Capitalismo Natura Socialismo - HOMEPAGE ECOLOGIA POLITICACNS - rivista telematica di politica e cultura
n. 3 - settembre-dicembre 1999, Anno IX, fasc. 27

INDICE
n. 3

CONFLITTI TERRITORIALI E IMPATTI AMBIENTALI: IL CASO DELLA COLOMBIA
Alberto Corbino*
   
 

Il patrimonio ambientale della Colombia

La Colombia è uno dei cosiddetti paesi della megadiversità, ovvero uno dei più ricchi in assoluto in termini di specie naturali. Contende difatti al Brasile il più indice alto di biodiversità al mondo(1).

Ciò è dovuto alla sua particolare posizione geografica, a ridosso dell'equatore, alla fitta rete di grandi fiumi (navigabili per più di settemila chilometri), ad una geomorfologia che varia dai picchi boscati delle tre cordigliere andine alle immense pianure dei Los Llanos, alla presenza di regioni caratterizzate da foreste tropicale semivergini del Chocò Biogeografico (a nord-est, una delle regioni più piovose al mondo) e dell'Amazzonia (a sud-ovest, 400.000 kmq).

Anche il patrimonio culturale di questo paese, ciò che le civiltà precolombiane hanno lasciato, è notevolissimo: l'antica arte orafa colombiana creata dagli scomparsi Tolima, Quimbaya, Muisca, Simù, Tayrona e Calima è considerata la migliore del continente. Gli eredi di quelle antiche civiltà vivono oggi in una cinquantina di comunità indios composte da 3-400.000 individui (circa l'1% della popolazione nazionale), che cercano di sopravvivere stretti tra l'avanzata dei contadini e le multinazionali del petrolio.

La Colombia è infatti molto ricca in termini di risorse naturali di immediato sfruttamento economico. Il paese è il primo produttore mondiale di smeraldi, il primo in sud America di carbone, l'estrazione del petrolio è in forte aumento (2), il 70% dei fabbisogni energetici sono soddisfatti da impianti idroelettrici (3). La varietà delle zone climatiche, inoltre, fa della Colombia il paese con maggiore autosufficienza alimentare dell'America Latina (4). Tanta abbondanza è ovviamente fonte di conflitti per la gestione delle risorse stesse e di grandi pressioni sul territorio naturale e, qui più che altrove, le esigenze dello sviluppo economico e quelle della conservazione della natura si scontrano.

Il governo cerca di proteggere e valorizzare questo patrimonio con una rete di 46 Aree Protette, che interessano circa l'8,5% della superficie del paese. Il primo parco nazionale (Parque Naciònal Cueva del los Guàcharos) fu istituito già nel 1960.

Ma fino a pochi anni or sono, la protezione ambientale in questo paese è esistita solo sulle carte geografiche o tramite leggi che non venivano applicate (le severe norme del codice penale e civile in materia erano e sono tuttora - dette tigre de papel- la tigre di carta, appunto), mancando un pianificato e puntuale intervento sul territorio nazionale tutto, integrato con la politica economica del paese (5). E' difatti solo nel 1994 il governo colombiano lancia il "Plan de Desarrollo Nacional", nel quale, per la prima volta, si fa riferimento alla componente ambientale come una delle basi per il "salto sociale", cioè per la "costruzione di un nuovo cittadino colombiano".

Il 30 dicembre 1994 si crea la "Unidad Administrativa Especial del Sistema de Parques Nacionales", una struttura autonoma ma controllata dal Ministero dell'Ambiente (istituito dalla legge 99/1993). Il "Sistema de Parques Nacionales de Colombia" comprende oggi 36 parchi nazionali, 2 riserve naturali, sei santuari di flora e fauna , una Area Naturale Unica ed un Parco Via (Isola di Salamanca).

Le aggressioni al patrimonio ambientale.

Possiamo classificare le aggressioni al patrimonio ambientale della Colombia a seconda della loro origine: quelli generati da conflitti territoriali ordinari (sfruttamento di risorse fossili e colonizzazione contadina) e quelli generati da conflitti di straordinaria violenza (dovuti cioè alla presenza di conflitti armati ed organizzazioni terroristiche e criminali).

Lo sfruttamento degli idrocarburi.

In Colombia si trova il più grande giacimento di carbone dell'America Latina, che viene estratta a La Guajira (regione desertica situata all'estremo nord) da una joint venture tra gruppi stranieri e governo colombiano. Anche l'estrazione di gas naturale è in aumento (4.437 milioni di metri cubi nel 1995).

Ma dire risorse fossili in Colombia significa principalmente parlare di petrolio. Il governo colombiano cominciò nel 1986 ad esportare petrolio dai pozzi petroliferi del nord est del paese: dapprima dal giacimento di Caño-Limon, nel dipartimento di Arauca, e alcuni anni dopo dai pozzi del dipartimento di Casanare, in quello che è ritenuto il più grande giacimento scoperto al mondo negli ultimi dieci anni.

Il 1997 è stato un anno record per la produzione di petrolio nel paese: un valore medio di 652 mila barili al giorno, ben 26 mila in più dell'anno precedente, con punte che arrivano a 746 mila nel mese di novembre. L'attività di esplorazione sismica del sottosuolo ha riguardato quasi 2.500 km, il 13% in più rispetto all'anno precedente, mentre la perforazione a fini esploratori è aumentata del 30%, con la cantierizzazione di 28 nuovi pozzi. Nello stesso anno l'esportazione di prodotti raffinati dal petrolio è stata di 67.600 barili, per un valore di 392.6 milioni di dollari, ed un saldo netto di circa 76 milioni di dollari.

