Anno 26 – 10

Sommario n. 10/2016

Editoriale. Questo numero – Giovanna Ricoveri

Nell’editoriale del n. 6 di questa rivista, nel 1992, ci chiedevamo: . Sono passati tre lustri, e la crisi si è aggravata, anche perché a quella domanda governi e istituzioni non hanno dato risposta.

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Il referendum costituzionale e l’ambiente – Giovanni Carrosio e Giorgio Nebbia

I cambiamenti della Costituzione che siamo chiamati a confermare o declinare nel referendum del 4 dicembre si basano sulla convinzione che per stare al passo con i tempi, le democrazie debbano velocizzare l’azione dei Governi, rendendoli più liberi di agire grazie al labile controllo di una sola camera: il principio che consegna nelle mani del Parlamento il potere legislativo viene così rovesciato.

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Il SI al referendum è una minaccia per la tenuta democratica del nostro paese – Marica Di Pierri e Stefano Kenji Iannillo

Partiamo da un presupposto: il consolidamento della post-democrazia di cui parlava Colin Crouch ha bisogno di riforme costituzionali come quella che saremo chiamati a votare (o meglio a sventare) il 4 dicembre. Il disegno sotteso alla riforma – propagandata come al di sopra del bene e del male, buona di per sé, come se dopo anni di tentativi andati a vuoto il solo concetto fosse salvifico e non ne importasse il carattere migliorativo o peggiorativo – mira alla consacrazione di un sistema politico in cui, invece che restituire sovranità al popolo cui apparterrebbe, si fa il possibile per concentrarla sempre più verso l’alto.

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Migranti ambientali: i senza diritto tra nuove barriere d’Occidente e moderne iniquità – Salvatore Altiero

La “geopolitica dei muri”, l’accaparramento delle risorse strategiche provenienti dai luoghi di partenza dei migranti, l’impatto della distruzione ambientale e dei cambiamenti climatici, la sperequata distribuzione dei costi ambientali e sociali del modello produttivo su scala globale, i danni dello “sviluppo indotto” in nome del profitto: ecco la delimitazione del limbo entro cui rimangono confinate le migrazioni ambientali.

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Dalla rabbia all’azione – Eddy Salzano

Il mondo è diviso in due parti. Da una parte abbiamo imparato che c’è una massa sterminata di persone (li abbiamo definiti “i nuovi dannati della terra”, riprendendo un vecchio titolo di Franz Fanon), sfrattati dalle loro terre, case, diritti. Noi conosciamo direttamente solo le avanguardie di quesa parte sterminata dell’umanità, i “migranti” che sbarcano alle nostre frontiere.

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Il disinquinamento per un nuovo corso di politica economica ed ambientale – Giorgio Nebbia

“Stato di calamità naturale” è una frase che viene ripetuta continuamente ogni volta che si verificano frane, alluvioni, inquinamenti disastrosi. E la frase significa soldi che devono essere tratti dai fondi dello Stato, quindi dalle tasche dei cittadini, ma anche maggiori spese private, soldi necessari per la bonifica delle terre contaminate, per le ore e la salute perdute nel traffico, per la filtrazione delle acque, per la riparazione e ricostruzione di strade ed edifici, eccetera. Il nostro è un territorio che sta diventando sempre più fragile, dal nord al sud, con uno stato e dei governi sempre più distratti nei confronti di quello che succede sulla base fisica, materiale, del paese.

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David Harvey. Il neoliberismo è un progetto politico – intervista di Bjarke Skaerlund Risager

11 anni fa David Harvey pubblicò il libro “Breve storia del Neoliberismo”, che è diventato uno dei libri di riferimento sul tema. Da allora abbiamo visto nuove crisi economiche e finanziarie, ma anche nuove ondate di resistenza, che nelle loro critiche alla società contemporanea spesso hanno come obiettivo il neoliberismo. Cornel West parla del movimento Black Lives Matter come di un “J’accuse” al potere neoliberista; Hugo Chaves chiamava il neoliberismo una “strada per l’inferno”; e i leader dei sindacati stanno sempre più utilizzando il termine per descrivere l’ambiente più grande nel quale si svolgono le lotte sul posto di lavoro.

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Prefazione a La fine del capitalismo. Dieci scenari – Giordano Sivini

C’è stata una parentesi nella storia del capitalismo in cui il sociale è riuscito ad emergere dall’economico. Aveva rilevanza, in quanto sociale, per il riconoscimento giuridico che lo stato gli attribuiva in forza della sua esistenza come popolazione disciplinata dal lavoro salariato. In funzione della mediazione con l’economico, lo stato aveva ricevuto legittimazione dal sociale. La democrazia, che come parvenza funzionava fin dall’800, era stata giuridicamente ridefinita in senso sostanziale con una articolazione istituzionale orientata a garantire il benessere del sociale.

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L’economia come non ve l’hanno mai spiegata – Renaud Lambert e Hélène Richard

Il «Manuel d’économie critique» del «Monde diplomatique» è nelle edicole francesi. La prima opera di questa raccolta, nel 2014, era dedicata alla storia. Oggi vogliamo chiarire le base e gli aspetti di una disciplina di potere, l’economia, i cui principi governano tanti aspetti della nostra vita. Il saggio si propone di far comprendere per far agire: tutti possono partecipare alla battaglia delle idee, se si dispone di strumenti caratterizzati da scrittura accurata, contenuti rigorosi, senso delle immagini, pedagogia e prospettiva storica. Il nostro manuale vuole essere uno strumento di questo tipo.

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Per una teologia queer. Incontro con Teresa Forcades – Grazia Francescato

Il volto della Chiesa di domani sarà quello di Teresa Forcades? La ragione dubita, il cuore intensamente spera di sì. Perché questa monaca benedettina, medico, teologa femminista, protagonista della lotta per l’indipendenza catalana, non è soltanto, come scrive Michela Murgia, “l’infrazione vivente di tutti gli stereotipi dell’immaginario collettivo sulle suore di clausura” ma rivisita con spiazzante forza innovativa i dogmi millenari della cultura ecclesiale.

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