Capitalismo Natura Socialismo - HOMEPAGE ECOLOGIA POLITICACNS - rivista telematica di politica e cultura
n. 3 - settembre-dicembre 1999, Anno IX, fasc. 27

EDITORIALE

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n. 3

IL SEIMILARDESIMO TERRESTRE
Giorgio Nebbia
   
 

Nel 1960, appena quarant’anni fa, la popolazione terrestre era di tremila milioni di persone; si sono raggiunti i 4000 milioni nel 1974, dopo 14 anni; i 5000 milioni nel 1987, dopo tredici anni; i 6000 milioni, oggi, dopo altri tredici anni. Benché si osservi un rallentamento del tasso di crescita della popolazione, nei prossimi trenta o quarant’anni la popolazione mondiale supererà gli ottomila milioni.

Siamo in tanti o siamo in pochi ? Dipende: in Italia, come negli altri paesi industrializzati del Nord del mondo, la popolazione è stazionaria con tendenza al declino. La maggior parte dell’aumento --- per alcuni decenni ancora, settanta o sessanta milioni di persone all’anno --- della popolazione mondiale si ha nei paesi poveri e arretrati del Sud del mondo nei quali è molto elevato il numero di abitanti giovani, in età feconda.

C’è pane per tutti ? Dipende: ciascun terrestre, per sopravvivere e vivere, ha bisogno di beni materiali: --- cibo, acqua, energia, abitazioni, mezzi di comunicazione --- e tali beni possono essere ottenuti soltanto dalla natura: dai campi e dalle foreste, dai fiumi e laghi, dalle cave e dalle miniere. A mano a mano che aumenta la popolazione terrestre aumenta la richiesta di petrolio, di cereali, di metalli e diminuiscono le riserve minerarie, diminuisce la fertilità dei campi: diminuisce perfino l’acqua disponibile perché quella di molti laghi e fiumi è resa inutilizzabile a causa della contaminazione da parte dei rifiuti, la cui quantità cresce con l’aumento della produzione di beni materiali e con l’aumento della popolazione. Un circolo vizioso, ben analizzato, fra l’altro, nel libro dell’americano Cohen, "Quante persone possono vivere sulla Terra ?", pubblicato nel 1998 dalla casa editrice il Mulino di Bologna.

La crisi nei rapporti fra popolazione, risorse naturali e beni e merci consumati è aggravata dalla ineguale, anzi iniqua, distribuzione dei beni della natura fra i seimila milioni di terrestri. Un quarto della popolazione mondiale, 1500 milioni, quelli che abitano nel Nord del mondo, utilizzano i tre quarti degli alimenti, acqua, energia, minerali, estratti dalla Terra. I rimanenti 4500 milioni di persone vivono in condizioni di scarsità di beni materiali, sono, insomma, poveri o poverissimi e per questo loro stato sono esposti a malattie e epidemie, mancanza di lavoro, di istruzione e di informazioni, spesso mancano di libertà.

Ma sono afflitti da "malattie", sia pur diverse, anche gli abitanti del quarto del mondo, quello ricco. Essi (di noi italiani ed europei sto anche parlando) hanno automobili, elettricità, televisori, frigoriferi, telefoni cellulari, palestre per smaltire l’eccesso di cibo, ma vivono in città congestionate, inquinate e sovraffollate, con tensioni sociali interne, con un numero crescente di disoccupati e di scontenti e di anziani che nessuno sa dove mettere, la cui lunga vita è esposta a malanni e, quel che è peggio, alla solitudine.

D’altra parte i tre quarti dei terrestri, quelli del Sud del mondo vorrebbero uscire dalla miseria, vorrebbero anche loro possedere le merci e le macchine che vedono luccicare nelle case dei paesi ricchi.

A questo punto interviene lo spettro dei limiti delle risorse terrestri. Se gli abitanti dei paesi ricchi si accontentassero di quello che hanno oggi (in realtà vogliono sempre più merci) e se gli abitanti dei paesi poveri si accontentassero anche solo di raddoppiare l’attuale loro livello di consumi e di possesso di beni materiali, sarebbe necessario coltivare cereali, tagliare alberi, allevare animali, estrarre petrolio, carbone o gas naturale e minerali, dovrebbero essere sfruttate le acque dei laghi e dei fiumi --- in quantità tali da far ben presto incontrare gravi problemi di scarsità, da dover affrontare conflitti per la conquista delle risorse scarse. Solo se cominceremo a interrogarci, noi ricchi, su che cosa e quanto produciamo e consumiamo, e se i consumi di noi ricchi lasciano disponibili beni sufficienti per consentire agli abitanti dei paesi poveri di uscire dalla violenza della miseria --- solo così sarà possibile assicurare alla bambina o al bambino numero sei miliardi una vita degna di essere vissuta.

 

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