Capitalismo Natura Socialismo - HOMEPAGE ECOLOGIA POLITICACNS - rivista telematica di politica e cultura
n. 1 - aprile 2000, Anno X, fasc. 28

INDICE
n. 1

OGM. PERCORSO DI LETTURA **

Giovanna Ricoveri

   
 

L’attenzione dei media ai rischi che i cibi transgenici comportano per la salute umana e alle implicazioni etiche, ecologiche, economiche, scientifiche e sociali degli OGM vegetali, animali e umani, è recentemente cresciuta, anche in Italia. Se il muro del silenzio è caduto, non si può dire che tutto sia chiaro, sia perché la materia è oggettivamente complessa, sia perché mancano ricerche di campo e sperimentazioni sufficienti a rispondere con un livello minimo di attendibilità ai molti interrogativi aperti. Il "principio di precauzione" definito a Rio de Janeiro nel 1992 e ripreso dal Trattato di Maastricht cerca di rimediare questa carenza, con l’introduzione di limiti anche in assenza di dati scientifici sugli effetti degli OGM o delle onde elettromagnetiche. Ma le multinazionali hanno una scappatoia legale grazie al "principio di equivalenza" definito dal Regolamento europeo 1139/98 sulle etichette dei cibi innovativi (novel foods), che esenta dalla etichettatura i derivati contenenti OGM se ritenuti "sostanzialmente equivalenti" a quelli naturali perché non contengono né l’informazione genetica né il prodotto dell’informazione genetica.

L’orto di Frankestein. Cibi e piante transgeniche, di Jean-Marie Pelt (Feltrinelli 2000, pp. 146, L.22.000) spiega la "disinvoltura" con cui viene portata avanti la manipolazione genetica del mondo vegetale è sostiene che essa è persino superiore a quella che regola il mondo degli altri esseri viventi, animali e umani. E questa denuncia è rafforzata nell’Appendice di Antonio Onorati, sulle 250 coltivazioni sperimentali autorizzate in Italia, separatamente per prodotto (30 vegetali circa, tra cui mais, pomodoro e barbabietola), per caratteristiche tecniche degli stessi e società produttrici (la più importante è Novartis).

Altri due libri appena tradotti, quello dell’inglese Jon Turney, Sulle tracce di Trankestein. Scienza, genetica e cultura popolare, Edizioni di Comunità 2000, pp. 340, L.38.000, e un pamphlet della Enciclopedia francese dei rumori, Osservazioni sull’agricoltura geneticamente modificata e sulla degradazione della specie, Bollati Boringhieri 2000, pp. 94, L. 24.000. Il primo ripercorre due secoli di vita del mostro inventato da Mary Shelley nell’Inghilterra vittoriana e sostiene che esso allunga la sua ombra anche sull’ingegneria genetica, la rivoluzione tecnologica del terzo millennio. L’altro testo, il pamphlet, si scaglia contro gli OGM, rifiutando ogni distinguo tra applicazioni alimentari e terapeutiche, che è l’argomento forte di coloro che ne difendono l’uso farmaceutico, per "salvare" vite umane.

Per capire i fermenti della società civile sugli OGM in Italia e in Europa, è fondamentale leggere L’Intruso genetico, 8 pagine uscite lo scorso settembre a cura della associazione ambientalista VAS (Verdi, Ambiente e Società) diretta da Guido Pollice e Ivan Verga (il giornale si può richiede telefonando allo 06 32004108). E’ una pubblicazione nata supportare la Moratoria (di 5 anni) alla coltivazione e commercializzazione di prodotti transgenici in Italia, avanzata dalla VAS lo scorso anno "in considerazione delle evidenze scientifiche che attestano il grave danno alla biodiversità... e i pesanti interrogativi di ordine sanitario sollevati dal consumo di cibi OGM". Il numero, che in copertina riproduce la fragola transgenica al pesce, è fitto di notizie tra cui l’elenco delle società che a Greenpeace hanno risposto di non impiegare OGM nei loro prodotti (12 società) e di quelle che invece hanno detto di impiegarli (16); le carenze della normativa europea sulle etichette dei derivati trangenici; le cause intentate da una coalizione Usa formata dalla Fondazione di Jeremy Rifkin, l’associazione degli agricoltori familiari e quella dei consumatori di Ralph Nader, contro 30 multinazionali del transgenico, accusate di monopolio industriale sulle risorse genetiche davanti all’Antitrust.