Le riserve di petrolio del paese sono stimate (1997) in circa 2.557,2 milioni di barili, che saranno sfruttate grazie ad una fitta e modernissima rete di infrastrutture di estrazione e trasporto: 5300 km (cui si aggiunga una rete di 8 polidotti per un totale di circa 1000 km) (6) che attraversano i boschi andini, le cordigliere, le vallate, le foreste pluviali. Si può affermare che il settore petrolifero (assieme a quello energetico in generale) (7), che pare non risentire del grave stato di incertezza politica che costantemente convive con i colombiani, sostenga oggi l'alto tasso di crescita economica globale del paese (circa il 4% annuo), ed oggi condivide con il caffè il primo posto della bilancia commerciale (nel 1995 si esportavano 1954 di milioni di US$ di caffè, contro i 1927 del petrolio). Basti pensare che la sola Ecopetrol, l'azienda di Stato che detiene circa il 70% del mercato petrolifero colombiano, occupa quasi 11.000 persone.

I danni ai delicati equilibri ecosistemici causati dalle attività di esplorazione, estrazione, trasporto (basti pensare al deserto in cui è stato trasformato il fertile territorio degli Ogoni lungo il delta del fiume Niger, dall'industria del petrolio), o quelli potenziali causati da guasti o incidenti (come l'onda di greggio proveniente da un'oleodotto ecuadoriano che ha invaso le coste del pacifico colombiano nel luglio 1997, rovinando 3.500 famiglie di pescatori) sono facilmente immaginabili ma difficilmente calcolabili.

La colonizzazione contadina

La Colombia ha attualmente due fronti attivi di colonizzazione contadina che danneggiano la foresta amazzonica, i boschi lungo l'Orinoco, le riserve dei boschi andini, le valli pedimontane nella pianura del Caribe e la foresta del Pacifico. Nella maggior parte di questi fronti, la colonizzazione danneggia territori e riserve indigene e parchi naturali.

La politica attuale, inclusa la legge 160/94, favorisce la occupazione economica delle terre appartenenti allo Stato, e regola i procedimenti per ottenere il titolo di proprietà.

E anche se la legislazione indica che la copertura boscosa sia parte integrante di una proprietà terriera, la cultura contadina andina non è orientata verso il mantenimento e la conservazione del manto boschivo, in quanto con la deforestazione guadagna terreno da pascolo.

E anche se la colonizzazione non è un'impresa proficua poiché più avanza la frontiera più sono lontane le vie di trasporto e la rete di sevizi statali, i contadini continuano ad emigrare e a strappare terra alla foresta in numero sempre crescente. Questa folla di disperati (il 65% dei quali sono piccoli proprietari terrieri, che perdono il loro titolo con la migrazione) sono infatti cacciati dalle loro terre dalla ferocia dei paramilitari (spesso al soldo dei narcos), in cerca di collaboratori della guerriglia. I terreni abbandonati sono poi quasi sempre acquistati dai signori della droga.

Negli ultimi quindici anni, vi sono state infatti acquisti significativi di terra da parte di narcotrafficanti in 409 municipi, cioè nel 42% dei 1.039 municipi del paese, in ben 28 dipartimenti. E in 23 di questi dipartimenti è accertata la coltivazione di piante illecite da droga (coca ed amapola principalmente). In molte delle 28 regioni è segnalato che i narcos abbiano acquistato le terre migliori (pare che siano proprietari di 1/4 dei terreni coltivabili del paese).

L'impatto sul patrimonio naturale è gravissimo: ha rafforzato infatti sia la tendenza errata di destinare le migliori terre del paese alla coltivazione estensiva, con grave pregiudizio dei boschi e dell'agricoltura stessa; sia la presenza di gruppi armati e di attività illecite, rendendo impossibile l'effettiva gestione dei parchi naturali (le attività di ricerca, per esempio), e la fruibilità turistica degli stessi (rapire gli stranieri è una delle tecniche di guerriglia più diffuse nel paese). Seppur indirettamente, gli impatti che lo sfruttamento delle risorse fossili e la colonizzazione contadina hanno sul territorio sono quindi esasperati dalla presenza di conflitti e di organizzazioni armate sul territorio, che sono causa, questa volta diretta, degli impatti di seguito descritti.

Attualmente la situazione si presenta particolarmente grave: nonostante i tentativi di pervenire ad una pace governo-guerriglia, o forse a causa di questo, il paese è teatro di una vera e propria guerra civile.

Il terrorismo petrolero

Nel 1986, in coincidenza con le prime esportazioni di greggio, le organizzazioni terroristiche colombiane (8) cominciarono a compiere attentati dinamitardi agli oleodotti.

La guerriglia ha da sempre combattuto la corrotta gestione economica del governo colombiano, reo di danneggiare il popolo, favorendo speculazioni e l'arricchimento di pochi (9). Una guerra che invece ha finito proprio per danneggiare le fasce più povere della popolazione, che vivono in condizione di stretta dipendenza dalle risorse naturali. Dal 1986 gli attentati si succedono ad un ritmo di uno alla settimana, con una particolare recrudescenza negli ultimi due anni (circa 150 fino agli ultimi mesi del 1998). L'oleodotto Caño Limon-Coveñas ha subito 512 attentati in 12 anni, di cui 125 solo tra il 1997 ed l'ottobre 1998.

Principali oleodotti: caratteristiche ed attentati (1986-1996)

Nome

N attentati

Lunghezza (Km)

Capacità

barili/giorno

Localizzazione

N dipartimenti attraversati

Caño Limon Coveñas

437

780

25.000

Nord

6

Colombia

(Vasconia Coveñas)

64

480

150.000

Da centro a nord ovest

4

Transandino

55

310

13.500

Sud ovest

2

Ol. Central de los llanos

67

508

220.000

Centro a est

4

Totale

(1986-96)

623

+ 204 (1997-99*) = 827 Totale (1986-99)

* fino al mese di settembre 1999

 

Fonte: nostra elaborazione su dati Defensoria del Pueblo 1997, Departemento Nacional de Planeación 1998, quotidiani e periodici 1998-99.

Questi attentati hanno interessato il territorio di 70 municipi e 13 dipartimenti (su un totale di 32).Il greggio sversato in Colombia a causa degli attentati equivale a circa 2 milioni di barili (ovvero a 7,6 volte la quantità di petrolio fuoriuscita nel disastro della Exxon Valdez tra l'Alaska ed il Canada nel 1989), 200.000 nel solo 1997. Solo i primi 13 attentati del 1988 al Caño Limon Coveñas hanno causato la fuoriuscita di circa 50.000 barili di greggio.

