Capitalismo Natura Socialismo - HOMEPAGE ECOLOGIA POLITICACNS - rivista telematica di politica e cultura
n. 1 - aprile 2000, Anno X, fasc. 28

INDICE
n. 1

QUESTIONE AGRARIA IN BRASILE. PROBLEMI E SPERANZE DEI SEM TERRA DI NOVA COLONIA (BAHIA)

Alberto Corbino *

   
 

Quest’articolo è frutto di un’esperienza di volontariato svolta dall’autore con il "Comitato di Amicizia" di Faenza, presso la comunità contadina di Nova Colonia (Bahia). Il Comitato ha tuttora in corso alcuni progetti per aiutare concretamente queste comunità (Consultavolontariato-faenza@racine.ra.it). A Raffaele ed agli altri compagni di avventura, agli amici di Nova Colonia ed all’allegria dei loro bambini, a tutte le comunità contadine che lottano per il diritto ad esistere ed a chi, come Padre Augusto Baldrati, li aiuta da anni quotidianamente ed infaticabilmente, è dedicato questo modesto contributo. Si ringrazia inoltre il CEntro di DOCumentazione della Ong MANITESE (gruppo di Napoli) per il materiale bibliografico (www.manitesenapoli.freeweb.org).

Premessa

Secondo le statistiche ufficiali (1), il Brasile è il 1° produttore al mondo di zucchero, caffè ed agrumi, il 2° di banane e soia, il 3° di mais, il 4° di cacao, legname e tabacco, il 10° di riso, il 12° di fibre di cotone e di caucciù, il 19° di arachidi e patate (2). Inoltre il suo immenso territorio offre nutrimento ad un gran numero di animali da allevamento, che rende questo paese il 2° produttore al mondo di bovini e cavalli, 3° di suini, 4° di volatili, 15° di ovini (che fanno sì che il Brasile sia al 17°posto mondiale per produzione di lana lavata).

A ciò si aggiunga un PNL di 709.591 ml. di US$ (1996), superiore a quello del Canada (569.899) e circa il doppio di quello della Federazione Russa (356.030); un PNL procapite pari a 4.400 US$/anno, di molto superiore rispetto a grandi nazioni confinanti, quali Venezuela (3.020) e Colombia (2.140). Il "miracoloso" tasso ufficiale di disoccupazione al (1997) è pari solo al 6,9%, un vero primato positivo per il continente (se si pensa ad esempio al 16,3% dell’Argentina, all’11,5 della Colombia, al 10,3 del Venezuela).

Stando quindi a questi indicatori macroeconomici, il Brasile sarebbe oggi (inflazione a parte) un paese dall’agricoltura viva, dall’economia florida e dal relativo benessere diffuso.

Ma, nonostante occorra ribadire che il Brasile non è un paese povero (il 75% della popolazione mondiale vive infatti in nazioni che hanno un reddito procapite inferiore a quello dei brasiliani), le cose non stanno esattamente così. Innanzitutto questi indicatori economici vanno interpretati attraverso la lente della geografia, che suggerisce quanto possa essere erroneo sintetizzare la situazione di una nazione (in realtà un sub-continente) come il Brasile (la cui superficie e popolazione sono rispettivamente circa 28 e 3 volte quelle italiane ) con un unico dato "media" che fa perdere qualità d’informazione sulle grandi disparità esistenti all’interno del paese (un sud sino a 12 volte più ricco del nord, il sovrappopolamento delle metropoli ed il deserto delle campagne, ecc.). Inoltre, se accanto ai suddetti indicatori ne affianchiamo altri meno noti ma non per questo meno significativi, la situazione si rovescia ed emergono tutti le aberranti contraddizioni di questa florida terra.

Difatti, per Indice di Sviluppo Umano (3) il Brasile è solo il 62° paese del mondo (mentre il Canada è 1°, l’Argentina 36°, il Venezuela 46°, la Colombia 53°).

Una "mappa dell’indigenza" pubblicata dal quotidiano "Diario de Pernambuco" (22 agosto 1999, su fonte dell’IBGE - Istituto Brasiliano per la Geografia e la Statistica) denunciava che il 25,46% dei 155.644.769 brasiliani (quindi circa 40 milioni) vive attualmente sotto la soglia di indigenza, identificata in 73 reais/mese (circa 75 mila lire), ovvero la cifra necessaria all’acquisto di prodotti che forniscano il consumo di calorie sufficienti stabilite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il 45,63% della popolazione vive invece al di sotto della linea della povertà (identificata in 149 reais/mese, circa 150 mila lire) (4). Le regioni più povere si concentrano soprattutto negli Stati che formano il Distretto Federale del Nordeste. Nel Pernambuco, il 50,56% della popolazione vive al di sotto della soglia di indigenza e il 75,76% sotto quella della povertà. In quattro Stati la percentuale di persone sotto la soglia di indigenza supera il 60%: Maranhão (69, 21%), Tocantins (D.F. del Norte, 69,16%), Piauì (65,67%) e la Bahia (60,24%, che qui equivale oltre 7 milioni e mezzo di persone) (5).

Ed anche l’agricoltura dei grandi numeri risulta essere gravemente affetta da un male antico: la scarsa distribuzione delle terre (6). Oggi 600 milioni su un totale di 850 milioni di ettari sono in mano a proprietari privati (hanno cioè un proprietario o un posseiro legalmente riconosciuto), il resto sono considerate terre pubbliche (per lo più localizzate nella inospitale regione amazzonica). Delle terre private, 280 milioni sono classificati come latifondo e l’indice statistico GINI, che misura il grado di concentrazione delle terre, rivela che nel 1990 (ultima ricerca FAO-UNDP) il Brasile era rappresentato dal valore più alto al mondo (0,86), cioè la concentrazione massima (7). Il 35% delle terre coltivabili è detenuto dallo 0,9% delle aziende (i cd. latifondi, cioè fazendas con più con più di 1.000 ha), mentre è solo sul 5% delle terre che si concentrano oltre il 50% delle aziende (microfondi nei quali lavora la maggioranza della popolazione attiva nel settore primario). Negli ultimi trent’anni la concentrazione media è cresciuta, poiché è diminuito il numero di grandi fazendas (da 1.000 a 10.000 ha) ma è aumentata la superficie complessiva delle loro terre.