Biopirateria. Il saccheggio della natura e dei saperi indigeni (Cuen 1999, pp. 170, L. 22.000) è l’ultimo libro uscito in Italia di Vandana Shiva, fisica e attivista del movimento Navdany (Sette Semi) per la conservazione della biodiversità in India. Il testo copre un arco vastissimo di problematiche appartenenti a mole discipline, ma il messaggio è chiaro e netto. A 500 anni dalla conquista dell’America latina da parte di Cristolforo Colombo, la storia si ripete con la ricolinizzazione del Sud, resa possibile dall’ingegneria genetica e dai brevetti industriali sul vivente normati dal WTO, il trattato sul "libero" commercio. Il saccheggio della diversità biologica e dei saperi locali del Sud, operato dalle multinazionali del Nord, favorisce l’espansione della monocoltura, l’erosione genetica e la minaccia di crisi ecologica. Nella Postafazione, Gianfranco Bangone racconta come la legge indiana sui brevetti, che escludeva l’agricoltura e i farmaci, sia stata modificata l’anno scorso, dopo 10 anni di pressioni da parte del Governo Usa e dell’ Organizzazione del commercio internazionale, pena la perdita del finanziamento di 130 progetti di ricerca e altre ritorsioni.

Per districarsi nella <babele dei geni>, si consiglia la lettura degli atti di due convegni, tenutis a Roma lo scorso autunno, uno intitolato Le biotecnologie e organizzato dal Ministero Ambiente il 24 settembre 1999 (gli Atti - pubblicati come allegato della rivista mensile del Ministero <Ambiente informa> n1/1999 - possono essere richiesti allo 06 57221); l’altro incontro , intitolato Il cibo di Frankenstein e organizzato dai Verdi il 29 ottobre 1999 (gli Atti - pubblicati sui <Fogli Verdi>, supplemento di <Il Sole Che Ride> n.5, 1-15 dicembre 1999, possono essere richiesti allo 06 67609323). Contengono le relazioni dei massimi esperti nazionali della materia, il genetista Marcello Buiatti e il biologo Gianni Tamino, e molte altre informazioni sulle normative in vigore, sui rischi ambientali e per la salute, sul Comitato nazionale di Biosicurezza, e sulle molte attività di resistenza contro gli OGM in atto in diversi paesi del Nord.

Per concludere, tre testi "cult". Primo, The Ecologist, numero speciale sulla Monsanto, sett.-ott. 1998, ora pubblicato in italiano come supplemento di <Avvenimenti> n.73, 1999. Secondo, Il Secolo Biotech di Jeremy Rifkin, Baldini e Castoldi 1998, pp. 380, L. 34.000, che è un testo a tutto campo sull’intera vicenda degli OGM con una specificità, quella di individuare un nesso tra informatica e biotecnologia, il cui sviluppo parallelo trasformerebbe le informazioni contenute nei nostri geni nella "materia prima" della nuova economia globale del terzo millennio. Terzo testo "cult", Biologia come ideologia di Richard Lewontin, Bollati Boringhieri 1991, pp. 94, L. 24.000. Lewontin, che è uno dei maggiori studiosi mondiali di genetitica, critica il passaggio dal determinismo ambientale al riduzionismo biologico indotto dalla rivoluzione scientifica biotecnologica, e sostiene che gli organismi producono il loro ambiente oltre ad esserne determinati, e che i geni sono solo alcuni tra gli elementi che definiscono l’individuo. Gli altri elementi sono fattori culturali e politici, ed è questa la ragione per cui non si può proteggere l’ambiente senza mettere in discussione gli assetti sociali che lo hanno compromesso. Forse è una chiave di lettura utile anche nella battaglia attuale per evitare il trade-off ingiusto e pericoloso tra salute pubblica e sostenibilità ambientale da una parte; profitto privato dell’agribusiness dall’altra.

** Questo testo è ripresa dalla rivista Carta, Aprile 2000.

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