I danni economici possono essere così riassunti: la perdita di greggio corrisponde a 1.500 milioni di dollari per il petrolio non prodotto e 18 milioni per quello fuoriuscito; 20 milioni di dollari per costi di decontaminazione, mentre per le comunità locali vi è una perdita per mancate regalías (cioè royalties, corrisposte alle amministrazioni locali) di 158 milioni di dollari (poco meno di 80 milioni solo per l'oleodotto Caño Limon Coveñas tra il 1986 ed il 1996).

I due oleodotti più colpiti dal terrorismo: greggio fuoriuscito e costi di decontaminazione

 

Oleodotto Caño Limon Coveñas

Oleodotto Colombia

Anno

N attentati

Greggio

Fuoriuscito

(barili)

Costi di bonifica (US$)

N attentati

Greggio

Fuoriuscito

Costi di bonifica (US$)

1986

23

108.106

334.636

-

-

-

1987

11

11.048

n.d.

-

-

-

1988

50

326.396

984.022

-

-

-

1989

29

83.614

747.944

-

-

-

1990

23

100.030

1.608.956*

-

-

-

1991

61

176.216

1.640.125

-

-

-

1992

62

156.778

2.457.333

24

69.167

324.000

1993

39

107.760

1.069.903

10

21.883

116.000

1994

45

142.430

1.582.100

9

20.824

117.000

1995

46

134.278

2.188.473

8

37.280

250.000

1996

48

79.222

2.564.000

14

19.223

409.000

1997

55

n.c.

n.c.

2

n.c.

n.c.

Totale

462

1.426.390

15.177.492

67

168.327

1.216.000

Fonte: Ecopetrol - Dirección Corporativa de Seguridad, 1998

* Per la sola bonifica della laguna di Zapatosa, in seguito all'attentato del 12 maggio 1990, furono necessari 3 mesi di lavoro e più di 800.000 dollari.

Ma il danno diretto al sistema economico non è l'unico cui guardare. Le conseguenze indirette, a volte involontarie ma comunque conseguenti a questi atti, sono sicuramente più gravi. Questi attentati hanno infatti provocato anche vittime tra la popolazione civile (è superfluo far riferimento alle migliaia di militari e guerriglieri che cadono ogni anno "sul fronte)". L'attentato dinamitardo del passato 18 ottobre all'Oleodotto Central nel Dipartimento di Antioquia, ha causato un incendio che ha divorato Machuca, un villaggio di minatori, bruciando vive 46 persone e ferendone seriamente 70 (tra cui 20 bambini). Nel 1991 due contadini morirono per uno scoppio nel dipartimento di Cundinamarca e nel 1992 dieci baraqueros morirono per le ustioni riportate in un incendio causato da un attentato in Antioquia. Altri danni gravissimi, impossibili da quantificare, sono quelli arrecati all'ambiente e conseguentemente alle popolazioni locali. Difatti, la diminuzione di produttività delle acque, la desertificazione delle terre, equivalgono alla perdita di tutto, alla povertà e non hanno quasi altra soluzione se non la fuga.

La fuoriuscita di greggio causa, infatti, un grave e spesso irreversibile inquinamento delle risorse naturali: fiumi, laghi, zone umide, falde acquifere, terreni fertili e pascoli vedono compromessa la loro capacità produttiva, la loro utilizzazione necessaria alla sopravvivenza delle popolazioni locali. Migliaia di ettari di valli, di delicato bosco andino vengono contaminati e con essi scompaiono migliaia di microecosistemi necessari alla sopravvivenza di specie vegetali ed animali rarissime o ancora sconosciute alla scienza. Gli incendi che spesso da tali atti scaturiscono, completano l'opera di distruzione, divorando migliaia di ettari di bosco andino, con grave pregiudizio anche per la stabilità idrogeologica.

Il Ministero dell'Ambiente calcola che la muerte de color negro abbia invaso e gravemente inquinato circa 6.000 ettari di aree agricole o da pascolo, 2.500 km di fiumi e falde acquifere, e 1.600 ettari di zone umide e lagune. La pianura auracana, corrispondente al bacino del rio Catatumbo (a nord est del paese, al confine col Venezuela), è tra le aree più colpite: nel 1988 fu invasa da 93.000 barili di greggio, la maggiore quantità mai versatasi al mondo in acque continentali, con macchie che si estendevano per 180 km.

Le altre aree maggiormente colpite sono la pianura del tratto medio e basso del rio Magdalena (nord ovest, in corrispondenza dei dipartimenti di Santander, Cesar e Sucre), dove la espansione del greggio ha compromesso circa 1.000 ettari di lagune di acqua dolci, circa 40 km di fiumi minori, 150 km di ruscelli e corsi d'acqua invernali; i dipartimenti di Putumayo e Narino (estrema punta sud-ovest, al confine con l'Ecuador), dove l'orografia particolarmente montagnosa e le caratteristiche del suolo impediscono un controllo efficace della fuoriuscita del petrolio, creando spesso casi di inquinamento transfrontaliero.

Principali impatti ambientali.

Impatti in acque superficiali e sotterranee.

Il grado di intensità dell'impatto sull'ecosistema acquatico del versamento di petrolio dipende da vari fattori: volume e caratteristiche chimiche dell'idrocarburo, estensione e penetrazione nel corpo idrico, caratteristiche idrogeologiche del sistema, efficacia della bonifica, periodo dell'anno in cui si verifica l'evento, tolleranza degli organismi acquatici coinvolti. Generalmente l'impatto maggiore si verifica nelle lagune, alle quali il petrolio arriva trasportato dai corsi d'acqua, e nei quali altera l'equilibrio dei valori di sedimenti, nutrienti ed ossigeno. Per ciò che riguarda gli impatti sulla flora acquatica, le foglie vengono coperte: ciò provoca impossibilità di fotosintesi e respirazione provocando la defoliazione e la morte degli individui. Tra gli animali, i più colpiti sono i rettili, più lenti nei movimenti (in Colombia ve ne sono 383 specie, di cui 10 in via di estinzione).