Secondo l’INCRA (Istituto Nazionale per la Colonizzazione e la Riforma Agraria) le proprietà con meno di 100 ha sono diminuite dal 20,4% del 1966 al 15,4% del1992; nello stesso periodo, le proprietà con più di 1.000 ha sono aumentate dal 45,1% al 55,1%. Tutto ciò è frutto di un secolo e mezzo (8) di sfruttamento, di soprusi ai danni delle inermi comunità contadine ed indigene, di politiche economiche autolesioniste, miopi (9) e corrotte.

Ma l’agricoltura può giocare un ruolo importante per migliorare le condizioni, non solo agricole, del Brasile. Difatti, nonostante negli anni ‘70-’90 siano immigrati nelle città 30 milioni di persone (fenomeno tuttora in corso) e che al censimento 1996 viva in ambiente rurale solo il 23% della popolazione (un dato tutto sommato confortante, se paragonato al 13,9% del Venezuela o all’11,1% dell’Argentina), vi sono ancora 23 milioni di persone che lavorano nel settore agricolo (circa 16 delle popolazioni rurali più 7 dell’indotto dei centri urbani).

E per questa gente, e per il Brasile tutto, è necessario che qualcosa cambi in senso radicale nella gestione delle terre. Si può infatti dire che la distribuzione della terra simboleggi oggi il male peggiore del Brasile: il "brutale modello di diseguaglianza sociale" (Social Watch 1998, pag. 112).

Il Movimento Sem Terra (senza terra).

Il MST nasce spontaneamente come necessità popolare di ottenere qualcosa di concreto proprio in questo senso. E’ un movimento di contadini (10) che intorno al 1978 cominciarono a riunirsi per discutere dei loro problemi. I sem-terra hanno poi iniziato ad occupare le fazendas improduttive e tali azioni sono state spesso represse nel sangue, anche da parte dell’esercito. Nel 1982 a Meidineira (Paranà) vi fu il primo incontro dei sem-terra del Sud poi, nel 1984, il primo incontro nazionale. Dal 1986 al 1996 si contano 1.564 insediamenti di sem-terra (11), che coinvolgono oltre 145mila famiglie occupanti 4.870.712 ettari.

In sintesi, il fine è quello di ottenere una riforma agraria, o meglio una controriforma, visto che tutte le riforme agrarie approvate nel paese (compresa quella attualmente in discussione) (12) sono sempre andate a loro svantaggio.

Un obiettivo particolare è l’applicazione della nuova legge agraria (n° 8.264/1993) che stabilisce l’esproprio delle grandi proprietà mal utilizzate definibili "improduttive" (13). Secondo J.P. Stédile e F.S. Görgen (1998) il governo potrebbe disporre di 115 milioni di ettari così classificati (il che coinvolgerebbe solo il 2,8% dei proprietari). "Prendendo per base un lotto medio di 15 ha - si noti che comunque sotto i 30 ha i piccoli proprietari incontrano non poche difficoltà ad aumentare la produttività - più di 5 milioni di famiglie di lavoratori, ossia la totalità dei senza-terra esistenti, potrebbero ottenere la terra senza toccare neanche un ettaro di terra produttiva".

Il caso di Nova Colonia

Nova Colonia è un nuovo insediamento nel cuore della Municipalità di Coribe, nel sertão della Bahia interna (14). Non è ancora segnato sulla cartografia ufficiale (si tratta per lo più di case sparse, in cerca di un punto di aggregazione sociale). Dista circa 900 km dalla capitale Salvador de Bahia, all’incirca equidistante 40 km a sud da Santa Maria da Vitoria (il Municipio di riferimento amministrativo) ed a nord del capoluogo Coribe. Si estende per circa 5 km lungo il Rio Formoso (sponda sud), affluente del Rio Corrente (a sua volta affluente del maestoso Rio São Francisco) che forma congiungendosi proprio in S.Maria da Vitoria con il Rio Guarà, Domeio, Correntina e Arrojado.

Nova Colonia è il frutto della battaglia per la vita di 75 famiglie di sem-terra che hanno, dopo anni di lotte e stenti, ottenuto il loro diritto alla terra, affrancandosi da una situazione di semi-schiavitù E’ questa un’area (la Bahia interna come il Nordeste) dove, soprattutto negli anni 1974-82 è stato fortissimo il fenomeno del grillage (lett.: salto del grillo). Questa è la definizione che si è dato al movimento di usurpazione delle terre che le antiche famiglie (o gli alti gradi militari) (15) perpetravano ai danni dei contadini. D’accordo con le corrotte amministrazioni pubbliche locali, questa gente otteneva fittizi titoli di proprietà su terre che da sempre appartenevano a famiglie contadine (alle quali, magari per ignoranza, spesso non era mai venuto in mente della necessità di dare una qualche "legittimità burocratica" ad una proprietà) grazie ai quali si impossessavano anche violentemente (16) di vaste porzioni di terra (da qui l’origine di molte fazendas) riducendo in una sorta di vassallaggio gli antichi proprietari.

Anche le famiglie di questi coloni hanno subito le stesse angherie, le stesse usurpazioni.

Ma, poco più di 5 anni fa, il governo ha loro assegnato 25 ha per famiglia, in un territorio stretto tra il fiume ed una collina a sud, dove pascolano le mandrie (poche decine di capi) di mucche. In mezzo passa una strada statale, a percorrenza veloce. Le case sono situate quasi tutte tra le strada ed il fiume: attorno ad ogni abitazione vi è 1 ha e mezzo di terra da destinare ad orto. In più, patrimonio della comunità è un’area di 511 ha a ridosso del fiume che non può essere destinata a nessuno, ma deve conservare il carattere di riserva naturale (è consentito il pascolo degli animali e un moderato taglio per usi personali della vegetazione).

