Capitalismo Natura Socialismo - HOMEPAGE ECOLOGIA POLITICACNS - rivista telematica di politica e cultura
n. 3 - settembre-dicembre 1999, Anno IX, fasc. 27

EDITORIALE

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n. 3

SEATTLE. IL MILLENNIUM ROUND
Giovanna Ricoveri
   
 

A fine novembre a Seattle, capitale dello stato di Washington-Usa, si tiene l’incontro di fine secolo sulla globalizzazione e sulla deregolamentazione del commercio internazionale, definite dal WTO (World Trade Organization), l’accordo del 1994. Vi partecipano i 134 Governi firmatari, tra cui tutti i big, con la sola eccezione della Cina.

La mobilitazione è imponente sia da parte dei Governi e dei loro sistemi di sicurezza che da parte delle organizzazioni non governative mondiali che ormai, come d’abitudine, organizzano un loto contro-vertice. Gli Usa, il paese ospite, è ovviamente in prima linea su tutti e due i fronti. Già prima dell’estate, oltre 700 gruppi - sindacali, ambientalisti, di consumatori, di agricoltori, dei diritti civili, pacifisti, di giovani e delle Chiese - avevano aderito alla CTC (Citizens’ Trade Coalition) e un solo sindacato, quello dell’acciaio (steelworkers’union) aveva prenotato 1000 stanze nei dintorni di Seattle.

La caratteristica principale del WTO, che lo differenzia dal GATT- il precedente accordo internazionale sul commercio estero - è la estensione del divieto ad imporre tariffe, barriere o restrizioni al commercio estero degli Stati a tutti i settori incluso l’agricoltura, i servizi privati e pubblici (banche, finanza, sanità e istruzione), le commesse pubbliche, le biotecnologie, il commercio elettronico, i diritti di proprietà intellettuale.

Gli effetti derivanti dalla liberalizzazione di quasi tutti questi settori -se tali accordi fossero pienamente realizzati - sarebbero devastanti sul piano sociale, ambientale e quindi economico, sia al Nord che al Sud. Al Nord, perché le multinazionali possono rendere inefficace qualsiasi legge nazionale lesiva della "libera" concorrenza come è già successo con la Direttiva europea contro l’importazione dagli Usa di carne di bovini allevati con ormoni, o con la legge a sostegno dell’esportazione in Europa delle banane centro-americane. Per fare ciò, le multinazionali hanno assoldato un manipolo di avvocati di parte, che siedono a Ginevra come un vero e proprio tribunale privato.

Al Sud, la situazione è forse anche più drammatica. La "cosiddetta" globalizzazione del commercio estero dell’agricoltura da una parte, e il furto o "biopirateria" delle risorse genetiche animali e vegetali e dei saperi locali (diritti di proprietà intellettuale e brevetti) dall’altra, diventebbero - se realizzati - la "seconda conquista di Cristoforo Colombo", la faccia attuale e moderna dello stesso processo di colonizzazione cominciato cinque secoli fa in America latina (così Vandana Shiva nel suo ultimo libro tradotto in italiano dalla Cuen di Napoli, Biopirateria. Il saccheggio della natura e dei saperi).

L’agenda del Millennium Round non è ancora stata fissata, e non lo sarà fino all’ultimo momento: dipende infatti dai negoziati più o meno segreti, attualmente in corso in molte sedi, al riparo dagli occhi indiscreti del mondo e della stampa. Tra le molte materie sul tappeto vi sono quelle rimaste aperte dall’ultimo incontro di Ginevra dello scorso anno, e cioè agricoltura, servizi, commesse pubbliche; e materie nuove come il MAI (l’accordo mondiale sugli investimenti, già respinto in Europa), le biotecnologie, i diritti di proprietà intellettuale, il commercio elettronico.

Secondo l’inglese The Ecologist, che utilizza un rapporto dello Washington Trade Daily, il Governo degli Usa farà di tutto per escludere dal tavolo di Seattle i TRIPS, che è il protocollo sui diritti di proprietà intellettuale o biopirateria - il sistema grazie al quale le multinazionali sottraggono e brevettano risorse e saperi dal Sul del mondo, appropriandosene. Diversi Governi del Sud chiedono infatti - più o meno esplicitamente, dato che la richiesta viene prudentemente definita "moratoria" - di rinegoziare questo protocollo, sotto la pressione dei loro movimenti popolari. E il Governo Usa - sotto la pressione delle multinazionali - non può rischiare di perdere quel che ha conquistato nel 1994: spera che in futuro le cose cambino, e che i paesi del Sud si adeguino alla legge del più forte.

Il rifiuto della biopirateria potrebbe forse diventare l’asse di una nuova alleanza Nord-Sud, grazie alla quale non solo evitare altre e più feroci tragedie nei paesi del Sud, ma anche rimettere in discussione l’intero impianto della liberalizzazione e globalizzazione ad oltranza del commercio estero.

 

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