Impatto sulla flora e sulla fauna.

Generalmente il petrolio inquina principalmente il manto erboso, ma se si verificano incendi conseguenti agli attentati, si ha la distruzione dei tre strati vegetali (erbaceo, arbustivo, arboreo). Durante le fasi di bonifica, il substrato vegetale viene completamente rimosso.

La distruzione della flora significa anche la distruzione di tanti habitat necessari alla sopravvivenza della fauna. Il manto oleoso ricopre tutto ciò che incontra: migliaia di insetti vengono mummificati, migliaia di uccelli intrappolati in reti catramose: il procedimento di liberazione dalle quali è spesso tanto doloroso che le squadre di soccorso preferiscono sopprimere gli esemplari colpiti. Neanche grandi rettili come i caimani sfuggono alla morte, soprattutto in presenza di incendi.

Le condizioni di anaerobicità causate dal ricoprimento totale della superficie dell'acqua provoca la moria di pesci in stagni, zone di pesca e di acquacoltura. In molti casi la popolazione di alcune specie di pesci si riduce a tal punto, quando non scompare totalmente, che è necessario sospendere l'attività di pesca per diversi mesi, onde consentire alla specie di riprodursi.

Impatti sul suolo.

L'impatto sul suolo può essere distinto in due categorie. Impatto diretto, che si sostanzia nello stravolgimento della composizione organica, di quella minerale e chimica (il pH, che influisce molto sulle capacità nutritive del terreno), nella scomparsa di organismi decompositori, nelle alterazioni delle funzioni di drenaggio: il suolo diventa impermeabile accrescendo il grado d dilavamento delle acque e ciò impoverisce il suolo stesso e ne aumenta la erosione.

Impatto indiretto, dovuto alle opere di disinquinamento: prima si aprono larghe vie di accesso per uomini e mezzi meccanici, poi lo strato vegetale superficiale viene completamente rimosso e vengono introdotti batteri che biodegradano il greggio. Infine porzioni di terreno di altra origine vengono portate sul luogo e mescolate per un riequilibrio del pH.

Va comunque sottolineato che in alcune aree, gli attentati si succedono con tale frequenza, che il Ministero dell'Ambiente ha rinunciato alla attività di decontaminazione.

L'impatto socioeconomico

Oltre all'impatto generale sull'economia del paese (sia in termini di produzione di petrolio che in termini di immagine di stabilità e sicurezza, importante per attivare investimenti stranieri) anche in questo caso si possono distinguere impatti diretti ed indiretti.

Gli impatti diretti sono quantificabili in: danni per mancate regalías (di cui si è parlato, e che, lo ricordiamo, sono un danno per le comunità locali); danni alle fonti di acqua naturale utilizzate per soddisfare i bisogni delle popolazioni rivierasche ubicate nelle zone colpite; diminuzione delle risorse naturali direttamente sfruttabili per i frequentatori dell'area colpita; danni alle terre produttive, alle coltivazioni, alle zone di pesca, ai pascoli ed alle altre attività economiche connesse con il territorio, ad esempio il turismo (sia in località di mare che nelle numerose aree protette).

Gli impatti indiretti non sono invece quantificabili, perché è impossibile stimare il valore della distruzione di ecosistemi, di specie protette, di specie vegetali ed animali non ancora conosciute, ovvero la distruzione di tutti i mezzi di sostentamento, di ogni parametro di riferimento per interi villaggi, migliaia di piccole comunità di pescatori, di agricoltori, di indios.

A causa dell'infuriare di una guerra civile che dura da trent'anni e che si manifesta anche con gli attentati agli oleodotti, si calcola che siano ormai un milione i desplazados colombiani, cioè gli sfollati, profughi costretti ad abbandonare i luoghi natii e ad ingrossare le file di disperati nullatenenti che si accalcano nelle favelas delle grandi città. Ed è questo un fenomeno che incide negativamente molto più della perdita di qualche barile di greggio, sul processo di sviluppo della Colombia.

Impatti del terrorismo petrolero sul territorio: schema riassuntivo

Impatti diretti

Impatti indiretti

Impatti economici: mancata produzione e perdita di petrolio; mancate regalías; costi di bonifica; diminuzione acqua potabile e risorse naturali; danni alle attività produttive; inquinamento delle coltivazioni.

Diminuzione di biodiversità/scomparsa di specie protette o sconosciute; impoverimento/ annientamento dei sistemi economici locali.

Impatti ambientali: morte di organismi animali e vegetali; distruzione del manto erboso e (in caso di incendi) dello strato arbustivo e arboreo; alterazione della composizione minerale chimica e biologica e delle funzioni fisiche del suolo; inquinamento dei corsi d'acqua superficiali e sotterranei e dei mari e delle acque interne.

Desertificazione dei suoli; danni alla stabilità idrogeologica; conseguenti alle opere di bonifica: distruzione di vegetazione e compattazione del suolo (dovuto al passaggio di uomini e mezzi) rimozione del manto erboso, alterazione dello stesso con agenti esterni (campioni di altri terreni, batteri).

Impatti sociali: distruzione delle risorse di sostentamento e dei luoghi di riferimento (identificazione) delle comunità indigene

Vittime tra la popolazione civile; diffusione di malattie; povertà ed insicurezza sociale; rivolta delle comunità locali; fenomeno dei desplazados; crescita delle periferie degli agglomerati urbani.

Le narco-coltivazioni

La Colombia è il primo produttore ed esportatore mondiale di cocaina ed il terzo produttore mondiale di marijuana; l'eroina colombiana è considerata tra le migliori del mondo. Nonostante cifre discordanti in termini di quantità prodotte, superfici coltivate e, soprattutto, profitti, tutte le stime e gli studi concordano nell'indicare la forte ascesa negli ultimi anni della Colombia come coltivatore e produttore di droga, rispetto ad un pressoché generale declino dei paesi di area andina. Ad esempio il Perù, che detiene il primato di superficie coltivata (94.000 ettari nel 1996), ha subito un forte calo in termini di superficie dedicata alla coltivazione di coca (-18% nel periodo 1995/96, cui è corrisposto un calo del 27% nella produzione 1997; ma le cifre, anche in questo caso, sono discordanti).

