Anno 26 – 04

Sommario n.4/2016

Editoriale. Il referendum NoTriv e il piano energetico nazionale – Giovanna Ricoveri e Giorgio Nebbia

Prima di tutto vogliamo dichiarare che domenica scorsa 17 aprile siamo andati a votare per il referendum: abbiamo sempre votato per tutti i referendum, perché sono chiamati non da un governo, o da un presidente, o da un partito ma, una volta tanto nella vita, è il popolo “We the People”, che chiede a noi personalmente che cosa ciascuno di noi pensa di un certo problema. Da bambini ci hanno insegnato che quando qualcuno chiede qualcosa è buona educazione rispondere, a maggior ragione se è “il popolo” che ci interroga.

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ARTICOLI

1. La transizione energetica in Italia: tra strategie di conservazione e comunità emergenti – Giovanni Carrosio

L’articolo esce pochi giorni dopo il referendum No Triv del 17 aprile. Referendum che non ha raggiunto il quorum, contando 14,5 milioni di elettori, il 32% degli aventi diritto al voto. Non è mia intenzione proporre un ragionamento sulle ragioni di questo risultato. La contesa tra il Sì e l’astensione è stata viziata da obiettivi politicisti veicolati attraverso la consultazione, ma che nulla avevano a che fare con l’oggetto del referendum. Un gioco di posizionamento tra partiti e all’interno dello stesso partito di maggioranza, una conta tra filogovernativi e antigovernativi e una conta all’interno delle stesse forze che sostengono l’attuale governo. D’altronde poco si è discusso sul merito del quesito prima del 17 aprile, e per nulla se ne è discusso nei giorni successivi.

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2. Ecoworriors. Si sollevano per la Terra – Vandana Shiva

Negli ultimi quarant’anni, ho servito la Terra e i movimenti ecologisti di base, a cominciare dallo storico movimento Chipko (“Abbraccia gli alberi”) nell’Himalaya centrale. In ogni movimento a cui ho partecipato, ho notato che le donne erano le decisore, decidevano il corso dell’azione ed erano persistenti nel proteggere la terra e le fonti del loro sostentamento e della loro sopravvivenza. Le donne che furono parte del movimento Chipko stavano proteggendo le foreste perché la deforestazione e i tagli per il ricavo di legname a Uttarakhand provocavano inondazioni, siccità, frane e altri disastri naturali di questo tipo. Generavano scarsità di alimenti e foraggio. Causarono la scomparsa di fonti e ruscelli, costringendo le donne e percorsi più lunghi e distanti per avere acqua.

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3. Idee per il Mediterraneo interiore – Franco Arminio

Voltarsi indietro, e ripercorrere e rileggere quello che è stato detto, scritto e pensato sull’”ecologia” nei trenta anni passati è motivo di sconforto, ma anche di stimolo. Sconforto dal momento che in quegli anni sono state riconosciute e indicate le strade per uscire dalle trappole in cui la tecnologia, dominata dal profitto, ci aveva fatto cadere. Stimolo perché le ricette allora indicate — riconversione dell’economia, dei modi di vita, dei rapporti internazionali — potrebbero essere utilizzati per uscire dalle crisi economica e ambientale provocate dall’imprevidenza e dalla cecità dei governanti…

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4. Salviamo le biblioteche ambientali – Giorgio Nebbia

Il 15 aprile 2016 si è tenuta una conferenza sulle biblioteche ambientali presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma. CNS Ecologia Politica, nei suoi molti anni di vita, ha sempre sostenuto la necessità di salvare dalla dispersione, far conoscere e valorizzare anche le piccole biblioteche che raccolgono fondi bibliografici di privati, specialmente quelli che trattano problemi ambientali. In particolare va notato che la Biblioteca Borghi di Castel Bolognese ha ottenuto in deposito il prezioso fondo di Carlo Doglio, importante figura della sociologia, della progettazione, della difesa dell’ambiente — e anarchico.