Il terreno è stato concesso loro dalla CODEVASP (Companhia de Desenvolvimento da Valle do Sâo Francisco) - un’impresa dello Stato nata con l’intenzione di portare sviluppo nell’area, ma poi finita sull’orlo del fallimento - in seguito ad una trattativa tra 5 enti (17) con il governo federale. Ogni ente ha "sponsorizzato" le sue 15 famiglie e così si è giunta ad un’assegnazione del terra come sopra descritto.

La lotta del nucleo storico di queste famiglie comincia oltre dieci anni fa, ma la storia vera e propria di Nova Colonia comincia nel marzo 1993, quando alcuni contadini provenienti dai Municipi limitrofi, decisero di insediarsi stabilmente con le famiglie in una piccola parte della incolta fazenda della CODEVASP. Nel gennaio 1994 cominciò l’espansione delle famiglie sul territorio. Nell’aprile 1994 cominciarono i primi accordi preliminari con la società titolare, che portarono ad ottenere il titolo di proprietà della terra nel settembre 1994. Da quel giorno questa comunità è stata abbandonata, senza alcun sostegno né finanziamento per costruire infrastrutture, o acquistare sementi o attrezzature.

Oggi Nova Colonia conta circa 350 persone. Vivono in piccole abitazioni, costruite con mattoni in argilla (per lo più di manifattura artigianale e cotti al sole), con locali interni separati da tende o da muri. I tetti, sorretti tra robustissime travi di legno, sono in tegole di argilla, resistenti ai piccoli tornado che si creano spesso in questi deserti artificiali. I soffitti mancano, non facendo parte della cultura edile locale. L’intonaco è privilegio di pochi, poiché ha un costo altissimo. Fuori, solo raramente in casa, vi è un fornello a più fuochi, ed un lavabo. Intorno vi è un campo dove razzolano galline e grufola qualche maiale, a volte un piccolo orto. L’arredamento è essenziale e si riduce ai letti, sedie, tavolo da cucina ed una credenza. La corrente elettrica arriva in quasi tutte le abitazioni, grazie all’allacciamento alla vicina linea che corre lungo la statale. Alcune famiglie vivono ancora nelle prime case: argilla sorretta da esili strutture in legno, ma anche questi ultimi si stanno apprestando a costruirsi dimore più salubri e solide.

Il futuro di Nova Colonia.

Come quello del Brasile, come quello del 75% dei suoi figli, anche il destino di Nova Colonia è incerto. I problemi di una nuova comunità che intraprenda la strada della libertà e dell’indipendenza economica in Brasile sono molteplici e di diverso ordine. Schematicamente, basandoci sull’esperienza di Nova Colonia, tali questioni si possono così riassumere.

Reddito. La questione economica è ovviamente centrale. Mentre il salario minimo di un operaio è di 136 reais al mese, un contadino ne guadagna all’incirca 110, ma spesso anche meno. Tale denaro gli deriva generalmente dal gado (il bestiame, bovini) o dalla vendita di uova e pollame o dei rarissimi maiali, poiché l’orto riesce a soddisfare quasi esclusivamente i bisogni alimentari della famiglia. Una mucca si vende a 23 reais per presa (15 chili), un bue a 25. Ma sul capo bovino venduto intero si applica uno sconto del 50% del peso, per compensare la perdita delle parti non utilizzabili. La carne macellata viene venduta in media a 3 reais a chilo; un gallo o una gallina si pagano 4 reais, mentre 12 uova rendono al mercato 1 real.

I mercati locali (piccole realtà di provincia, in comuni con poche migliaia di abitanti) potrebbero comunque costituire una sufficiente fonte integrativa di reddito: un cocco passa dai 30 centavos (centesimi) della vendita all’ingrosso, al real (quindi tre volte tanto) se venduto al mercato. Ma questo denaro finisce subito. In Brasile, difatti, tutto ha un costo: gli studenti delle medie sono obbligati a indossare (ed a comprare) una divisa. Un ruota meccanica da porre lungo il fiume per consentire il pompaggio di acqua corrente nelle case (18) costa 2.000 reais, al quale va aggiunto il costo del tubo per il trasporto (da 500 metri a più di un chilometro). E non sempre il denaro guadagnato finisce con l’essere speso per ciò che sembrerebbe necessario. Un’antenna parabolica, che consenta al vecchio televisore di portare tra queste misere mura i miraggi delle telenovelas o dei varietà televisivi trasmessi dalle lontane città, costa solo 300 reais. Le campagne brasiliane (come le favelas) sono disseminate di enormi parabole televisive.

Tale scarsità di denaro fa sì che la restituzione allo Stato del capitale anticipato per l’acquisto della terra, o qualsiasi imprevisto (la malattia di un bambino) o esigenza contingente (l’acquisto di utensili) possa trasformarsi in un incubo senza uscita. Il governo non concede facilmente prestiti, le banche applicano tassi d’usura (tra interessi e compensazione dell’inflazione si può arrivare al 25% annuo) ed allora ci si rivolge al coronel della zona, o magari allo stesso fazendeiro al quale è stata espropriata la terra. Per pagare il debito si finisce in tal modo spesso col vendergli la terra a poco prezzo, così che mano a mano la fazenda viene ricostituita (quindi il fazendeiro guadagna due volte dallo stesso appezzamento di terra) ed il circolo vizioso ricomincia.