La Colombia ha invece registrato una forte ascesa nello stesso periodo: il 32% in più nella coltivazione) ed il 10% in più nella produzione. Difatti, tra il 1974, quando erano censiti solo 25.000 ettari di marijuana ed il 1998, con una la presenza accertata di 79.500 ettari di coca, 6.500 di marijuana e 11.000 di papavero, la superficie destinata ai narcocultivos è aumentata del 388%.

Il fatturato totale è calcolato (ma a tal proposito vi sono stime discordanti) intorno ai 15-20 miliardi di US$ (il PIL della Colombia è di 193 miliardi di US$ - dato 1993), circa 5 volte il valore congiunto delle esportazioni dei due principali prodotti del paese: caffè e petrolio.

Nel 1995, per controllare i narcocultivos, furono investiti 984 milioni di dollari. Se tale cifra fosse stata investita nel settore sociale, si sarebbero potuti dare sussidi a 284.000 famiglie, o fornire la terra a 61.000 famiglie di contadini, cioè il doppio del numero di famiglie che si calcola siano coinvolte nella coltivazione della droga

L'impatto ambientale dei narcocultivos

La coltivazione, la lavorazione ed anche la lotta ai circa 100.000 ettari di narcocultivos, presenti in maniera piuttosto uniforme in tutto il paese, comporta impatti ambientali diretti ed indiretti devastanti.

Impatti ambientali: schema di sintesi

Azione

Impatti diretti

Impatti indiretti

Coltivazione

Deforestazione(spesso effettuata a mezzo di incendi non controllati).

Perdita di biodiversità; isterilimento del suolo; distruzione di micro-habitat; fuga di specie animali; dissesto idrogeologico; diminuzione delle risorse idriche disponibili.

Lavorazione

Inquinamento massiccio di acque superficiali e sotterranee e del suolo (alterazione delle componenti chimiche, fisiche ecc.)

Diminuzione delle riserve di acqua potabile; possibile contaminazione della catena alimentare; morte di organismi animali e vegetali, terrestri ed acquatici; desertificazione; dissesto idrogeologico; perdita di biodiversità.

Fumigazione (irrorazione di erbicidi effettuata a mano e con mezzi aerei da parte delle forze di polizia)

Distruzione di specie vegetali; contaminazione di altre colture; possibile inquinamento di acque superficiali e sotterranee e suolo.

Diminuzione delle riserve di acqua potabile e alimentari; possibile contaminazione della catena alimentare; morte di organismi animali e vegetali, terrestri ed acquatici; desertificazione; dissesto idrogeologico.

Analizziamo queste azioni ed il loro impatto ambientale singolarmente.

Coltivazione

Il disboscamento per ottenere le superfici utili alla coltivazione viene effettuato senza alcuna cognizione scientifica o criterio di salvaguardia del territorio, spesso utilizzando fuoco non controllato. Il risultato più immediato di tale azione è che impiantare un ettaro di coltivazione di queste piante equivale a distruggere circa 3-4 ettari di bosco andino dall'immenso valore ecologico (ricordiamo che in Colombia sono state censite 45.000 specie di piante).

Nel complesso tale azione si traduce in una deforestazione di circa 340.000 ettari/anno di foresta tropicale in tutto il paese, soprattutto nelle regioni di Antioquia (a nord ovest) e Amazonas (a sud est), pari a circa il 30% della deforestazione annua del paese. Da ricerche del Ministerio del Medio Ambiente emerge nel periodo 1974/98 sono stati coltivati 307.000 ettari (inclusi i fumigati) che hanno richiesto il disboscamento di circa 1.074.000 ettari di selva e boschi in 22 dipartimenti.

La conseguenza è la perdita di aree produttrici di acqua (è stimata la scomparsa di circa 600 ruscelli o piccole sorgenti ogni anno), vitali per il mantenimento del regime idraulico nelle principali conche idrografiche e per evitare i processi di erosione del suolo. In tale maniera viene anche apportata una grave minaccia ad ecosistemi-chiave per la riproduzione genetica in regioni che possono essere considerate vere e proprie banche mondiali della biodiversità.

Inoltre, per massimizzare la coltivazione di queste piantagioni, ogni anno sono necessarie circa 900 tonnellate di erbicidi, 16.000 di fertilizzanti e 450 di antiparassitari, che costituiscono un inquinamento considerevole dei corpi recettori.

Lavorazione

Bisogna ricordare che la Colombia non è solo un paese produttore, ma anche una base specializzata nella raffinazione, e per lo smistamento del prodotto finito. A conferma di ciò alcune cifre: nel 1989 la Colombia produceva il 73% della cocaina mondiale (circa 566 su 776 tonnellate) mentre la superficie dedicata alla coltivazione di coca era circa il 20% sul totale dei paesi andini, che produceva il 15 % delle foglie di coca. Su tali dati incidono i coefficienti di trasformazione di coca in cocaina (che variano dai 1:195 a 1:500 ) ma soprattutto il ruolo di "trasformatore" in prodotto finito della pbc (pasta base di coca, un prodotto facile da trasportare) proveniente da Perù, Bolivia, Ecuador.

I raccolti provenienti delle coltivazioni necessitano di essere lavorati con l'aiuto di prodotti chimici: circa 2,5 tonnellate per ettaro, cioè circa 200.000 tonnellate di prodotti chimici.

Il giro d'affari è tale (il prezzo di un prodotto aumenta di circa 20-30 volte tra Bogotà e le zone boschive), che è nata intorno a tale esigenza una nuova mafia detta "cartel de los precursores quimicos" che commercia e trasporta dai porti, dalle città e dagli aeroporti alle zone di produzione del paese 28 sostanze chimiche (soprattutto etere ed acetone che non si producono in quantità significative nel paese) indispensabili a trasformare ogni anno le 674 tonnellate di coca ed eroina.

