Capitalismo Natura Socialismo - HOMEPAGE ECOLOGIA POLITICACNS - rivista telematica di politica e cultura
n. 1 - aprile 2000, Anno X, fasc. 28

INDICE
n. 1

EFFETTO SERRA E CRESCITA DEMOGRAFICA

Alberto Vanolo*

   
  Introduzione

L’effetto serra è un tema ormai tristemente noto a tutte le persone sensibili alle problematiche ambientali. Si conosce spesso la fisica del fenomeno e le sue cause principali, le emissioni di gas cosiddetti "serra": metano, clorofluorocarburi e soprattutto anidride carbonica (CO2). Le fonti di questi gas sono innumerevoli, ma in generale si può dire che siano collegate ai consumi di energia.

Il dibattito sulle problematiche demografiche, invece, dopo un periodo di grosso clamore negli anni settanta ed ottanta, si è decisamente sopito. Ma soprattutto è stato considerato in genere come un problema "a sé", senza tentare di collegarlo alle tematiche ambientali. Scopo di questo articolo è di tentare di valutare i collegamenti tra i due fenomeni.

Dinamiche demografiche

I dati sulla popolazione mondiale sono noti: nel 1950 si contavano 2,56 miliardi di individui, mentre nel 1999 sono stati toccati i 6 miliardi. Questo non significa però che tra 50 anni la popolazione raddoppierà nuovamente: si tratta di un errore di sopravvalutazione che al giorno d’oggi non si effettua più. Le nuove teorie demografiche (tra le quali la più nota è detta della "transizione demografica") affermano che l’esplosione numerica di una popolazione sia un fenomeno temporaneo, legato al rapido passaggio da una situazione di povertà ad una di ricchezza. L’Italia, ad esempio, confermerebbe questa ipotesi: il "boom delle nascite" è avvenuto nel florido periodo degli anni sessanta, per poi arrestarsi e giungere al noto fenomeno odierno della "crescita zero".

Il nodo del problema risiede nel fatto che gran parte delle popolazioni del pianeta non ha ancora effettuato questo balzo dalla povertà alla ricchezza, o si sta accingendo ad effettuarlo. Alla luce di queste considerazioni, è sempre più complesso effettuare previsioni demografiche: qualitativamente si può osservare che nei prossimi anni continuerà la forte crescita, ma prima o poi si arresterà. Le stime delle Nazioni Unite (1) affermano che la Terra nel 2025 supererà gli 8 miliardi di abitanti.

Dinamiche economiche

L’economia degli ultimi decenni ha aumentato il tenore di vita nei paesi industrializzati, e oggi si sta compiendo lo stesso cammino nei paesi "in via di sviluppo". Questo significa che le condizioni di elevato consumo (e forse spreco) proprie dei paesi più ricchi si allargheranno presto a molti paesi, e gli stessi sperimenteranno nel frattempo una forte crescita della popolazione. Dovremo quindi aspettarci, ad esempio, un parco auto mondiale senza precedenti: molte persone, infatti, potranno presto permettersi, per la prima volta, un automezzo privato. Inoltre, non acquisteranno certo una moderna ed efficiente auto catalizzata dai bassi consumi di carburante, ma probabilmente un modello molto economico ed inquinante.

Al di là di considerazioni etiche (è giusto infatti che tutte le popolazioni sperimentino un loro cammino di sviluppo e possano avere pari accesso alle risorse del pianeta), il problema ambientale si presenterà imponente. Ci saranno più persone che inquineranno di più. Tenteremo ora di quantificare e giustificare queste affermazioni.

Una verifica statistica

L’analisi statistica fornisce una conferma alle osservazioni precedenti. Si è partiti dai valori di numerosità della popolazione mondiale (2) e delle concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica (3). I dati in questione sono stati incrociati ottenendo il grafico in figura, dove sono rappresentate le coppie di valori negli anni dal 1958 al 1997. Al di là del tipo di rappresentazione grafica scelta, si può osservare anche visivamente l’andamento lineare della funzione (vedi figura).

Concentrazione atmosferica di CO2 e popolazione mondiale,

1958 -1997

Note: Ppmv = parti per milione di volume

Per verificare analiticamente che l’andamento è lineare è stato calcolato il coefficiente di correlazione lineare di Bravais-Pearson, i cui valori possono oscillare tra –1 (correlazione inversa) e 0 (correlazione nulla) e tra 0 e 1 (correlazione perfetta). E’ stato ottenuto il valore di r = 0.997. Questo elevatissimo dato si può interpretare affermando che l’aumento della popolazione mondiale e della concentrazione atmosferica di CO2 sembrano essere estremamente legati. I dati riguardanti la concentrazione atmosferica di CO2 e la popolazione mondiale sono stati a questo punto approssimati con una retta: visto l’alto valore del coefficiente di correlazione lineare si può supporre che nel futuro, almeno nel breve periodo, il fenomeno continuerà la sua evoluzione nello stesso modo.

