Capitalismo Natura Socialismo - HOMEPAGE ECOLOGIA POLITICACNS - rivista telematica di politica e cultura
n. 1 - aprile 2000, Anno X, fasc. 28

INDICE
n. 1

MANIFESTO DELLA "ASSOCIAZIONE DEL TEMPO SCELTO"
   
 

Chi siamo
Una trentina di persone provenienti da una molteplicità di orizzonti socio-professionali, si sono riunite a Perugia, alla fine dell'anno 1996, in associazione per dare un seguito alla convinzione comune che si debba passare da una società di pieno impiego, divenuta illusoria, ad una società di piena attività-creatività.

La nostra proposta è quella di ridurre il tempo di lavoro con la condivisione del lavoro tra persone occupate e disoccupate attraverso una riduzione volontaria , espressione di un desiderio personale di condividere il lavoro e nello stesso tempo di realizzarsi in un progetto di tempo scelto.

L'associazione " Tempo scelto" è un luogo di incontro, di scambio di saperi e di esperienze, di ricerca e produzione di senso tra soggetti sociali e persone che hanno come obiettivo la diffusione del "tempo scelto".

La nostra associazione vuole farsi promotrice di un dibattito che avvii fasi di riflessione e di proposta orientate all'elaborazione di progetti di vivibilità, sostenibilità, radicamento e solidarietà sociale. Crediamo possibile un impegno finalizzato alla creazione di esperienze di lavoro permeate di solidarietà e animate dall'idea del "dono" e della reciprocità..

L'associazione si impegna a identificare tutti gli ostacoli psicosociali, tecnici, legislativi, giuridici, economici del "tempo scelto" chiamando a raccolta tutti coloro che hanno competenze specifiche nel campo dell'analisi e dell'intervento sociale ed attivando una sfera di pubblico dibattito reso necessario dalla drammaticità della attuale congiuntura sociale.

Contesto in cui ci muoviamo

Negli ultimi venti anni nel Nord del mondo si è raddoppiata la produzione di ricchezza con un terzo di lavoro in meno.

La crescita economica e gli investimenti non sono sufficienti a riassorbire la disoccupazione.
Il costo umano e sociale della disoccupazione in continuo aumento diviene insopportabile e riguarda tanto gli "inclusi" nel lavoro che gli esclusi.
Il processo di mondializzazione che caratterizza la fine di questo secondo millennio, rinforza un sentimento collettivo di incertezza e di imprevedibilità dove il "meglio" può andare di pari passo con il "peggio".

La lentezza nell'invio delle informazioni (il tempo) e la distanza ( spazio geografico) hanno da sempre costituito una corazza protettiva per i beneficiari dello sviluppo. Con la globalizzazione si amplificano la simultaneità dei problemi e l'ubicazione nella loro percezione e formulazione.
Così le vittime e i vincitori si avvicinano fisicamente gli uni agli altri in questa epopea della occidentalizzazione del mondo legittimata nella parola" mitica" dello sviluppo.

I paesi detti " in via di sviluppo" ossia i due terzi dell'umanità, hanno ridotto del 15% il loro contributo relativo al PIL mondiale mentre i paesi industrializzati ( 20% dell'umanità) lo hanno innalzato all'80%.

All'idea dello sviluppo è associata quella della commercializzazione generalizzata degli scambi con un unico punto di riferimento: i soldi. All'origine semplice mezzo di scambio, i soldi sono diventati "finalità" ed il dominio delle industrie (capitale produttivo) è diventato il dominio delle Banche (capitale finanziario). In questa corsa sfrenata per i soldi (e per i soldi che producono soldi) i sacrifici umani sono stati acconsentiti per ideare davanti a se la speranza di una vita migliore per accedere a un paradiso che si allontana incessantemente , così rapidamente che si crede di riacciuffarlo.

In una guerra economica esacerbata, per alcune parti del mercato, come in altri tempi per i territori quando il riconoscimento era legato alla proprietà della terra, due mondi sofferenti si affiancano nei paesi industrializzati senza comprendersi. Gli uni sempre nella necessità, lavoratori stressati o guerrieri eroi tentano di compensare attraverso un consumo di tipo mimetico, l'angoscia di una vita che ha perduto il suo senso ed i suoi punti di riferimento. Era conosciuta la capacità di adattamento umano, ma a condizione che il ritmo dei cambiamenti e delle innovazioni che si impongono, non ecceda quello della produzione simbolica di senso, delle norme e degli usi, che esigono una temporalità ripartita tra più generazioni.

Gli altri esclusi da un lavoro ( con la regressione del numero di ore di lavoro in tutti i paesi industrializzati) e dunque da un reddito, di precarietà in precarietà, tentano di resistere alla spirale di un mondo nel quale si sentono sempre più estranei. A meno che essi non riescano ad inventare un nuovo modo di vita accettabile.

Il PIL va cambiato in BIL (Benessere interno lordo)

Cosa proponiamo

L'associazione propone a chi lavora di scambiare una parte delle ore di lavoro quotidiano con un disoccupato, percependo per un anno un aiuto finanziario pari alla parte dello stipendio alla quale ha rinunciato, ma con un obbligo inderogabile: sviluppare, nel tempo liberato, un progetto di utilità collettiva. E' un nuovo tempo sociale quello che si vuole sperimentare: "il tempo scelto". Un tempo per diventare autori e coautori della propria vita.