I prodotti sono importati legalmente per circa l'80% dagli Stati Uniti, per un 16 % dall'Europa e per il resto dal Venezuela (più di 102.000 tonnellate nel 1997), Messico, Cina o introdotti illegalmente dalle stesse organizzazioni criminali attraverso i paesi confinanti.

Si stima che, tra gli altri, per la raffinazione siano necessarie annualmente di 39.000 tonnellate di cemento e 148.000 di benzina.

La "guerra chimica" ingaggiata dalla Policia Antinarcoticos contro il traffico e l'uso illecito di queste sostanze, ha dato scarsi risultati : tra il 1994 ed il 96 furono sequestrate 9.800 tonnellate di composti chimici, e tra il 97 e i primi mesi del 1998 circa 8.700, in media appena il 5 % dei prodotti chimici utilizzati dai narcos.

I prodotti chimici finiscono (direttamente nel caso di laboratori da campo o indirettamente tramite la rete fognaria cittadine) nell'ambiente circostante inquinando, in maniera massiccia e spesso irreversibile, il suolo, i corsi d'acqua superficiali, le falde sotterranee.

Le conseguenze di tale avvelenamento sono la morte di migliaia di organismi animali (soprattutto acquatici) e vegetali, l'isterilimento del suolo, la diminuzione delle riserve d'acqua potabile, alterazione della catena alimentare.

Un ulteriore impatto ambientale è causato dalle forze di polizia, che, allorquando individuano laboratori o depositi di prodotti chimici nel bosco, vi appiccano il fuoco, originando piccole nubi tossiche.

L'impoverimento delle risorse naturali apporta quindi un danno ulteriore alla già precaria economia delle piccole comunità indigene che popolano le zone occupate dai narcocultivos. Già ridotti in un rapporto di vassallaggio forzato dai narcos, spesso sterminati dai gruppi paramilitari, vedono così diminuire le risorse base necessarie alla sopravvivenza. Il risultato è una disperata migrazione interna di circa 1 milione di nullatenenti sfollati, i desplazados, verso altre aree agricole o di invivibili agglomerati urbani alla ricerca di un destino migliore.

Distruzione delle narcocoltivazioni

La distruzione delle narcocoltivazioni viene effettuata o manualmente o tramite l'utilizzo di mezzi aerei. Il primo metodo, effettuato da pattuglie di militari che sradicano o irrorano a mano le coltivazioni, viene generalmente ritenuto troppo rischioso, considerato l'alto tributo di sangue versato dai giovani militari nei territori presidiati dagli eserciti che difendono le coltivazioni.

Un'alternativa meno pericolosa (anche se sono già 14 gli equipaggi abbattuti dalla contraerea dei narcos) e più efficace è la fumigación aerea, ovvero la irrorazione di sostanze erbicida da piccole unità aeromobili. La irrorazione aerea con glifosato è una realtà in Colombia dal 1984, ed è stata già sperimentata su 90.000 ettari solo negli ultimi quattro anni. Tale strategia è stata accettata poiché si è ritenuto che il glifosato fosse molto "selettivo" e che quindi non arrecasse danni all'uomo ed agli ecosistemi naturali. La abilità dei piloti della polizia capaci in teoria di fumigare solo le coltivazioni illecite senza intaccare la vegetazione circostante (10), ed una legge de 1994 che prevede un monitoraggio ambientale delle zone fumigate, hanno contribuito a rendere accettabile questa pratica.

Ma recentemente il glifosato è stato definito inefficace, perché troppo blando e poco resistente alle frequenti piogge tropicali.

La Polizia Nazionale ha chiesto l'autorizzazione per sostituirlo con un nuovo composto chimico granulare, il tebuthiuron. Questo nuovo ritrovato sarebbe di fatto più efficace: la forma granulare consentirebbe alla sostanza di resistere più a lungo alla piogge ed i piloti centrerebbero con meno rischio di incolumità i campi le cui dimensioni medie sono state strategicamente ridotte da 10 a 1 ettaro volando a maggior quota e più velocemente. Gran parte dell'opinione pubblica teme che la cura sarebbe quasi più dannosa della malattia; mentre la polizia obietta che i danni che il tebuthiuron potrebbe apportare sono di gran lunga trascurabili rispetto ai danni causati dalla deforestazione.

Il Ministerio del Medio Ambiente, ricusando anche il parere positivo dell'Environmental Protection Agency degli Stati Uniti, si oppone ad una applicazione immediata. Secondo numerosi studi effettuati dai periti del governo, questa sostanza non sarebbe per niente selettiva, e quindi danneggerebbe indifferentemente qualsiasi tipo di vegetazione.

Si insiste quindi per una maggiore sperimentazione anche su ecosistemi così fragili come la selva amazzonica ed il bosco andino, la stabilità produttività dei cui suoli si basa quasi esclusivamente sulla ricchezza biologica, microbiologica e di contenuto di materia organica, che andrebbe rapidamente persa con la perdita o il deterioramento della sua copertura vegetale.

Difatti l'applicazione di un erbicida ad ampio spettro e ad alta persistenza (cioè che conserva la propria stabilità chimica e di conseguenza la sua attività biologica in questo caso più di venti anni) può causare improduttività del suolo ed impedire la rigenerazione naturale della vegetazione durante un periodo di tempo prolungato, favorendo processi erosivi e di desertificazione.

Tale sperimentazione, nel caso di esito positivo, comporterebbe comunque un ritardo di alcuni anni, un periodo di tempo che non trova d'accordo le forze di polizia.

Traffico di rifiuti poericolosi

Come in ogni paese in via di sviluppo, il patrimonio naturale rischia di diventare una sorta di discarica di ogni tipo di rifiuto. La Colombia è difatti meta di un traffico internazionale di rifiuti tossici e pericolosi. Una debole legislazione specifica e blandi controlli, aggiunti alla mancanza di informazioni tecniche sui rifiuti pericolosi, fanno sì che la Colombia diventi terreno fertile per il lavoro dei trafficanti.

Tra il 1989 ed il 1992 la Colombia ha ricevuto varie proposte formali da parte di imprese straniere per installare impianti di smaltimento di rifiuti tossici con conseguente produzione di energia elettrica originati dai rifiuti industriali pericolosi. Ma le autorità hanno sempre rifiutato, sentendo l'esigenza di dotarsi prima di strumenti normativo-istituzionali (11).