E’ tuttora difficile stabilire quale sia la soglia massima di concentrazione atmosferica di CO2 che il pianeta potrà sopportare: alcuni autori hanno citato 400 ppmv (parti per milione di volume), altri 450 ppmv (4). Alle due cifre, utilizzando la retta tracciata nel grafico precedente, corrisponderebbero le popolazioni di 7.98 e 10.89 miliardi di persone. Secondo le previsioni del Bureau of the Census, le due cifre saranno raggiunte rispettivamente intorno al 2026 ed al 2100. Si tratta di date molto distanti tra di loro, così come molto ampio è il margine tra le 400 e le 450 ppmv. Se però si pensa che all’inizio della rivoluzione industriale le concentrazioni si aggiravano intorno alle 270 ppmv, ci si può rendere conto della rapida evoluzione del problema: il traguardo del 400 ppmv, sostenibile o no che sia, si sta avvicinando molto rapidamente.

Sensibilità dell’emissione rispetto alla popolazione

In un ulteriore approccio al problema si è tentato di calcolare quanto l’emissione di anidride carbonica di una zona del mondo sia "reattiva" all’incremento demografico. Per effettuare l’analisi si sono considerati sei gruppi di nazioni: nazioni industrializzate, Est europeo ed ex Unione Sovietica, Asia in via di sviluppo, Medio Oriente, Africa ed America centro-meridionale.

Si sono calcolati i valori di sensibilità rapportando le variazioni di emissione (5) alle variazioni di popolazione per i dati gruppi di paesi in vari intervalli di tempo. Il significato di questi rapporti è di rispondere alla domanda: "quanto un aumento di popolazione si ripercuote su di un incremento di emissione?" I risultati ottenuti sono rappresentati nella tabella 1.

Tab. 1. Sensibilità dell’incremento di emissione rispetto al fattore popolazione,

1980-2020 (tonnellate all’anno per persona).

Anni Nazioni industr. Est Europa e ex-URSS Asia in via di sviluppo Medio Oriente Africa Centro-sud America Totale mondiale
1980-1996 4 -9.35 0.72 1.77 0.19 0.33 0.69
1996-2020 4.76 14.01 2.86 1.45 0.32 2.58 2.52
1980-2020 4.5 1.87 1.83 1.56 0.27 1.67 1.73

I risultati ottenuti confermano quanto ci si poteva aspettare: nei paesi industrializzati piccole variazioni demografiche avranno notevoli ripercussioni ambientali (a causa degli alti livelli di emissione pro capite, sinonimo di elevati consumi), mentre nei paesi più poveri accadrà il contrario. I risultati ottenuti per l’Est Europa e l’ex Unione Sovietica sono decisamente anomali e difficili da interpretare a causa dei fenomeni di recessione economica che hanno toccato questi paesi negli ultimi anni. Nei prossimi venti anni i valori di sensibilità sono quasi tutti destinati a salire (aumento degli standard di vita e del livello di emissione pro capite), ma l’incremento si verificherà soprattutto nei paesi in via di sviluppo. La maggior parte dell’incremento economico e industriale avverrà in Asia e nell’America centro-meridionale, mentre il reale decollo dell’economia africana, in assenza di radicali interventi, non avverrà probabilmente nel breve periodo. Unico valore di sensibilità che si prevede diminuirà leggermente è quello relativo al Medio Oriente: in questi paesi probabilmente si osserverà un forte incremento demografico, mentre la quantità e qualità dell’utilizzo di energia rimarrà circa costante.

I modelli I = PAT e I = HAT

La prima e più popolare formalizzazione del problema dell’influenza della popolazione sull’emissione di gas-serra si deve all’esperto energetico John P. Holdren (6) nel 1991. La sua formula è nota come I = PAT: l’impatto ambientale (I = impacts) è pari al prodotto di popolazione (P = population), livello di consumo pro capite (A = affluence) ed inquinamento pro capite prodotto con un dato livello di tecnologia (T = technology).

Partendo dalla formula I = PAT, Landis Mc Kellar e Wolfang Lutz (7) nel 1995 giunsero ad una nuova e originale formulazione del problema. Gli autori si chiesero come mai dovesse essere scelta come unità di osservazione per forza l’unità demografica (l’individuo P), e crearono un modello alternativo che considera invece le famiglie (Households, indicate con H), cioè il numero e la dimensione media dei nuclei familiari. Nacque così la formula "antagonista" I = HAT. La ragione fondamentale dello scegliere come elemento base della ricerca le famiglie è che per molti beni, come il trasporto automobilistico e l’uso domestico di energia, ci sono significative economie di scala: per esempio una famiglia con quattro persone consumerà meno di due coppie. Per molti tipi di beni, quindi, potrebbe essere più saggio considerare non gli aumenti numerici di popolazione, ma gli incrementi nella quantità di nuclei familiari.

Si è quindi considerato l’incremento nell’uso di energia (che equivale, allo stato attuale delle tecnologie, a considerare gli aumenti di emissione di CO2) nei paesi sviluppati e non. Il dato in questione è stato scomposto, in modo da individuare quanto di questo aumento sia dovuto all’aumento di popolazione, quanto agli incrementi dell’economia (PIL pro capite) e quanto al cambiamento tecnologico. I risultati ottenuti sono rappresentati nella parte superiore della tabella 2. Nella parte inferiore è stata ripetuta la stessa scomposizione considerando non la popolazione, ma il numero di nuclei familiari.

