoriale. Cambiamento climatico, estrattivismo e referendum NOTriv – Giovanna Ricoveri

Questo numero di CNS-Ecologia Politica si apre con un lungo saggio sugli organismi geneticamente modificati scritto da Alberto Berton, un attento studioso della materia. Il tema è al centro di un dibattito economico e ambientale con posizioni controverse, rispetto alle quali è necessario che una rivista come la nostra prenda una chiara posizione “politica”. L’altro tema che vogliamo sottolineare riguarda il cambiamento climatico e il referendum NoTrriv del prossimo 17 aprile. Il cambiamento climatico, diceva l’Ipcc (intergovernmental Panel on Climate Change) nel suo ultimo rapporto, non è più percepito come qualcosa di lontano…

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ARTICOLI

1. Passato, presente e futuro degli organismi geneticamente modificati – Alberto Berton

Gli organismi geneticamente modificati (OGM) sono al centro di accesi dibattiti e controversie fin dall’inizio degli anni Settanta, ovvero quando mosse i primi passi la tecnologia che li fece nascere, quella del DNA ricombinante, e quando non esisteva ancora nessuna loro applicazione pratica. Da allora gli OGM e le biotecnologie hanno rappresentato a più riprese, da una parte, fonte di speranza e di attesa per una nuova fase di sviluppo del processo capitalistico dominata dalle scienze della vita; dall’altra parte, fonte di gravi preoccupazioni per le conseguenze potenzialmente dannose per l’uomo e l’ambiente naturale.

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2. L’ecologia di Barry Commoner – Giorgio Nebbia

Barry Commoner occupa, nel panorama «ecologico» internazionale, una posizione molto particolare. In Italia la sua fama è stata associata soprattutto a un libro del 1971, “Il cerchio da chiudere”, tradotto da Garzanti nel 1972 e ripubblicato (con un ampio aggiornamento) nel 1986. Di Commoner,sono apparsi vari altri saggi in italiano; Commoner è venuto molte volte in Italia e ha partecipato a numerose iniziative culturali, politiche e scientifiche, impegnato fino alla morte avvenuta negli Stati Uniti il 30 settembre 2012 a 95 anni (era nato nel 1917).

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3. Quale salvezza per gli umani e l’ambiente? – Giorgio Nebbia

Voltarsi indietro, e ripercorrere e rileggere quello che è stato detto, scritto e pensato sull’”ecologia” nei trenta anni passati è motivo di sconforto, ma anche di stimolo. Sconforto dal momento che in quegli anni sono state riconosciute e indicate le strade per uscire dalle trappole in cui la tecnologia, dominata dal profitto, ci aveva fatto cadere. Stimolo perché le ricette allora indicate — riconversione dell’economia, dei modi di vita, dei rapporti internazionali — potrebbero essere utilizzati per uscire dalle crisi economica e ambientale provocate dall’imprevidenza e dalla cecità dei governanti…

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4. I fattori chiave della conversione ecologica – Guido Viale

Che cos’è la conversione ecologica? Si usa spesso questo termine in modo intercambiabile con green economy, e certamente non esiste un significato consolidato di queste due espressioni che impedisca di usare l’una al posto dell’altra. Ma concettualmente si tratta di due cose distinte se non opposte. La green economy è la ricerca di opportunità di business, cioè di profitto, in ambiti che promettono un minor impatto ambientale rispetto al business as usual (BAU): sia che si tratti di sostituire vecchie tecnologie o vecchi prodotti con prodotti e tecnologie nuove, sia che si tratti di tecnologie, prodotti o soluzioni organizzative completamente innovative…

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5. Spazi di sostenibilità climatica – Filippo Tantillo

Nell’inverno 2015 mi trovavo in un’area remota delle Alpi, per ragionare con le associazioni dei cittadini e i sindaci dei piccoli comuni su un tema sempre più sentito nelle aree interne del paese: come fermare l’esodo della popolazione da queste zone, uno spopolamento reso più drammatico anche dalle difficoltà che le attività economiche legate al turismo invernale stanno affrontando da quando la competizione sullo sci si è fatta più intensa, e la crisi post 2008 ha cominciato ad intaccare le già scarse opportunità di lavoro esistenti.

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6. Perché studiare il latino e il greco – Antonio Gramsci

Non si impara il latino e il greco per parlare queste lingue, per fare i camerieri o gli interpreti o che so io. Si imparano per conoscere la civiltà dei due popoli, la cui vita si pone come base della cultura mondiale. La lingua latina o greca si impara secondo grammatica, un po’ meccanicamente: ma c’è molta esagerazione nell’accusa di meccanicità e aridità. Si ha che fare con dei ragazzetti, ai quali occorre far contrarre certe abitudini di diligenza, di esattezza, di compostezza fisica, di concentrazione psichica in determinati oggetti.

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7. Terra, casa e lavoro – Papa Francesco

Cosa posso fare io, raccoglitore di cartoni, frugatrice tra le cose, raccattatore, riciclatrice, di fronte a problemi così grandi, se appena guadagno quel tanto per mangiare? Cosa posso fare io artigiano, venditore ambulante, trasportatore, lavoratore escluso se non ho nemmeno i diritti dei lavoratori? Cosa posso fare io, contadina, indigeno, pescatore che appena appena posso resistere all’asservimento delle grandi imprese? Che cosa posso fare io dalla mia borgata, dalla mia baracca, dal mio quartiere, dalla mia fattoria quando sono quotidianamente discriminato ed emarginato?

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RECENSIONE

Becattini G., Magnaghi A., La coscienza dei luoghi. Il territorio come soggetto corale, Donzelli, 2015 – Alberto Ziparo

Giacomo Becattini è uno dei più accreditati studiosi di sviluppo locale e in particolare di distretti industriali. In questo La coscienza dei luoghi (Donzelli) arricchito dalla presentazione dell’urbanista Alberto Magnaghi e dal dialogo conclusivo tra i due compie il passaggio finale del suo «ritorno al territorio» di un’economia che ultimamente, con la crescente finanziarizzazione, ha ribaltato nel suo opposto il proprio profilo costitutivo di «strumento di ricerca della felicità umana». Trasformandosi cioè in una macchina mostruosa per «enormi arricchimenti di pochissimi» e disastri sociali, ambientali per il resto dell’umanità.

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