Ambiente. Alle difficili condizioni ambientali sono legate l’impossibilità di sfruttare a dovere i 25 ettari che ogni famiglia possiede. Nella Bahia interna, sostengono i più anziani, venti-trent’anni fa il clima non era così inclemente. Oggi è dominato da un periodo di seca (siccità) che dura all’incirca sei mesi (da marzo ad ottobre, ma più a nord anche più a lungo), durante i quali non cade una sola goccia d’acqua (19). Ed anche durante gli altri mesi, la pioggia non cade tanto regolarmente da garantire i raccolti: a causa di una breve siccità "fuori periodo", il raccolto di mais del 1999, ad esempio, è stato 4 volte minore dell’anno precedente. E l’acqua costante ed abbondante è necessaria, soprattutto quando si voglia passare a colture più redditizie, da vendere al mercato: se un arancio necessita solo di 5 litri d’acqua al giorno, per un cocco ce ne vogliono 36.

Questa situazione è una "diseconomia esterna" della dissennata politica agricola nazionale, che ha "spinto" a favore delle grandi monocolture intensive di prodotti da esportazione. Ciò ha condotto i fazendeiros a radere al suolo ogni albero delle proprietà per facilitare l’opera delle macchine (gli unici alberi - di nuovo impianto – esistenti in una fazenda sono gli eucalipti che fungono da barriera frangivento a ridosso delle fattorie) e ad impoverire ulteriormente il terreno con la monocoltura (che ha eliminato ad esempio un prodotto base dell’alimentazione brasiliana, il fagiolo, oggi addirittura importato dal Messico).

La deforestazione di milioni di ettari ha quindi contribuito in maniera determinante a costituire queste nuove stagioni. Ma, probabilmente, il danno peggiore è che la deforestazione, intesa come tecnica colturale, è ormai una certezza acquisita nel patrimonio culturale agricolo brasiliano, che ha perso la sua memoria storica di attività strettamente legata (e per questo rispettosa) ai cicli naturali e che per decenni e per generazioni ha subito gli ordini e l’esempio errato del fazendeiro. Ed è una convinzione difficile da sradicare: il "fuoco purificatore" è infatti un elemento costante del paesaggio agricolo brasiliano, secondo solo al filo spinato. Così, sotto il sole impietoso, senza possibilità di un riparo, lavorano gli adulti, giocano i bambini, pascolano le mandrie, riposano i cavalli.

Arretratezza culturale (tecnologica e sociale).

La situazione sopra descritta, che potremmo definire arretratezza culturale/tecnologica è un altro grande problema della società contadina brasiliana. E’ una condizione di certo derivante dalla povertà, dalla necessità di fronteggiare la fame, ma è anche vero che questa classe di persone è stata abituata da sempre a non pensare e solo ad obbedire agli ordini. La conseguenza è una sorta di assopimento ed abbrutimento mentale, che fa sì che qualsiasi seppur minima innovazione (tecnica o sociale) difficilmente riesca a scaturire internamente alla comunità, ma debba invece essere in qualche modo importata.

Ad esempio l’acquisto (o la fabbricazione in proprio) di utensili da lavoro di diverso tipo, che sostituiscano la zappetta a mezza luna con la quale i contadini bahiani fanno di tutto: dalla aratura alla mescola del cemento nelle costruzioni. Nell’intera comunità di Nova Colonia, solo una famiglia è in possesso di un aratro (monolama), mentre il trasporto delle merci è affidato quasi sempre a carretti dalle ruote di legno piene (cioè non a raggi, ma costituite da assi sagomati – come nel medioevo europeo) o slitte (cioè tavole spesse di legno duro) che scivolano sulle dune sabbiose in riva al fiume, entrambe a traino animale.

Così come la canalizzazione delle acque che fuoriescono nella stagione piovosa dai pozzi/sorgenti verso pozze, serbatoi o abbeveratoi artificiali (opera che si potrebbe realizzare a costo zero ed a sforzo minimo) non è per queste comunità qualcosa di ovvio. Così come non lo è il gesto ancora più semplice di versare quei pochi litri d’acqua usati al giorno per il consumo domestico in un unico punto nel quale fare crescere un albero da frutto (l’arancio, ad esempio), che può essere usato per integrare la dieta dei bambini.

Allo stesso tempo, modelli culturali errati imposti dall’esterno (magari tramite la televisione) possono portare a travisare l’ordine delle priorità nei bisogni di una famiglia.

Ad esempio, a Nova Colonia, una pompa che porti acqua corrente dal vicino fiume alle case sarebbe necessaria a tutti per coltivare un orto, per migliorare le condizioni igieniche delle famiglie (solo in tre case è presente un bagno/latrina). Tale pompa avrebbe potuto essere sostituita (almeno temporaneamente) da un’autobotte (nel senso di un carro a trazione animale sul quale viene sistemata una grossa botte della capacità di qualche centinaio di litri) acquistata ed usata a turno da un gruppo di famiglie. Ma entrambe le soluzioni sono viste come un miraggio lontano, o forse come un’esigenza secondaria, per cui i pochi risparmi possono finire, quando vi sono, per acquistare un motorino o un televisore con relativa parabolica.

Ancora: in un’altra comunità contadina di quell’area si continuava a portare avanti una attività assolutamente anti-economica: la produzione di polvere di calce ottenuta tramite la cottura in rudimentali fornaci ed il successivo raffreddamento delle pietre. Un tale dispendio di acqua, legna ed energie porta ad un ricavo di 1 real per ogni sacco da 20 chili di polvere (un real e mezzo se venduto al mercato, distante decine di chilometri di strada sterrata). Con minor risorse la comunità sarebbe potuta passare alla coltivazione delle arance (5 chili delle quali valgono 1 real allo stesso mercato).

Anche altri concetti, altrove elementari, finiscono per essere ignorati: la necessità di tenere lontani i neonati dalle aree destinate agli animali, di non spargere immondizia ma di costruire luoghi di conferimento dei rifiuti non biodegradabili (le immancabili lattine), di non portare le mandrie ad abbeverarsi o rinfrescarsi al fiume a monte dei punti destinati alle attività umane (gioco, prelievo di acqua, pulizia degli indumenti), la necessità di usare metodi contraccettivi che limitano l’abbondanza di "figli di nessuno" ed i carichi di lavoro domestico sulle donne. Evidentemente la storia di popolo sopravvissuto (che vede nella prole un elemento di reale sopravvivenza) e la vastità del territorio (che illude su una utopica illimitatezza delle risorse) di certo "distraggono" da pensieri così terreni e contingenti.