Tabella 2. Contributo dei vari fattori all’aumento di

consumo di energia, 1970 –1990.

I = PAT
  Incremento consumo di energia CONTRIBUTO VARI FATTORI
Aumento popolazione Aumento PIL pro capite Cambiamento tecnologico
Nazioni meno sviluppate 6.7

(100%)

2.2

(32.8%)

3.0

(44.8%)

1.5

(22.4%)

Nazioni più sviluppate 2.1

(100%)

0.7

(33.3%)

2.0

(95.2%)

- 0.6

(- 28.6%)

I = HAT
  Incremento consumo di energia CONTRIBUTO VARI FATTORI
Aumento n.ro famiglie Aumento PIL per famiglia Cambiamento tecnologico
Nazioni meno sviluppate 6.7

(100%)

2.5

(37.3%)

2.7

(40.3%)

1.5

(22.4%)

Nazioni più sviluppate 2.1

(100%)

1.6

(76.2%)

1.1

(52.4%)

- 0.6

(- 28.6%)

Fonte: Adattamento da (6)

Utilizzare i due metodi fornisce risultati abbastanza simili per quanto riguarda le nazioni in via di sviluppo, mentre stravolge il quadro delle nazioni più sviluppate: i fattori demografici influirebbero per un terzo considerando la popolazione, per più di tre quarti (76.2%) osservando le famiglie. Probabilmente la realtà è posta da qualche parte tra i due modelli, e potrebbe essere approssimata meglio da una formula del tipo:

I = C1 + C2PAT + C3HAT.

Nella formula, "C1" rappresenterebbe i consumi di energia indipendenti da fattori demografici o economici, come gli usi militari, e "C2" e "C3" due pesi che mediano i risultati delle due aggregazioni. Da un punto di vista economico, I = PAT assume nulle le economie di scala familiari, mentre I = HAT le assume massime. Mediare le due posizioni potrebbe sicuramente portare a risultati più precisi.

In generale, la conclusione politica che si può trarre da questo confronto è che i comportamenti demografici influiscono notevolmente (anche se in misura incerta) sulle emissioni di anidride carbonica. Inoltre, non solo l’aumento di popolazione è importante, ma anche altre scelte, come per l’appunto quelle di pianificazione familiare, hanno un peso notevole sull’effetto serra che dovremo attenderci in futuro.

Conclusioni

Le analisi che sono state proposte in questo articolo sembrano confermare la presenza di un forte legame tra comportamenti demografici ed emissione di CO2. La prima conclusione che si può trarre è affermare la necessità di una politica integrata. Se si vuole affrontare in modo concreto il problema dell’effetto serra non si può prescindere da politiche che agiscano sulla popolazione. Queste non si riferiscono necessariamente al controllo delle nascite, ma possono essere di pianificazione familiare, di informazione, o anche strettamente economiche, per accelerare quel passaggio dalla povertà alla ricchezza (responsabile in parte della crescita demografica) di cui si era parlato nel secondo paragrafo. A guidare questo cammino dovrebbe essere una ricerca di sostenibilità ed equità nei confronti delle altre popolazioni, delle generazioni future e del pianeta stesso.

Bibliografia

  1. Le previsioni ONU 1997 sono disponibili presso il sito Internet http://www.stst.go.jp/161105.htm

  2. I dati sulla popolazione provengono dalla banca dati del Bureau of the Census (USA), disponibile via Internet: http://www.census.gov

  3. Le concentrazioni atmosferiche di CO2 misurate nell’osservatorio di Mauna Loa (Hawaii) sono reperibili presso il sito http://www.aoml.noaa.gov

  4. R. Engelman, "Profiles in carbon: an update on population, consumption and carbon dioxide emissions", Population Action International, Washington D.C., USA, 1998

  5. I dati riguardanti le emissioni di CO2 provengono dal software WEPS (World Energy Projection System), prodotto dall’ente governativo americano EIA (Energy Information Administration). Il programma è distribuito gratuitamente tramite http://www.eia.doe.gov

  6. P. J. Holdren, "Population and the energy problem", Population and Environment, Human Science Press, New York, USA, vol.13, num.3, 1991

  7. F. Landis MacKellar, Wolfgang Lutz, Christopher Prinz, Anne Goujon, "Population, Households, and CO2 emissions, da "Popolation and development review 21", n.4, dicembre 1995, pag. 859

* Alberto Vanolo è laureato in Economia ad indirizzo Ambientale presso l’Università degli Studi di Torino, e svolge attività di ricerca presso il Dipartimento Interateneo Territorio del Politecnico ed Università di Torino. Attualmente lavora al progetto SSSE (Schema di Sviluppo dello Spazio Europeo) promosso dalla Comunità Europea. Per contatti: vanvanolo@yahoo.com

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