L'associazione ritiene infatti auspicabile una redistribuzione, su una parte della popolazione esclusa dal processo produttivo, del lavoro lasciato libero, con un atto di rinuncia volontaria, da chi intenda migliorare la qualità della propria vita, dedicandosi per un periodo di "tempo scelto" ad iniziative fortemente connotate dal punto di vista sociale e ambientale.

E' necessario, a tale scopo, individuare una forma di incentivo economico al tempo parziale liberamente ceduto con un "assegno del tempo scelto".
I finanziamenti, per il primo anno di sperimentazione, possono venire da tutte le misure di aiuto alla disoccupazione, come per esempio dai lavori socialmente utili , la cui filosofia va assolutamente rivista, in quanto non produce l'attivazione da parte degli assistiti di percorsi personali verso l'occupazione.

I volontari della condivisione del lavoro hanno la possibilità di fare del loro progetto di tempo scelto un'occasione di conoscenza per se stessi e per gli altri nel loro ambiente di vita sociale e culturale.

Si può dire che è un trasferimento, per un anno, di finanziamenti pubblici che dati ancora oggi come assistenza passiva alla disoccupazione diventano, con il progetto di tempo scelto, strumento di attivazione di percorsi personali al servizio della collettività. Passato l'anno di messa a punto del progetto di tempo scelto, si continua con le proprie risorse, umane ed economiche,, a percorrere strade innovative, creative e a guadagnare la propria vita all'interno di una rete territoriale in cui sono presenti tutti gli attori istituzionali, sociali, economici e di volontariato

A differenza del "part time" che rappresenta una scelta individuale, il tempo scelto, da un lato costituisce un'esperienza di condivisione del lavoro con persone disoccupate o cassintegrate a cui viene offerta la quota di tempo "restituita"; dall'altro richiede al proponente di diventare attore di un progetto che esce dalla logica della creazione di un’impresa che deve realizzare solo profitto.

Agire nella prospettiva del "tempo scelto" significa creare le condizioni per un graduale superamento delle difficoltà che rendono problematici i rapporti fra la società e le tendenze economiche in atto. Queste appaiono sempre meno rassicuranti sia per chi lavora, in quanto avverte sempre più distintamente la fragilità del proprio privilegio di occupato che, a maggior ragione, per chi è fuori dalla produzione e si sente privato del principale diritto di cittadinanza: il lavoro.

Cosa stiamo facendo

L'associazione collabora da due anni con la Provincia di Perugia, con gli assessorati Pari opportunità e Area risorse umane e Strumentali, per portare avanti una sperimentazione unica in Italia di "tempo scelto".
Sette impiegati hanno permesso l'assunzione di sei disoccupati a tempo parziale per rimpiazzarli durante il loro mezzo tempo scelto. Tutti quanti hanno un punto in comune: inventare, a partire da un desiderio personale, da una motivazione profonda, un tipo di attività che non risponda solamente alle logiche del mercato, né della sfera della vita privata o familiare. C'è in questa proposta la convinzione che i beni realizzati, essendo finalizzati allo scambio di saperi, prodotti e servizi fra cittadini, permettano di riallacciare legami sociali interrotti, di recuperare la disponibilità di una parte importante del proprio tempo da destinare ad attività creative o, comunque, di soddisfazione personale, di ridare forza all' idea di democrazia, sicuramente anteriore a quella della crescita confusa con lo sviluppo che ha messo in atto processi di esclusione massiccia. La messa a punto di tale progetto , molto difficile da portare avanti, dati i vincoli burocratici che in Italia impediscono attività innovative, ha però sortito, da subito, un cambiamento di paradigma concettuale.. Gli amministratori della Provincia, i dirigenti, i funzionari, gli impiegati che hanno accettato la sfida , insieme ai volontari dell'Associazione, hanno preferito scegliere il modello culturale che è sottinteso nei progetti di economia solidale e hanno instaurato tra di loro dei rapporti improntati alla valorizzazioni di tutti, potenziando le risorse di un' intelligenza collettiva.

Il gruppo di lavoro ritiene possibile che accanto ad una concezione del lavoro quale si è strutturata nella economia di mercato e del servizio pubblico, sia possibile ipotizzare, in un'ottica di economia "plurale", un altro modo di lavorare che si ispiri ad una concezione solidale dell'economia.
Anche in una società come quella umbra si colgono elementi di disgregazione; le persone, sempre più sole nel proprio disagio esistenziale, reagiscono mettendo in atto atteggiamenti dettati dall'egoismo e dall'ansia di salvezza; le relazioni nel corpo sociale si spezzano; vengono meno i valori comuni e la capacità di perseguirli insieme.

La sperimentazione che si sta facendo del "tempo scelto" a livello di territori circoscritti in cui tutti gli attori sociali sono chiamati a dare il loro contributo di idee e di volontà, sta dando i suoi primi effetti. Le persone implicate in questo cambiamento di mentalità, nei confronti del lavoro,stanno reinventando la democrazia attraverso l'opportunità di esplorare un nuovo tempo sociale.

Mariella Morbidelli presidente "Associazione del Tempo Scelto"

Per chiedere maggiori informazioni:
Sede Associazione
: Via della Viola 1 Perugia E-Mail:laboratorio@ftbcc.it. Telefono: 075-951452 Fax: 075-9652912

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