Disaggregazione sociale.

La forza della società brasiliana sta nella grande solidarietà, per lo meno all’interno delle classi più povere. Nelle comunità contadine, in particolare in quelle che hanno in comune un patrimonio passato di lotta e un presente di sacrificio - e Nova Colonia è tra queste, lo spirito di comunione non lascia spazio agli egoismi tipici delle comunità più ricche o di quelle dove sono presenti più classi sociali (la società brasiliana ha fama di essere estremamente classista). Ed anzi, la fratellanza nel bisogno sembra avere qui eliminato la grande piaga brasiliana del razzismo verso la popolazione nera.

Tuttavia, anche in queste piccole realtà, esistono problemi di carattere sociale.

- Il ruolo della donna

Nonostante un generale rispetto per la figura della "madre" (tipico di ogni civiltà latina), l’essere donna è, ancora oggi in Brasile, un sicuro fattore di esclusione sociale. Su tutti, un dato: il 50% delle donne non ha completato la scuola primaria e circa il 15% non ha alcuna istruzione. Inoltre la società brasiliana risente molto del fenomeno del machismo (piaga comune a tutto il continente latino americano), ovvero di una cultura basata sulla "onnipotenza" del maschio. Ciò si concretizza, ad esempio, nel fatto che un’altissima percentuale di uomini abbiano una sola moglie ma anche più compagne (e relative famiglie), o che la contraccezione sia un dovere delle donne (20).

In molte comunità arcaiche sopravvivono ancora i matrimoni combinati, finalizzati a fornire reciprocamente una buona donna di casa a uomini lavoratori, ed un uomo che porti a casa il necessario alle giovani donne, più che a creare unioni felici. Non sono rari i casi di giovani donne (anche minorenni) promesse in moglie a vigorosi uomini ultra cinquantenni.

Le donne sono generalmente relegate tutt’al più al ruolo di "subordinate" compagne di vita, situazione che raramente permette loro di sedere al tavolo con ospiti di riguardo o di avere accesso al cibo prima degli uomini. Fortunatamente a Nova Colonia esistono casi di pacifica inversione di tendenza, casi in cui alcune donne riescono ad avere un ruolo quantomeno comprimario in delicate operazioni quali quello di guida della comunità.

- Il livello di istruzione

L’analfabetismo sfiora in Brasile il 15% (1996). L’istruzione è oggi obbligatoria fino ai 14 anni di età, ma ciò non è vero per contadini affamati e schiavizzati di regioni remote. A Nova Colonia (soprattutto tra gli uomini e tra gli anziani) sopravvivono quindi ancora numerosi casi di analfabetismo o di scarsissima alfabetizzazione, ma la risoluzione di questo problema è stata percepita dalla comunità come una priorità assoluta ed oggi molti anziani si recano presso una scuola serale del villaggio, dove un maestro "rimborsato" dallo Stato li assiste.

- L’emigrazione

E’ forse il maggiore problema, comune a tutte le aree agricole, non solo del Brasile. Il duro lavoro del campo, le "luci della città", la volontà di proseguire gli studi sono alcune delle principali cause che portano via i giovani appena maggiorenni, che si dirigono verso i centri abitati di maggiori dimensioni, piccole città o metropoli, comunque luoghi fisicamente o culturalmente distanti dalla campagna, che non offre niente, neanche una adeguata formazione professionale. Nel raggio di 300 km da Nova Colonia mancano difatti scuole professionali pubbliche (ve ne sono di private, ma a prezzi proibitivi), per esempio le scuole agricole, che in Brasile porta gli studenti ad alternare15 giorni di teoria in classe con 15 giorni di applicazione nei campi, ottenendo così grandi risultati per ciò che concerne il trasferimento delle informazioni.

A Nova Colonia la fascia d’età che va dai 18 anni ai 40 anni è pressoché inesistente. In alcuni casi sono andati via tutti i figli di coppie che rimangono ormai sole e stanche a coltivare la dura terra e a mandare ai figli cittadini polli e prodotti della terra, per alleviare gli alti costi della vita e, spesso, lo scotto di una umiliante disoccupazione in città.

- L’identificazione comunitaria.

Come detto, in comunità come Nova Colonia, la gente è accomunata dalle sofferenze del passato e dalle speranze per il futuro. Tuttavia, a causa delle immancabili differenze che vengono a crearsi in ogni società (dovute magari ad un pezzo di terra assegnato in una zona più prossima al fiume, ad un raccolto più abbondante, ecc.), anche in questi casi una comunità fa non poca fatica a trovare una sua unità. Spesso una delle cause di disaggregazione (oltre la vana illusione che, avuta la terra, il peggio sia passato e quindi che la vita comunitaria di conseguenza possa passare in secondo piano), è la mancanza di un luogo di ritrovo comune, per riunirsi, discutere, organizzare feste o manifestazioni, celebrare matrimoni, funerali o officiare riti religiosi.

La costruzione di un luogo aggregante, una semplice struttura in muratura nella quale la gente possa identificare la comunità stessa (in mancanza sostituita dalla casa più accogliente della comunità o, a turno, da diverse abitazioni), diventa quindi basilare alla sopravvivenza delle giovani comunità. A Nova Colonia, la piccola scuola dei bambini ha per lungo tempo svolto anche il ruolo di sede sindacale e di chiesa. Altro aspetto fondamentale è la presenza di un capo-comunità, una sorta di capo-villaggio, stimato da tutti che sappia fare da intermediario tra le istanze e le esigenze della comunità e il mondo esterno dell’amministrazione pubblica, le associazioni di categoria, i sindacati (21).