D'altro lato, a livello interno, la Colombia nella sua corsa all'industrializzazione, si è convertita in un paese produttore di rifiuti tossici: produce e smaltisce, senza trattamento alcuno, materiali ospedalieri, corrosivi, ossidanti, esplosivi. Un inventario dei rifiuti pericolosi che si producono nel paese è in via di definizione; non esiste nel paese un impianto di smaltimento per questo genere di rifiuti (uno, a Cartegena, è in fase di sperimentazione). In tale situazione il paese genera ogni tipo di rifiuto senza provvedere ad alcun tipo di trattamento: i maggiori imputati sono l'industria (12), il settore energetico e gli ospedali.

In generale la gente ignora l'enorme rischio per la salute dei residui pericolosi ed i responsabili degli impianti di smaltimento dei rifiuti civili ignorano di avere a che fare anche con altri tipi di rifiuti. E' frequente la pratica del sotterramento di sostanze tossiche e velenose senza alcun tipo di controllo (13). La politica per impedire tale crimine è indirizzata soprattutto alla prevenzione: diminuire la quantità prodotta mediante le produzioni pulite; realizzare l'inventario dei rifiuti pericolosi; costruire un impianto pilota ed informare le autorità di dogana, che non sanno identificare tali tipi di rifiuti, per impedirne l'entrata (in genere via mare).

Sfruttamento illecito e traffico di flora e fauna

I parchi naturali, come l'intero territorio colombiano, vengono quotidianmente saccheggiati di migliaia di esemplari floro-faunistici. Stime del MinAmbiente indicano che da questo traffico le organizzazioni criminali possono ricavare nel territorio circa 50 milioni di dollari/anno (fonte: "Ecocontrol", n 2/98), circa il 2,5 del PIL del paese .

Una guacamaya (specie protetta di variopinto pappagallo) vale 20 dollari a Leticia (cittadina della Amazonas, all'estremo limite sud est del paese), 150 a Bogotà e può arrivare ad essere pagato fino a 7 mila dollari a New York (350 volte il suo prezzo originario).

L'abuso della fauna della sola Amazonas (14) colombiana può essere espressa in termini quantitativi in 7 milioni di individui l'anno. E' questa sicuramente una prova di come in Colombia vi sia un tasso di biodiversità straordinariamente elevato.

Esemplari di flora (15) e fauna della foresta sono prelevate e destinate ad un mercato locale di animali da compagnia e come vittime sacrificali della Pasqua o altre festività profano-religiose. Il mercato internazionale rappresenta invece la domanda maggiore: gli esemplari vengono illegalmente commercializzati per esperimenti biomedici e farmaceutici, per collezionismo, per la carne, per le pelli.

Le cifre, che sono solo ipotizzabili in difetto (come sempre, considerata la clandestinità delle attività), si basano anche sui dati forniti dal DAMA (Departamento Administrativo del Medio Ambiente): tra il 1992 ed il 1996 sono stati sequestrati 9662 esemplari tra cui 1540 uccelli, 434 mammiferi, 5781 rettili, 28.174 uova, e 2.392 chilogrammi di carne. Non si ha notizia di sequestri di anfibi ed insetti i quali sono ampiamente riconosciuti come gran attrattiva nel mercato illegale internazionale della fauna silvestre. Il commercio illegale utilizza numerose vie fluviali e terrestri verso Brasile, Perù ed Ecuador, e via marittime ed aeree verso Europa, Nord America e l'estremo Oriente (16).

Le politiche adottate dal Minambiente per contrastare questo delitto sono la creazione di aree faunistiche, la caccia e la pesca (sostenibili) e l'educazione ambientale (che invitano, soprattutto con l'approssimarsi delle festività, a non cibarsi di animali appartenenti a specie protette).

Un ultimo cenno va fatto ad un altro tipo di traffico illecito: quello che mina il patrimonio ambientale in senso lato, ovvero il patrimonio culturale della Colombia. Ogni giorno, con la complicità delle organizzazioni che controllano di fatto il territorio, gruppi di tombaroli trafugano, dalle regioni dell'ovest del paese, migliaia di reperti archeologici (tra cui spiccano splendidi manufatti in oro), rare testimonianze di civiltà precolombiane pressoché sconosciute (17) per venderli a collezionisti stranieri. Questo atto di rapina continua inesorabilmente l'opera di distruzione ed annientamento della memoria storica e della civiltà di una nazione (18), di fatto cominciata 500 anni or sono dai conquistadores spagnoli.

* Dipartimento di Geografia "G.Morandini" dell'Università di Padova

Note

(1) Il territorio della Colombia è coperto per il 44% da foreste (circa 50 milioni di ettari). Se considerata in relazione all'estensione del suo territorio, la Colombia vanta senza dubbio il più alto numero di specie vegetali ed animali al mondo. In termini assoluti, il primato spetta al Brasile (che ha però un'estensione di circa sette volte maggiore). Suo comunque il primato assoluto per il numero di specie conosciute di uccelli (1.721).

(2) E' stato calcolato che quando si comincerà a sfruttare il giacimento di Casanare - scoperto nell'est del paese agli inizi degli anni '90 e ritenuto il più grande giacimento scoperto nel mondo negli ultimi 10 anni - il petrolio diverrà la voce principale delle esportazioni del paese.

(3) Inoltre la Colombia è al 10 posto nella produzione di nichel, 15 in quella di antracite e di oro (dati 1995-96).

(4) La Colombia è il secondo produttore al mondo di caffè, 8 di banane, 9 di cacao, 14 di sorgo, 18 di zucchero, 19 di patate. Inoltre è il quarto produttore di olio di palma, il secondo di garofani (uno dei maggiori produttori in assoluto di fiori recisi); è 10 nell'allevamento di bovini e 7 in quello dei cavalli (dati 1995-6).