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MEMORIA

La rivista CNS- Ecologia Politica ritiene utile invitare alla rilettura di alcuni saggi di particolare interesse, apparsi sulla rivista nei suoi 25 anni di vita.

5. L’economia come se la gente contasse. I trent’anni “di Small is Beautiful” – Giuseppina Ciuffreda

Ernst Fritz Schumacher (1911-1977) nasce in Germania dove studia economia. Emigra in Inghilterra nel 1936. Come tutti i tedeschi che abitavano il Regno unito, fu internato durante la seconda guerra mondiale. Fu poi rilasciato per lavorare in un’azienda agricola, un’esperienza molto importante: si occuperà infatti sempre dell’agricoltura e sarà presidente della Soil Association, la maggiore e più antica organizzazione di agricoltori organici inglesi. Dopo la guerra lavora per il governo britannico e per venti anni, dal 1950 al 1970, è consigliere economico capo per il National Coal Board, la più grande impresa britannica con 800.000 lavoratori.

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6. Quel che la Guerra serve a nascondere – Giovanna Ricoveri

Dall’11 settembre 2001, l’orrore della guerra occupa totalmente le nostre menti e i nostri cuori. E questa sensazione si è recentemente aggravata, da quando si è visto che in Iraq si torturano i prigionieri e si decapitano gli ostaggi. Tutto è diventato secondario, comprese le “emergenze” ambientali, del resto sistematicamente sottovalutate malgrado le parole in senso contrario e le battaglie solo settoriali, anche da parte della sinistra nelle sue diverse espressioni, movimenti inclusi. Cambiamenti climatici, siccità e desertificazione, incendi, frane e alluvioni, sete e carenza di acqua, blackout elettrici, grandi dighe, organismi geneticamente modificati, inquinamento atmosferico, idrico e del territorio, aumento degli incidenti e dei morti sulle strade e da inquinamento atmosferico, congestione urbana, rifiuti, esaurimento delle materie prime per eccesso di uso, privatizzazione dei beni comuni e tanti altri aspetti della nostra vita contemporanea, sembrano sospesi: non sono più problemi da risolvere. Sono anche per noi incidenti di percorso, da sopportare di fronte ad emergenze ben più gravi e urgenti.

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7. Produzione di merci a mezzo di natura – Giorgio Nebbia

Gli anni venti sono stati, nell’Unione Sovietica, un periodo di grandi fermenti e speranze; il governo bolscevico instaurato da Lenin doveva ricostruire un paese devastato dalla guerra e della crisi economica, con industria e agricoltura arretrate, con una popolazione dilaniata da divisioni e odi interni. Non sarebbe stato possibile risollevare l’industria del grande paese, ricco di risorse naturali, non sarebbe stato possibile riportare gli alimenti e le merci nei negozi, senza una pianificazione capace di indicare le priorità produttive: elettricità, carbone, concimi, acciaio, grano, eccetera. E la pianificazione richiedeva la conoscenza di un quadro completo delle produzioni e dei loro rapporti: quanti concimi e trattori occorrono per aumentare la produzione di grano; quanto carbone per aumentare la produzione di acciaio; quanto acciaio per produrre i trattori?

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RECENSIONE

Carlo Petrini, Terra Madre. Come non farci mangiare dal cibo, Giunti 2015 – Luciana Castellina

Quando uscì la prima edizione di questo libro di Carlo Petrini, Buono, pulito e giusto, ne scrissi subito su queste pagine perché – sebbene il messaggio del suo autore fosse ben conosciuto dai lettori de il manifesto per essere egli stato uno dei fondatori del nostro movimento e anzi votatissimo consigliere comunale del PdUP di Bra (ora persino autore della prefazione per le edizioni San Paolo all’Enciclica Laudato sì di Papa Francesco) – il volume chiariva bene qualcosa che forse non era stato ancora bene afferrato da tutti: che «Slow Food», nata dall’ARCI-Gola, e ormai diventata una grande organizzazione internazionale, non aveva come interlocutori le privilegiate élites dei buongustai, bensì i contadini.

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