Distanza delle istituzioni.

Un problema grave, e di difficile soluzione, è l’isolamento di queste comunità dalle istituzioni, o meglio, la distanza che queste ultime pongono tra loro stesse ed i cittadini, in particolare i più umili. In Brasile (addirittura peggio che in Sud Italia) la politica (ed i politicanti) ha ingerenza su tutto: l’appartenenza ad un partito può voler dire avere un posto di lavoro, opporvisi può significare perderlo.

I Prefetti (sindaci) sono quasi sempre coronel o discendenti delle loro famiglie. I contadini non riescono quasi mai a fare eleggere rappresentanti vicini al popolo così che la politica, in particolare quella delle stanze del potere, è gestita come un oligarchico affare di famiglia. Ed anche quando venga miracolosamente eletto consigliere "uno venuto dal basso", lo stipendio percepito proietta l’eletto in una dimensione del tutto nuova, allontanandolo dalla realtà delle cose e dalla "sacralità" del mandato. Le Prefetture destinano infatti più del 50% del proprio bilancio a pagare gli stipendi dei consiglieri (e del Prefetto, ovviamente) il che significa percepire alcuni migliaia di reais al mese, decine di volte in più dello stipendio medio dei lavoratori locali. Il voto, come quasi sempre accade nelle terre povere, è visto come merce di scambio per privilegi singoli, non per affermare diritti collettivi. Ed i politici intervengono finanziando opere di sviluppo (ad es. opere di irrigazione) o più spesso di semplice aiuto (ad es. l’invio di autocisterne d’acqua potabile a riempire gratuitamente i serbatoi di Nova Colonia) solo in periodo elettorale, lasciando una lunga scia di opere incompiute e trascurando le aree abitate da "oppositori del regime".

Il sindacato è da sempre visto come una spina nel fianco dei governanti: esso ha un riconoscimento giuridico, ma non politico. Anche a livello locale, si fa fatica a riunire i lavoratori (pur in una situazione di tale sfruttamento) intorno a strutture associative come quella sindacale: il sindacato CUT di S. Maria da Vitoria (fondato nel 1974) conta oggi 6.000 iscritti di cui solo 1000 sono in regola con il pagamento della quota associativa (1,3 reais al mese). I responsabili vi lavorano a turno: vengono pagati solo per quelle giornate di lavoro effettivo, durante le quali, però, trascurano i campi.

Oltre al sindacato altre associazioni, laiche e cattoliche, straniere e locali, tentano di sostenere le comunità contadine e di sopperire alle carenze dello Stato. Ad esempio la Comissâo Pastoral da Terra che, grazie a finanziamenti stranieri, offre assistenza tecnica e giuridica ai lavoratori, e svolge opera di monitoraggio del territorio denunciando piaghe come quelle del lavoro minorile (in alcune aree rurali di questa regione sono stati rilevati molti casi di bambini schiavi impiegati, in cambio di un pasto, nelle fornaci per la produzione di carbone di legna per le fabbriche). Ma i mezzi sono pochi (cinque volenterose e preparate donne, con una sola auto e senza computer) ed il territorio enorme (14 Municipi, per centinaia di migliaia di chilometri quadrati).

Il Brasile purtroppo "manca di una tradizione culturale che permetta alla società civile di sostituire lo Stato nella fornitura di servizi sociali di base. Le associazioni del settore privato sono ancora limitate e la maggior parte dipende fortemente da sovvenzioni pubbliche, le quali… le rendono eccessivamente dipendenti dall’azione governativa e perciò non autonome" (Social Watch, 1999, pag. 121). Ai campesinos non resterebbe che la grande madre chiesa brasiliana, che però, dopo la grande opera di solidarietà e coscientizzazione delle comunità emarginate durante i decenni passati, si va ora concentrando verso la sola opera di evangelizzazione delle masse, tesa all’acquisto del massimo potere temporale, predicando il disimpegno sociale e politico (22).

I sem-terra della Bahia: una lotta in corso.

Ad oggi esistono nello Stato di Bahia circa 110 insediamenti di sem-terra, che coinvolgono 12.000 famiglie, le quali chiedono di entrare nella proprietà di quasi 400.000 ha. Nella Bahia interna, dopo circa 30 km di pista disastrata che si imbocca in un punto non ben identificato della strada statale che unisce Coribe e S. Maria da Vitoria, costeggiando chilometri di filo spinato, in un luogo arido, nascosto e senza nome, si trova uno di questi insediamenti.

Questo gruppo è stato meno fortunato dei loro compagni di Nova Colonia. Difatti, ove mai riuscissero ad ottenere il titolo di proprietà della terra (16.000 ha), per raggiungere i centri abitati (mercati, scuole, ospedali) dovrebbero percorrere questa via dissestata, che non permette alternative di mezzo tra cavalli e potenti fuori strada. Non vi è neanche il fiume: l’acqua (per irrigare, cucinare, dissetare se stessi ed il bestiame) è estratta da un pozzo a falda freatica, localizzata a circa qualche decina di metri nel sottosuolo: un infaticabile motorino diesel (o infaticabili braccia, quando manca il combustibile) tira su in continuazione un vecchio secchio arrugginito.

Così vivono 117 famiglie, che si alternano in turni settimanali (4 gruppi, una settimana al mese) in questo accampamento improvvisato fatto di capanne con i tetti in teloni di plastica. Per sostenere l’occupazione delle terre, alcuni hanno abbandonato le case in cui vivevano ed i lavori da bracciante. Nonostante ciò, pochi si azzardano a costruire una dimora più dignitosa, per paura di doverla abbandonare. Ci si limita a prendersi cura dell’orto comune, coltivato con l’ausilio di pochi e rudimentali attrezzi. Mandrie di mucche, simbolo del benessere, o quantomeno della sicurezza del titolo di proprietà, non ve ne sono.

