Capitalismo Natura Socialismo - HOMEPAGE ECOLOGIA POLITICACNS - rivista telematica di politica e cultura
nn. 1/2 - gennaio-agosto 1999, Anno VIII-IX, fasc. 22-26

INDICE
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EDITORIALE
Giovanna Ricoveri
   
 

Dopo un anno e mezzo, riprendiamo la pubblicazione di Ecologia politica - CNS su Internet: l'ultimo numero cartaceo era infatti il fascicolo doppio n.20-21, giugno-dicembre 1997. La rivista, nata nel 1991 con il nome Capitalismo Natura Socialismo, ha pubblicato 15 fascicoli nei 5 anni 1991-1995. Nel 1996 ha cambiato nome, diventando in Ecologia Politica-CNS, della quale sono usciti 6 fascicoli (nn.16-21) nei 2 anni 1996-97. Della nuova edizione telematica contiamo di farne uscire 3 numeri l'anno come con l'edizione cartacea (gennaio-aprile, maggio-agosto, settembre-dicembre).

Riprendiamo la pubblicazione della testata in continuità con il passato, con la novità non secondaria di uscire su Internet. La scelta è in prima istanza un problema di costi, nel senso che la nostra esperienza ci insegna che nessuna rivista può oggi sopravvivere in Italia senza fondi "istituzionali" (e noi non ne abbiamo). La distribuzione delle riviste, in Italia, è un problema insolubile, e ciò preclude la possibilità di avere un livello di vendite sufficienti a coprire i costi. Ma Internet permette anche di raggiungere lettori diversi, i più giovani e i più dinamici, quindi è una sfida interessante, tutta da verificare, che facciamo con convinzione.

La ragione di fondo per riprendere questa testata è che "l'ecologia politica" - che è il nostro specifico - resta marginale non solo nella pratica politica ma anche nella cultura del nostro paese e dell'Occidente: non è una materia che si insegna nelle scuole; è pressoché ignorata dai politici, incluso quelli verdi; è snobbata dalla maggior parte degli intellettuali, incluso quelli che si dichiarano marxisti, comunisti, e di sinistra.

Rispetto a quasi 10 anni fa', quando - dopo la caduta del Muro di Berlino e la fine del "socialismo reale" - avviammo questa impresa, molte cose sono cambiate nel mondo, in Italia e anche nel collettivo che dette vita alla rivista. In estrema sintesi, si può dire che la questione ambientale è diventata apparentemente più visibile; nella sostanza, prosegue il tentativo del capitale di riassorbire il problema eludendolo: vengono tinti di verde l'occupazione, i frigoriferi, la benzina, le automobili, i cibi, ecc. Ma ciò non evita che si ripetano e si aggravino i casi drammatici del "pollo alla diossina". Il tentativo del capitale di riassorbire il problema, d'altra parte, non è contrastato dalle sinistre di governo che riducono le tasse dei ricchi in patria e fanno le guerre umanitarie all'estero.

Ma che cos'è l'ecologia politica? Proveremo a dirlo, anche se lo spiegano meglio i saggi che pubblichiamo (e quelli che abbiamo pubblicato in passato). In estrema sintesi, si potrebbe dire che è la versione "di sinistra" dello sviluppo sostenibile, obiettivo sottoscritto da tutti i Governi mondiali alla conferenza delle Nazioni Unite su Ambiente e Sviluppo del 1992 a Rio de Janeiro. La sostenibilità - qualunque cosa questa parola significhi - presuppone un modo diverso di produrre e di consumare, che implica riqualificare a monte sia gli investimenti sia la "qualità e composizione" della domanda. Sviluppo qualitativo non significa affatto più servizi e meno merci, ma merci industriali e agricole e servizi (alle imprese e al consumo) con meno energia e minor input sia di materie prime a monte che di rifiuti a valle. Sviluppo qualitativo non significa più opere pubbliche che cementificano il territorio, ma opere pubbliche per la gestione partecipata e la salvaguardia a monte del territorio. Sviluppo qualitativo non coincide necessariamente con nuove tecnologie, e anzi spesso comporta di combattere il riduzionismo scientifico secondo cui sarebbe possibile risolvere per la via tecnologica problemi sociali complessi come la salute o la fame nel mondo.

Ecologia politica vuol dire anche giustizia sociale, specie nei confronti del Sud del mondo. E questo significa stabilire rapporti con i paesi del Sud, diversi da quelli praticati dal "libero" commercio dello World Trade Organization, il nuovo Gatt. La liberalizzazione dell'agricoltura e la brevettazione dei semi, delle risorse e della biodiversità locali non è solo ingiusta; mette a repentaglio la sopravvivenza di milioni/miliardi di persone, di intere popolazioni che vivono di mera sussistenza. Significa anche rifiutare le guerre come quella recente dei Balcani, perché le guerre distruggono risorse, persone e culture; sono negative anche sul piano economico.

In questo primo numero telematico della rivista (n.1, gennaio-agosto 1999, anni ottavo e nono, fascicoli 22-26), pubblichiamo un saggio di Ugo Leone sul rischio ambientale e la sua geografia discriminante a danno dei paesi più poveri, che non sono in grado di organizzare la prevenzione. E poi Giorgio Nebbia, che spiega la natura non veritiera delle statistiche, che non prendono in considerazione né la natura né le risorse. Giovanna Ricoveri si occupa di disoccupazione, il rompicapo dei Governi occidentali. Il saggio di Vandana Shiva (in inglese) entra nel merito dei meccanismi del libero commercio, rapportandoli alla questione di genere. José Carlos Escudero presenta una critica delle politiche di aggiustamento strutturale, nella versione riveduta e corretta - dopo la crisi asiatica - di Joseph Stigliz, premio Nobel per l'economia e vicepresidente della Banca mondiale. James O'Connor spiega perché non si può più fare affidamento sugli Usa come locomotiva della ripresa economica mondiale, perché la crescita Usa è sempre più affidata al consumismo. Infine Mike Davis, che presenta una lettura provocatoria dei principali avvenimenti degli ultimi 20-30 anni nel mondo, e auspica la ripresa di una funzione positiva della città secondo la tradizione inglese di fine Ottocento. Segue una ampia sezione di letture, annotate.

Mi corre poi l'obbligo di dire che la rivista telematica ha per ora un comitato ristretto, che ci auguriamo possa crescere nel tempo. Ne fanno parte, oltre a Giovanna Ricoveri, Riccardo Bocci, Marinella Correggia, Ugo Leone, Dario Manna, Giorgio Nebbia, Francesco Piro e Gilda Serafini.

 

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