(5) Tale problema è caratteristico di molti paesi dell'America latina. Si pensi che l'Ecuador, che oggi protegge circa il 25% del suo territorio e il cui Parco Nazionale delle Galapagos risale al 1959, aveva fino al 1982 una legge che dava il diritto di proprietà solo a chi disboscasse almeno il 50 % della sua terra.

(6) E' attualmente in costruzione il nuovo Oleodotto Central di 797 Km, capace di trasportare fino a 500.000 barili al giorno.

(7) A tal proposito ricordiamo che: circa il 70% dell'elettricità di cui il paese ha bisogno vene fornita da impianti idroelettrici, che hanno subito anch'essi numerosi attentati terroristici (tra il 1991 ed il 1996 due tra le principali imprese del settore hanno subito in totale 116 attentati a torri e linee). Nella punta nord estrema del paese si trova il più grande giacimento di carbone dell'America latina; lo sfruttamento del gas naturale, che conta su una fitta rete di gasdotti, sta conoscendo un notevole aumento sia in termini di produzione che di esportazione (il 28% nell'ultimo anno).

(8) I lavori per le trattative di pace tra governo e Farc sono ufficialmente cominciati il 25 ottobre 1999, in concomitanza con una grande marcia per la pace organizzata dalla società civile, che ha visto la partecipazione di un quarto della popolazione colombiana.

(9) Le principali organizzazioni terroristiche colombiane, che contano migliaia di uomini ed godono di enormi disponibilità finanziarie, sono: l'ELN (Ejército de Libèracion Nacional) e la FARC (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia). Tra il 1993 ed il 1996 la ELN ha rivendicato 232 attentati, la FARC 37 su un totale di 281.

(10) Il PIL della Colombia è pari a 192 miliardi di dollari USA (è più che raddoppiato negli ultimi 20 anni). Il PIL pro capite è pari a 5.500 dollari, secondo solo al Venezuela (8.700), ma ben maggiore di Ecuador (3.800), e Perù (3.000) (dati 1993; fonte The World Almanac 1998).

(11) Eppure circa un quarto della popolazione vive in assoluta povertà, incapace di soddisfare anche i bisogni più elementari. Alcuni milioni di nullatenenti affollano le favelas ed i quartieri fantasma delle città (tasso urbano: 73% della popolazione).

(12) In realtà, associazioni laiche e religiose denunciano da tempo questa pratica. Gli erbicidi finirebbero per cadere anche sui campi, causando perdite di raccolto e malattie e la conseguente fuga dei contadini.

(13) A fine '97 il paese ha aderito alla convenzione di Basilea, che regola ed impedisce il movimento transfrontaliero di questi inquinanti, basato sulla premessa di proteggere i paesi che non hanno la capacità tecnica del loro smaltimento. Nel giugno 1989, una perdita di un pesticida proveniente dagli impianti della DOW Chemical Colombia, causò una grande moria di pesci nella baia di Cartagena, un grave inquinamento delle acque e delle sponde ed arrecando danni anche ai pescatori del luogo (fonte: La Republica, 9/5/98).

(14) Cimiteri di rifiuti pericolosi sono stati individuati in varie zone del paese, come Ceasar, Atlàntico, Magdalena, Bolivar, La Guajira (dipartimenti a nord, nord est del paese) e Tolima (centrale, non distante dal distretto di Bogotà).

(15) In questo caso ci si riferisce non alla sola regione amministrativa (dipartimento) dell'Amazonas ma all'intera pianura che, estendendosi per oltre 400.000 kmq, copre tutta la parte sudorientale della Colombia con una fitta foresta pluviale.

(16) Per lo sfruttamento illegale della flora, il discorso è ancora più complicato, in quanto non esistono molte statistiche. Il problema è comunque vasto, anche per quel che riguarda il taglio abusivo di legname. Il quotidiano "El Tiempo" (4/3/98) riporta la notizia che alcuni parchi naturali venivano sistematicamente saccheggiati con il taglio di migliaia di alberi, sotto gli occhi distratti dei guardiaparco (vigilantes), che sembrano non accorgersi di queste operazioni tanto rumorose.

(17) "El Espectador" (11/5/98) riporta ad esempio di un cittadino svizzero fermato all'aeroporto internazionale di Bogotà dalla Polizia Ecologica, con 57 esemplari di una specie protetta di rana.

(18) In Colombia sono censite almeno 11 principali civiltà, alcune più conosciute come i Muisca (la popolazione - la cui ricchezza alimentò il mito di El Dorado - arrivò a 500.000 individui), altre scoperte solo 50 anni fa come i Calima (sulla quale sono ancora in corso attività di studio).

(19) Ogni prelievo non pianificato e autorizzato di un manufatto antico dal luogo di origine, è una chiave di accesso in meno per riuscire ad interpretare, conoscere e spiegare queste civiltà passate, le cui testimonianze scritte (se mai esistite) sono state distrutte dalla furia catechizzatrice degli spagnoli (si pensi a tal proposito al caso della ben più famosa civiltà Maya nell'America centrale).

Riferimenti bibliografici

  1. Castaño-Uribe C., Cano M., a cura di, El Sistema de Parques nacionales de Colombia, Ministero del Medio Ambiente, Bogotà, 1998
  2. Castro Caycedo J., En defensa del pueblo acuso, T. M. Editores, Bogotà, 1997
  3. Corbino A., "Petrolio, terrorismo e ambiente in Colombia", su Ambiente Risorse Salute n 67/99
  4. Departemento Nacional de Planeación, La Paz, el desafío para el desarrollo, T.M. Editores, Bogotà, 1998
  5. Ecopetrol, Informe Annual 1997, Bogotà, 1997
  6. Instituto Colombiano Petrol, La preservación del medio ambiente en la industria petrolera, Bogotà, 1996
  7. Ministerio del Medio Ambiente, Informe sector Cultivos Ilícitos, Precursores quimicos y Narcotrafico, Bogotà, 1998
  8. Rodriguez Becerra M., La politica ambiental del fin de sieglo, Ministerio del Medio Ambiente, Bogotà, 1994.
  9. Thoumi F., Economia politica y narcotrafico, Tercer Mundo Editores, Bogotà, 1994

 

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