Per resistere si appoggiano ad un’entità giuridicamente riconosciuta, il sindacato CUT, il quale ha preparato loro i documenti, in attesa che il governo federale decida. Ma ciò generalmente avviene in un periodo che va tra i dodici mesi e i quatto anni, periodo durante il quale il governo predica che in teoria chi ha preparato i documenti è "regolare". Ma, dicono qui, "con la teoria non si mangia, ci vuole la pratica, i fatti".

Conclusione

Nonostante le difficoltà, gli esempi di "ritrovata libertà" come Nova Colonia, dove regna almeno l’ottimismo di poter rendere prospera la propria terra, ci appaiono ad oggi l’unica maniera per far uscire il Brasile dalla paradossale contraddizione di sfacciata opulenza / disperata povertà. Il paesaggio agricolo brasiliano ben simboleggia questa situazione: interminabili chilometri di filo spinato a guardia delle fattorie, interrompono la infinita serenità di immobili tramonti e di albe senza fine.

* Alberto Corbino (alb.corbino@tin.it) - Dipartimento per l’Analisi delle Dinamiche Ambientali e Territoriali – Università degli Studi di Napoli "Federico II".

Note

(1) Fonte: Calendario Atlante De Agostini 2000.

(2) Inoltre produce 24.587 tonn./anno di manioca e 2.837 di fagioli secchi, che con riso, mais e patate costituiscono la base alimentare del paese.

(3) L’I.S.U. è un indice statistico sintetico basato su tre parametri: speranza di vita, risultati scolastici e reddito. Sul dato negativo del Brasile influisce, tra l’altro, la mortalità infantile (57,2 per mille), la più alta del continente sudamericano dopo Bolivia (75) e Perù (73); la speranza di vita degli uomini (57 anni), di circa 10 anni inferiore alla media latinoamericana (Nicaragua 63, Messico 69, Repubblica Dominicana 67).

(4) Secondo l’IBGE, all’alba di questo nuovo millennio i bambini brasiliani colpiti dalla denutrizione saranno 20,7 milioni, equivalenti al 12% della popolazione. Secondo l’UNICEF, oggi il 10% dei bimbi soffre di denutrizione cronica (che è la causa di morte del 50% dei bambini entro il 5° anno di vita).

(5) Resta nella leggenda una tristemente famosa dichiarazione di un Ministro brasiliano che, forse per vantare i meriti delle politiche economiche governative, affermò che "se il Brasile perdesse 25 milioni di persone per fame, l’economia del paese tirerebbe ancora…"

(6) Secondo uno studio della segreteria della Presidenza della Repubblica (1990), il 44% delle terre in Brasile è inutilizzato, soprattutto a causa delle enormi dimensioni. 264 latifondi (ed estesi per più di 100.000 ettari) controllano 33 milioni di ettari (una superficie più estesa dell’Italia). Circa 80 milioni di ettari (di cui quasi l’88,7% latifondi) sono classificati come "totalmente oziosi". Le imprese straniere possiedono oltre 30 milioni di ettari in Brasile. Mentre i 3 milioni di piccoli proprietari che possiedono meno di 10 ettari, hanno appena il 10% di tutte le terre. I popoli indigeni possiedono 95 dei 250 milioni di terre pubbliche, di cui solo una metà è stata delimitata, mentre il resto è solo localizzata sulle carte geografiche.

(7) Se le terre appartenessero ad un solo proprietario, l’indice GINI sarebbe pari a 1. In realtà è il Paraguay la nazione prima in classifica (GINI=0,94) ma la maggior parte dei grandi proprietari terrieri in Paraguay è brasiliana, per cui si potrebbe dire che il Brasile è al primo posto (come osservato da J.P. Stédile e F. S. Görgen, 1998).

(8) Possiamo datare l’inizio del latifondo con la legge n° 601 del 1850 (detta "prima legge della terra"), promulgata da Dom Pedro II, che dichiarava che poteva essere proprietario della terra solo chi legalizzava la sua proprietà, pagando una tassa al sovrano. Ciò escludeva quindi i poveri e gli schiavi liberati con la legge del 1880. Vista l’impossibilità di vivere in libertà, alcuni schiavi si rifugiarono in terre lontane (sull’esempio di Quilombo, primo schiavo fuggito, che fondò un villaggio nel 1695). Il più famoso di questi casi è costituito dalla comunità di Canudos, oggi luogo di pellegrinaggio, una comunità autosufficiente ed indipendente fondata da Antonio Conselheiro, sterminata nel 1897 dalle truppe del governo, preoccupato dalle potenzialità moltiplicatrici di quella rivoluzionaria esperienza.

(9) Come, se non miopi, si possono chiamare operazioni commerciali che hanno portato alla creazione dell’azienda Manasa, cioè 2 milioni di ettari (una superficie grande come la Slovenia) in Amazzonia venduti ad un gruppo cinese che ha come unico obiettivo lo sfruttamento del legname e delle altre risorse naturali? Inoltre è utile segnalare che, in seguito ai tagli alla spesa sociale, in ragione del 40,5%, imposti dal Fondo Monetario Internazionale al nuovo bilancio del governo centrale, l’agricoltura ha registrato un taglio relativo del 47,1%.

(10) Sem Terra possono definirsi oggi (secondo l’IBGE) 4,8 milioni di famiglie di lavoratori rurali a vario titolo: parceiros, arrendatarios, posseiros, assalariados, piccoli agricoltori e figli di piccoli agricoltori, tutti accomunati dal fatto di non possedere un titolo di proprietà.

(11) I dati sono aggiornati al marzo 1996 (dati INCRA-MST). Non vi sono sistematizzazioni ulteriori. L.A. Pasquetti ritiene che al settembre 1998 vi fossero circa 1.600 insediamenti e 200.000 famiglie.

(12) La nuova riforma, prevede, tra l’altro il Banco da Terra. La riforma vuole difatti sostituire il sistema per il quale lo Stato indennizzava il latifondista per l’esproprio e poi finanziava ai nuovi proprietari servizi ed infrastrutture; gli eventuali prestiti dovevano ritornare dopo 5 anni, con uno sconto del 50%. Ora si vuole togliere lo sconto ed i crediti li assumerebbe il sistema bancario che è molto meno elastico e che pignora la terra in caso non si restituiscano le somme anche se a causa di siccità o altre cause esterne.

(13) La legge prevede che se una persona si insedia su un altrui terra ed il proprietario non faccia nulla per un anno (segno evidente dell’abbandono della terra), si abbia una sorta di usucapione (su quella parte di latifondo occupata). Generalmente si finisce per dividere la proprietà tra le famiglie occupanti, e lo Stato indennizza il vecchio proprietario con "buoni del tesoro". I nuovi proprietari dovranno comunque restituire allo Stato, in alcuni anni, fino all’80% di questa somma.

(14) Siamo nei pressi dei confini con gli Stati di Minas Gerais (150 km) e Goiàs (250 km). Si noti che a queste longitudini i Municipi in Brasile hanno estensioni di decine di migliaia di kmq. Il sertâo (in brasiliano: entroterra desertico) è una zona arida con vegetazione bassa intricata, scarsi alberi ad alto fusto e clima caratterizzato da scarse piogge.

(15) In realtà vi è una coincidenza tra le due categorie. "Coronel" – colonnello - è difatti l’appellativo che il popolo dà ai grandi proprietari terrieri. All’origine del termine stanno i titoli di "colonnello della milizia" e "colonnello della guardia nazionale" ricevuti dai latifondisti durante il periodo coloniale ed imperiale.

(16) Chi si opponeva finiva spesso ucciso. La Comissão Pastoral da Terra ha registrato 1.003 assassini di contadini, sindacalisti, religiosi ed avvocati impegnati nella lotta per la terra, tra il 1985 ed il 1997. Questo destino toccò anche all’avvocato Eugenio Lyra, assassinato nel 1974 da un pistoleiro assoldato dai fazendeiros. A Lyra è intitolata la sede di S. Maria de laVitoria del sindacato CUT (Central Unica Trabalhadores).

(17) I sindacati CUT di S. Maria da Vitoria, Coribe e Correntina, l’Associacão da Fazenda Zeavis, l’Associacão di Iacho de Fora.

(18) All’agosto 1999, solo tre famiglie erano riuscite (per la coincidenza di spirito d’iniziativa e possibilità economiche) a dotarsi di un simile sistema. Ma un prestito fatto dal Comitato di Amicizia di Faenza (discusso ed approvato nei termini – estremamente vantaggiosi – dall’assemblea della comunità) prevede la costruzione in tempi brevi di un castello d’acqua e della relativa rete di tubature necessarie a raggiungere ogni casa.

(19) Nel periodo di seca del 1999, molti contadini del Nordeste sono sopravvissute raccogliendo le ossa degli animali morti e vendendole a pochi reais per farne sapone, oltre che sfamandosi con i pochi aiuti umanitari che il governo (grazie anche a sottoscrizioni private) paracadutava loro. La gravissima, ininterrotta seca che colpì questa stessa regione tra il 1979 e il 1983 causò decine di migliaia di morti, forse un milione (coinvolgendo un quarto della popolazione brasiliana).

(20) Il sistema sanitario nazionale è ancora lontano (specie nelle aree più periferiche) dal realizzare una politica di pianificazione delle nascite basato sull’educazione sessuale, sulla sterilizzazione volontaria delle donne già madri o sulla distribuzione gratuita di anticoncezionali. Pochissimi sono i mariti che si sottopongono a vasectomia. La donna è discriminata in tutto: lo stipendio medio degli uomini è del 42% più alto di quello delle donne.

(21) A Nova Colonia si è notato l’importanza non solo di questa figura ma anche della moglie, la quale diventava una sorta di portavoce della parte femminile della comunità.

(22) Questo è quanto emerge da uno studio elaborato da P. Luiz Roberto Benedetti, docente presso la Università Cattolica di Campinas, basato su di un questionario compilato da 400 seminaristi nel 1999.

Principali riferimenti bibliografici

  • AA.VV., A opcão brasileira, Contraponto Ed. Ltda, Rio de Janeiro, 1998

  • Calati Boccazzi D., Brasile la terra degli altri, Manitese, Milano

  • Cohn A., Dal formalismo alla realtà, in Social Watch - Osservatorio internazionale sullo sviluppo sociale 1999, Rosenberg & Sellier, Torino, 1999, pagg. 120-122

  • Conferência Nacional dos Bispos do Brasil, Sem trabalho… por quê?, Editoria Salesiana Don Bosco, São Paulo, 1999

  • CPT.CEPAC.IBASE, O genocidio do Nordeste 1979-1983, Ed. Mandacaru Ltda, São Paulo, 1984

  • Gaddoni R. , In Brasile con i Senzaterra – Riflessioni e Porposte, Comitato Amicizia, Faenza 1999

  • IBGE (Istituto Brasiliano di Geografia e Statistica), sito web: www.ibge.org

  • Romagnoli S., Sem Terra il dramma continua, in Manitese, n° 360/1999, pagg. 4-5

  • Roque A., Correa S., L’agenda del ciclo sociale: vicoli ciechi e sfida, in Social Watch - Osservatorio internazionale sullo sviluppo sociale 1998, Rosenberg & Sellier, Torino, 1998, pagg. 112-118

  • Santos M., O ritorno do territorio, in Santos M. et al., Territorio, globalização e fragmentação, Hucitec/Anpur, São Paulo 1994

  • Stédile J.P. – Görgen F.S., Senza Terra, Rete Radié Resch, Roma 1998

  • Stédile J.P. (coord.), A questão agraria hoje, Editora da Universidade Federal do Rio Grande do Sul, Porto Alegre, 1994

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